Le 10 migliori opere viste a miart 2019

Torna anche quest’anno la lista delle opere che più ci hanno colpito tra gli stand della fiera milanese. Un mix di proposte che spaziano dalla fotografia alla ricerca sulla materia, chiamando in causa interlocutori nostrani e internazionali

1. ELISEO MATTIACCI ‒ GALLERIA POGGIALI

miart 2019, Galleria Poggiali, Eliseo Mattiacci, Colpo di Gong

La lista delle migliori opere viste a miart non può che aprirsi con il Colpo di Gong di Eliseo Mattiacci, imponente installazione presentata dalla galleria Poggiali e datata 1993. L’eccezionale dominio della materia da parte dell’artista risuona visivamente ‒ è il caso di dirlo ‒ tra gli affollati corridoi della kermesse milanese, evocando una “scuola” che ha fatto della essenzialità organica il suo marchio di riconoscimento.

2. UGO LA PIETRA ‒ CA’ DI FRA’

miart 2019, Galleria Ca’ Di Fra’, Ugo La Pietra, A+B

Si resta in ambito italiano con l’intervento di Ugo La Pietra esposto nello stand di Ca’ di Fra’. Emblema dello studio sul legame tra soggetto e ambiente, l’opera veicola un messaggio immediato, inserendolo in un contesto che, pur restando nell’ambito della bidimensionalità, sembra immergere lo sguardo in una sequenza infinita di piani prospettici.

3. URS LÜTHI ‒ OTTO GALLERY

miart 2019, Otto Gallery, Urs Luthi, Just another Story about Leaving

La Otto Gallery di Bologna ospita la riflessione sul tempo di Urs Lüthi, estrinsecata dall’artista attraverso un parallelismo con la polvere: la celebre sequenza di autoritratti che compone Just another story about leaving diventa metafora dello scorrere del tempo, una linea tesa fra un istante e l’altro, lungo un fil rouge universale che accomuna non solo gli esseri umani ma, come dice lo stesso Lüthi, la polvere, il cosmo, il micro e il macro

4. ULAY – RICHARD SALTOUN

miart 2019, Galleria Richard Saltoun, Ulay, White Mask

Si va oltremanica, ma si resta in tema di autoritratto, con White Mask, la meditazione visiva di Ulay sulla mutevolezza del corpo ‒ e dell’identità ‒ servendosi di un espediente semplice soltanto in apparenza: una maschera bianca, stesa sul volto a dissimularne e insieme confermare le sembianze. Un gesto ben radicato nella pratica performativa di Ulay, che ha fatto del proprio corpo un perenne terreno di indagine.

5. JANUARIO JANO – PRIMO MARELLA GALLERY

miart 2019, Galleria Marella, Januario Jano, Ilundo

Si resta in tema performativo con la selezione di sei fotografie che documentano Ilundo, l’azione firmata da Januario Jano, giovane artista angolano, classe 1979, presentato dalla galleria milanese. La performance associa all’idea di colonialismo la sottile fisicità di un laccio rosso: un filo apparentemente innocuo, capace però di avviluppare individui e tradizioni in un reticolo difficile da sbrogliare.

6. LATIFA ECHAKHCH ‒ KAUFMANN REPETTO

miart 2019, Kaufmann Gallery, Latifa Echakhch

Sono i resti di un’azione distruttiva i vetri sparsi sul pavimento dello stand di kaufmann repetto. A spezzare gli equilibri della materia è Latifa Echakhch, artista nata a El Khnansa nel 1974, che in Erratum offre una distesa di frammenti di vetro, un tempo bicchieri da tè della tradizione marocchina. L’opera si inscrive nell’indagine condotta dall’artista sui temi dell’identità e delle radici culturali, proprio a partire dalla sua terra d’origine.

7. IGOR ESKINJA ‒ FEDERICO LUGER GALLERY 

miart 2019, Galleria Luger, Eskinja, Panel Control

Insiste sul concetto di sottrazione il lavoro di Igor Eskinja esposto nel booth di Federico LugerPanel discussion toglie materia a un ambiente già di per sé ridotto al minimo, utilizzando una gamma cromatica che include gradazioni dal bianco al grigio e le sfumature del blu più profondo. Eppure la stanza appare satura, piena, assegnando al colore il dominio sulla forma.

8. ANDREA MASTROVITO – WILDE 

miart 2019, Galleria Wilde, Andrea Mastrovito, A brief history of 21st century according to the stuff on my desk

Con A brief history of 21st century according to the stuff on my deskAndrea Mastrovito sintetizza le istanze politiche e culturali alla base dell’epoca attuale. Un viaggio a due dimensioni tra i simboli di un passato recente e di una storia senza tempo, come testimoniato dal rimando all’Arte della guerra di Sun Tzu ma anche dalla copertina di Life del 30 aprile 1945 o dal conflitto cui inneggia Trump. Terreni scoscesi e instabili, che trovano un parallelismo nelle fiamme acuminate sopra le quali si libra il funambolo di Qu’est-ce que la vérité ?.

9. ELGER ESSER ‒ GALLERIA ALESSANDRA BONOMO

miart 2019, Galleria Alessandra Bonomo, Egler Esser

Non conosce filtri o ritocchi lo scatto di Elger Esser che ritrae il porto di Dieppe, in Francia. Risalente al 2008, l’opera anticipa le recenti sperimentazioni del fotografo sui propri lavori, consegnando all’occhio l’idea di una immagine rigorosa, libera da interventi in post produzione. Uno scorcio essenziale, fatto di linee e direttrici implacabilmente equilibrate.

10. WOLF VOSTELL – CARDI GALLERY 

miart 2019, Galleria Cardi, Wolf Vostell

Pur essendo datata 1973, la serie Calatayud di Wolf Vostell non perde la sua drammatica attualità, alzando il sipario sul tema della violenza, messa in scena tra le quinte di oggetti che si affrancano dalla semplice dimensione del quadro, trasformandosi in una sorta di diorami contemporanei. Attacchi nazisti, scorci di combattimenti in Vietnam e scene brutali emergono da un sipario sollevato ‒ o calato ‒ solo a metà, dando vita quasi a una sequenza narrativa che ricorda il cinema, un fotogramma dopo l’altro.

Evento correlato
Nome eventomiart 2019
Vernissage04/04/2019 ore 18 su invito
Duratadal 04/04/2019 al 07/04/2019
Generiarte contemporanea, fiera
Spazio espositivoFIERA MILANO CITY
IndirizzoViale Scarampo 20149 - Milano - Lombardia
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Arianna Testino
Arianna Testino è nata nel 1983. Ha studiato storia dell’arte medievale-moderna a Bologna e si è specializzata nelle arti contemporanee a Venezia. Appassionata di scrittura e curatela, è interessata all'approfondimento e all'ideazione di attività artistiche a carattere pubblico e sociale.