Mercato. I ragazzi del ’55

Non bisogna essere per forza morti o decrepiti per essere una star del mercato dell’arte. Crisi a parte. C’è stato un anno, infatti, anzi un triennio, che ha dato la luce ad artisti eccezionali che restano saldamente nella top 30 del rapporto Artprice. Ecco chi sono e perché sono là.

Rudolf Stingel, Untitled, 2012 – installation view at Palazzo Grassi, Venezia 2013 – photo Stefan Altenburger
Rudolf Stingel, Untitled, 2012 – installation view at Palazzo Grassi, Venezia 2013 – photo Stefan Altenburger

I FANTASTICI ANNI CINQUANTA
Non bisogna essere per forza morti o decrepiti per essere una star del mercato dell’arte. Crisi a parte. Ed ecco Thomas Schütte, nato nel 1954, testa a testa con il quasi coetaneo del ’55 Andreas Gursky nella classifica stilata dal rapporto Artprice nel 2015. Rispettivamente al 27esimo e al 26esimo posto, i due artisti, ancora nel fiore della loro produzione, sono tra i primi trenta insieme a nomi enormi quali Jean-Michel Basquiat e Keith Haring.
Un’annata clamorosa, quella dei “ragazzi del ’54-’55”, che vede fra i top artist la mitica Cindy Sherman (‘54), Jeff Koons (’55), Christopher Wool (‘55), Anish Kapoor (’54), fino ai più giovani di un anno Cady Noland e Rudolf Stingel, entrambi del 1956. Tutti alle vette del mercato internazionale, stando alla classifica.

TENDENZE FORTUNATE
Cos’è accaduto a questi ex ragazzi, oggi tutti sessantenni e provenienti da diverse parti del mondo, tanto da costruire un importante gruppo di artisti in grado, pur con produzioni dissimili, di costituire una fortunata infornata di storie di successo, raggiungendo milioni di dollari in asta? Cosa trasforma in soli vent’anni le quotazioni di un artista come Stingel da accessibili a irraggiungibili, come spiega Artprice? Ci sono innanzitutto ragioni di contenuto, e hanno a che vedere puramente con le tendenze.

Cindy Sherman, Untitled, 2016 - Metro Pictures, New York
Cindy Sherman, Untitled, 2016 – Metro Pictures, New York

PRIMA E DOPO LA CRISI
Koons a parte, l’estetica della crisi sembra aver riportato in auge fotografia e iperrealismo: una necessità quasi epidermica di un contatto con il reale. Nati negli anni del boom, questi artisti hanno inoltre potuto crescere e sperimentare in un ambiente prolifico, ricco di benessere, aperto alle nuove scoperte, lontano da forme autoimposte di restaurazione. La costruzione di una carriera, insieme ai compagni di strada critici, curatori, galleristi e all’affetto dei collezionisti e dei musei, ai budget importanti per le mostre, prima che dilagasse la crisi, ha fatto sì che questi nomi potessero diventare pian piano – anche in tempi così difficili – delle sicurezze in asta, senza troppo concedere al mercato.
Non è vero che le aste premiano unicamente un passato remoto, dunque. Ma la domanda da porsi è: cosa ci riserva il futuro?

Santa Nastro

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #30

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua 
inserzione sul prossimo Artribune

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.