A Torino Flashback Art Fair 2026 mette le opere alla prova del tempo
Dal 29 ottobre al 1° novembre 2026 Flashback Art Fair torna a Torino negli spazi di Flashback Habitat. Intitolata IN TIME, la quattordicesima edizione riunisce 35 gallerie e mette al centro il rapporto tra arte, tempo e collezionismo, con Paolo Nespoli autore dell’immagine guida
Per Alessandro Bulgini, Flashback non coincide soltanto con i giorni della fiera. È un dispositivo che mette in relazione la storia dell’arte e la vita, usando opere di epoche diverse per misurare il presente. Da questa premessa è partita a Torino la presentazione di IN TIME, quattordicesima edizione di Flashback Art Fair.
IN TIME. L’edizione 2026 di Flashback Art Fair
“Mettiamo continuamente a confronto la storia dell’arte e la vita, perché insieme formano quello che riteniamo un dispositivo. Lo utilizziamo come un’opportunità per partecipare alle sorti del mondo, come risorsa di restituzione”, ha spiegato Bulgini.
Il titolo rimanda al film di Andrew Niccol del 2011, dove il tempo ha sostituito il denaro: i ricchi lo accumulano, gli altri cercano di guadagnare le ore necessarie a sopravvivere. Flashback porta quel meccanismo dentro una fiera d’arte, dove il tempo produce valore in continuazione. Un’opera può attraversare cinque secoli, essere dimenticata, riapparire sul mercato e diventare improvvisamente necessaria.
Bulgini, direttore artistico di Flashback Habitat, insiste sul dispositivo; Ginevra Pucci e Stefania Poddighe, direttrici della manifestazione, continuano a chiamarlo fiera. Il mercato viene però inserito in un progetto più largo, fatto di mostre, attività durante tutto l’anno e memoria del luogo. La storia dell’arte non è trattata come un deposito dal quale prelevare opere prestigiose: diventa il materiale con cui leggere il presente. La fiera resta una fiera, con gallerie e vendite, ma cerca continuamente di uscire dal recinto che quella parola le assegna.

Ciò che resta fuori fuoco
Flashback nacque quattordici anni fa attorno all’arte antica, quando nelle fiere il contemporaneo occupava quasi tutto lo spazio visibile. “Ci siamo sempre occupati di quello che, agli occhi del mainstream, era meno figo”, ha ricordato Ginevra Pucci. La battuta funziona ancora perché spiega il criterio meglio di molte dichiarazioni programmatiche: tornare su ciò che il sistema ha smesso, almeno per un periodo, di guardare.
Le 35 gallerie annunciate non seguiranno una linea del tempo. Neo-Terrestre di Michele Zaza, dodici fotografie realizzate a Matera nel 1979, sarà accostato al Gufo in ceramica di Picasso, a un disegno di Klimt e al Martirio di San Sebastiano dipinto da Andrea Vaccaro nel 1640. La falce e martello di Franco Angeli incontrerà invece Anonymous di Sebastiaan Straatsma, con la maschera di Guy Fawkes ormai assorbita dalla cultura digitale.
Altri incontri passano dalla materia. In Spazio anche più che tempo di Carol Rama porta sulla tela camere d’aria; Lara Favaretto interviene con la lana su un dipinto trovato. Materiali riutilizzati cambiano significato senza cancellare ciò che erano.
Mettere insieme antico, moderno e contemporaneo non basta, da solo, a produrre un dialogo. Il percorso sarà interessante quando le opere non serviranno semplicemente a illustrare il titolo dell’edizione, ma conserveranno qualcosa di scomodo e non risolto. È lì che la formula di Flashback — l’arte è tutta contemporanea — dovrà essere verificata.

