Art people voices. Parola a Diego Bergamaschi

Torna la rubrica dedicata ai giovani collezionisti italiani. Stavolta la parola va a un amante dell’arte che spazia dagli autori ormai noti alle nuove leve della creatività. Senza smettere di guardare oltreconfine.

Diego Bergamaschi
Diego Bergamaschi

Vicepresidente degli Amici della GAMeC, Diego Bergamaschi (Bergamo, 1968) colleziona da quindici anni, da dieci in modo decisamente “appassionato e coinvolto”. L’anno scorso ha sfondato “il muro delle 100 opere”, facendosi assorbire dal mondo dell’arte in maniera progressivamente crescente ma riuscendo a mantenere un equilibrio tra famiglia, lavoro (in banca) e passione. “Ogni opera rappresenta una stagione della vita e della ricerca. Le foto di Luigi Ghirri prima, poi un lavoro di Ryan Gander che ha rappresentato il salto di qualità internazionale, poi ancora Rirkrit Tiravanija, uno dei primi acquisti impegnativi da un punto di vista economico”, racconta. “Tra gli ultimi, una griglia in bronzo di Jonathan Monk, il perfetto mix tra il collezionare giovani artisti concettuali e la sfida intellettuale che è spesso il motore del mio cercare”.

Hai qualche specifico indirizzo di ricerca?
Mi interessa più lo stimolo intellettuale e meno l’estetica. Sono arrivato addirittura ad acquisire un logo di Gintaras Didžiapetris, un file che posso riprodurre all’infinito a mio piacimento. Ultimamente però sono più attratto dalla materia e sto guardando al “nuovo materialismo” dei seppur diversi Michael E. Smith, Adriano Amaral, Mandla Reuter, Lena Henke, Daniel Turner e, in Italia, Giulia Cenci e Nicola Martini. Mi interessano anche il Sudamerica e l’Africa: non possiedo nessuna opera ma sto studiando.

57. Esposizione Internazionale d'Arte, Venezia 2017, Padiglione Italia, Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, photo credit altrospaziophotography.com
57. Esposizione Internazionale d’Arte, Venezia 2017, Padiglione Italia, Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, photo credit altrospaziophotography.com

Interessi recenti?
Gregor Schneider, Runo Lagomarsino, Flavio Favelli, Andrea Kvas e Nicola Martini mi piacciono molto. Di alcuni di loro ho preso dei lavori. Recentissimamente ho comprato un’opera di Elena Mazzi (ora esposta a Palazzo Fortuny in Intuition), una scultura di Giulia Cenci, una fotografia di Renato Leotta che oggi sta felicemente dietro alla griglia appesa di Jonathan Monk. Alla Biennale ho avuto tre conferme: Petrit Halilaj, Roberto Cuoghi e Anne Imhof. Sono ancora senza parole…

Come sono oggi le collezioni?
Il mercato è spaccato in due: da una parte le potenti collezioni internazionali, dove c’è anche molta finanza; dall’altra la ricerca più discreta, “al dettaglio”, delle collezioni europee, giovani collezionisti con un grado di preparazione che fa invidia a tanti addetti ai lavori.

Antonella Crippa

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #38

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Antonella Crippa
Antonella Crippa è una art advisor e vive e lavora a Milano. Da settembre 2017 è la curatrice responsabile della Collezione UBI BANCA. Si forma come storica dell’arte laureandosi in Conservazione dei beni culturali e diplomandosi alla Scuola di specializzazione in storia dell’arte all’Università statale di Milano. Per qualche anno è stata curatrice indipendente (tra gli altri progetti espositivi: 1999-2002, Da Cima a Fondo, Torre del Lebbroso, Aosta; 2004 On Air, Video in Onda dall’Italia, Galleria Civica di Monfalcone; 2007, In Cima alle Stelle, Forte di Bard). Dal novembre 2009 al luglio 2017 è stata responsabile del dipartimento di Art Advisory di Open Care, società della quale era membro del consiglio di amministrazione. Ha collaborato con la Commissione Europea come esperta valutatrice. Insegna “Comunicazione e valorizzazione delle collezioni museali” al postgraduate master Contemporary Art Markets della NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Giornalista pubblicista, in precedenza ha scritto per diverse testate; per Artribune si occupa di mercato dell’arte.