ARCOmadrid 2019. Report da una fiera super established

ARCOmadrid, alla scoperta del Perù tra poche novità sensazionali. Negli stand i maestri dell’arte contemporanea, spagnoli e internazionali (molti anche gli italiani), come forma di investimento sicuro

Claudia Martinez Garay - ARCOmadrid 2019
Claudia Martinez Garay - ARCOmadrid 2019

La trentottesima edizione di ARCOmadrid segna un ritorno alla calma sul versante della sperimentazione, senza particolari novità estetiche e formali. Tra gli stand di Ifema domina la pittura, molto colore, qualche installazione o scultura di piccolo o medio formato, poca fotografia e scarse opere in video; molti i materiali poveri, soprattutto stoffa e legno, ferro o terracotta, e frequenti gli assemblaggi a tecnica mista, che riducono sempre più ai generi tradizionali dell’arte.
Dopo la netta ripresa del mercato nella passata edizione, la sensazione è che la maggior parte, tra le 203 gallerie partecipanti, abbia scelto di puntare su nomi consolidati, pezzi d’arte domestica – se pur di alto o altissimo valore – evitando gli eccessi della sperimentazione o le stravaganze creative più difficili da piazzare sul mercato del collezionismo privato.

David Hockney - ARCOmadrid 2019
David Hockney – ARCOmadrid 2019

LARGO AI CLASSICI SPAGNOLI E INTERNAZIONALI

Grande star di quest’anno, l’artista catalano Jaume Plensa, presente in fiera non solo con uno dei 38 progetti speciali, ma con una serie di teste quasi tutte vendute. Tra gli stand ricorrono anche i nomi di Eduardo Chillida, Manolo Millares, Antonio Saura e Antoni Tàpies, artisti ormai considerati classici spagnoli della seconda metà del Novecento. Sul mercato non mancano anche i Mirò (bellissime le tre sculture in vendita nella galleria americana Edward Tyler Nahem), qualche disegno o stampa di Picasso e l’immancabile Barceló, con le sue grandi tele materiche. Ma tra i fuoriclasse internazionali, oltre a un Frank Stella imperdibile e all’ultima serie di dipinti fatti con iPad e iPod di David Hochney, è forse il bellissimo Sun-scape, piccolo olio su masonite del 1946 di Jackson Pollock, l’opera più cara a Madrid: in vendita per 2 milioni e 118mila euro nella medesima galleria newyorkese con le sculture di Mirò.
Tra gli italiani, c’è un inconfondibile specchio di Michelangelo Pistoletto del 2018 (da Giorgio Persano), ma anche opere di Vedova, Rondinone, Parmiggiani e una serie meravigliosa di foto di Luigi Ghirri, tra le quali gli interni dello studio di Aldo Rossi a Milano (galleria Mai 36 di Zurigo).

Perú - ARCOmadrid 2019
Perú – ARCOmadrid 2019

L’ARTE DEL PERÚ A BASE DI TESTI, TRAME E MATERIALITÀ

ARCOmadrid si è consolidata come vetrina dell’arte sudamericana e come porta di accesso all’Europa per gli artisti latinoamericani. Malgrado le poche gallerie provenienti da Lima (solo sette), il Perù, con i suoi 23 artisti selezionati da Sharon Lerner, è al centro della fiera con lo stand di 600 metri quadrati, architettonicamente distinto e ben connotato. Varie le linee tematiche e formali della ricerca artistica peruviana, molto legata al territorio per l’artigianalità delle proposte in tessile e argilla, con temi di connotazione storica, politica e sociale. Particolarmente toccante il progetto di Sandra Gamarra dal titolo Politica del Ossido: una serie di pitture, nella gamma dell’ossido di ferro, descrive, con un linguaggio artistico classico, quasi da pala di altare, i processi reali di unione genetica fra i conquistadores europei e le donne delle diverse etnie latinoamericane. Interessanti anche il collage murale in legno dipinto di Claudia Martínez Garay e l’installazione composta da 20 pezzi in metacrilato, creata con i disegni dei prigionieri di Gilda Mantilla & Raimond Chaves, le delicate mappe geologiche di Elena Damiani o i progetti utopici in ceramica e porcellana di Javier Bravo de Rueda.

Emiliano Maggi e Eva Juszkiewicz - ARCOmadrid 2019
Emiliano Maggi e Eva Juszkiewicz – ARCOmadrid 2019

STIMOLANTI DIALOGHI FRA GENERI E GENERAZIONI

Molte le gallerie che quest’anno a Madrid hanno puntato su un solo o al massimo due artisti. Interessati alcuni accoppiamenti della sezione Opening: come la doppia personale dello scultore Emiliano Maggi, che ricrea i gesti di mani e braccia in ceramica con i ritratti barocchi, senza volto, della pittrice polacca Eva Juszkiewicz (gallerie italiane Operativa e Rolando Anselmi). O la pittura dell’italiano Valerio Nicolai accostata alle sculture di Jason Gomez (gallerie Clima+Embajada). Nella sezione Dialogos il confronto diventa intergenerazionale, come nell’incontro fra la materialità dell’opera di Pedro Cabrita-Reis con i delicati ricami dell’anziana artista Ana Jotta, entrambi portoghesi (galleria Miguel Nabinho); o nella poetica simbologia femminile delle borse di sabbia di Liset Castillo abbinate alle foto dei culti sincretici cubani di Marta Maria Pérez. Nella sezione generale, infine, anche la romana Monitor propone una coppia ben assortita: le sculture monolitiche di Sergio Carronha insieme agli allusivi ma modernissimi dipinti classici su pietra o rame di Nicola Samorì.

IL SUCCESSO DELL’IMMAGINE REALE

Il re Felipe VI, in visita ufficiale ad Arco in compagnia del presidente del Perú, non è passato per lo stand di Ida Pisani dove campeggia il suo gigantesco e polemico ritratto firmato da Santiago Sierra ed Eugenio Merino. Lo scandalo mediatico del Ninot, il fantoccio da bruciare come performance artistica, sembra sopito e forse, involontariamente, ha pubblicizzato la vendita di un altro ritratto in chiave pop del monarca, opera del finlandese Riiko Sakkinen (che vive vicino a Toledo) esposta nella galleria Forsblom. Il re di Spagna è qui ironicamente inserito nella lista “dei re favoriti”, insieme tra gli altri ai re magi, al Re Leone, al Tirannosauro Rex, BB King e al Burger King. Dissacratorio sì, ma senza dubbio più divertente.

– Federica Lonati

www.arcomadrid.es

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.

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