La Terra vista da Paolo Nespoli. L’immagine guida della fiera
L’immagine guida di IN TIME è stata affidata a Paolo Nespoli. La scelta è nata da un incontro estivo con l’astronauta, che ha raccontato cosa significa osservare la Terra dalla Stazione spaziale internazionale: a circa 28 mila chilometri orari, un’orbita dura poco più di novanta minuti. In quel tempo ristretto cambiano luce, stagioni e continenti. I confini politici, semplicemente, non si vedono. “Quando Paolo Nespoli ci ha raccontato di vedere la Terra senza confini, ci è sembrato perfetto per questa edizione. Abbiamo sempre cercato di relativizzare il tempo: per un’opera non conta soltanto l’epoca in cui è stata realizzata, ma la relazione con chi la guarda”, ha detto Pucci.
Nespoli sarà presente nella giornata inaugurale. Nella costruzione della fiera, il suo sguardo diventa anche quello dell’artista: appartiene al proprio tempo ma prova a osservarlo da una posizione che ne renda visibili le convenzioni. La metafora è limpida, forse persino troppo. Saranno le opere a stabilire se reggerà oltre l’immagine della Terra vista dall’alto.
Dentro l’ex brefotrofio diventato Flashback Habitat
Il 2026 sarà il quarto anno di Flashback Art Fair negli spazi di Flashback Habitat, il centro indipendente che occupa l’ex brefotrofio della Provincia di Torino ed è attivo durante tutto l’anno. Per la fiera non si tratta soltanto di una sede riconoscibile. L’edificio ha una storia che non può essere trattata come semplice scenografia: qui il passato è già nelle stanze, prima ancora che arrivino le gallerie. Pucci lo ha ammesso con una frase lontana dal linguaggio delle cartelle stampa: “Da quando siamo in questo luogo abbiamo una spinta più precisa, ma poi improvvisiamo continuamente per trovare delle soluzioni”. È una definizione utile anche per capire Flashback Habitat, dove la programmazione culturale e la fiera cercano un equilibrio che non è garantito in partenza.
Nell’ex istituto per l’infanzia e la maternità il passato non arriva soltanto dentro le casse delle gallerie. Appartiene all’edificio e alle persone che lo hanno attraversato. È questa presenza, più della semplice convivenza fra epoche artistiche, a distinguere Flashback da una fiera ospitata in un padiglione neutro.
Perché collezionare adesso. Il nuovo spazio dedicato al collezionismo
La novità più concreta annunciata durante la conferenza è uno spazio dedicato al collezionismo. Non servirà soltanto a chi compra già. Ricostruirà l’origine di questa pratica e proverà a parlare a chi considera il possesso di un’opera un’abitudine lontana, riservata a una minoranza molto ricca. “Parlare di collezionismo oggi deve avere un senso rispetto a ciò che accade nel mondo. Vogliamo avvicinare anche i giovani, perché non vedano il collezionare come qualcosa che appartiene soltanto a persone molto ricche”, ha annunciato Stefania Poddighe.
È il punto in cui una fiera non può nascondersi dietro la sola programmazione culturale: le opere vengono esposte anche per essere vendute. Flashback proverà a spiegare che cosa possa dare un’opera a chi la sceglie, oltre al suo eventuale valore economico. La domanda, ancora una volta, riguarda il tempo: quanto ne viene impiegato per comprarla e quanto gliene sarà dedicato dopo?
Il tentativo è interessante proprio perché non elimina l’ambiguità. Rendere il collezionismo più accessibile non significa cancellarne il costo, né fingere che l’acquisto sia l’unico modo per stabilire un rapporto con un’opera. Significa almeno portare quella scelta fuori dal linguaggio esclusivo dell’investimento.
Il tempo concesso alle opere
Flashback Art Fair aprirà con la preview di mercoledì 28 ottobre e sarà visitabile dal 29 ottobre al primo novembre 2026, dalle 11 alle 20, a Flashback Habitat in corso Giovanni Lanza 75. Il Public Program comprenderà mostre, installazioni, incontri, laboratori, visite e performance.
Date e programma esauriscono la cronaca della presentazione, non la questione sollevata dal titolo. Le opere non ricevono tutte lo stesso tempo. Alcune vengono conservate e studiate senza interruzione; altre spariscono; altre aspettano decenni prima che qualcuno torni a guardarle. Se tutta l’arte è contemporanea, lo è soprattutto quella alla quale il presente decide di concedere attenzione.
Antonino La Vela
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