Top & Flop: il meglio e il peggio dell’art week di Torino, intorno ad Artissima

Arriva come di consueto, l’attesissimo Top&Flop di Artribune. Ecco cosa ci ha convinto e che cosa buttiamo giù dalla torre nella settimana dell’arte torinese.

1. TOP – LA QUALITÀ GENERALE

Artissima 2018, Guido Costa. Ph. Irene Fanizza

Non ci si può lamentare: quest’anno la qualità generale delle fiere e delle mostre era molto alta. Ben curata e con tante opere di alto livello Artissima che festeggia così i suoi 25 anni seppur senza grandi rischi presi dai galleristi (poche le opere di grandi dimensioni), tante chicche e stand di livello da Flashback, bella atmosfera e scelte raffinate da Dama, impeccabile Flat, un buon miglioramento nella selezione di The Others: insomma il nostro pollice è in su. Lo stesso vale per le mostre, su tutte la personale di Nalini Malani al Castello di Rivoli (magari un pelo retorica, ma allestita molto bene), ma anche Petrit Halilaj da Merz, al quale dedichiamo la prossima scheda.

2. TOP – PETRIT HALILAJ ALLA FONDAZIONE MERZ

Petrit Halilaj. Shkrepëtima. Exhibition view at Fondazione Merz, Torino 2018. Photo Renato Ghiazza

Ultima tappa di un itinerario che ha coinvolto il Centro Culturale di Runik, in Kosovo, e il Zentrum Paul Klee di Berna, Shkrepëtima alla Fondazione Merz tira le somme dell’indagine avviata da Petrit Halilaj nella sua città natale, Runik, appunto. Tra detonazioni fragorose e afflati poetici, la mostra chiama in causa la memoria storica di un luogo e la sua identità, rintracciando nelle installazioni, nei video e nei disegni gli strumenti più adatti per narrare le vicende di un popolo sconquassato da una guerra recente, che tenta ricostruire il mosaico del proprio passato.

3. TOP – ARTISSIMA SOUND & KIDS

Artissima Sound, Christina Kubisch, ph Claudia Giraud

Ha messo davvero d’accordo tutti: stiamo parlando della sezione dedicata al suono. Artissima Sound che non poteva che figurare in un luogo ormai votato alla musica come le OGR che presentava inoltre anche la bella mostra di Mike Nelson. I 16 progetti monografici presentati da 14 gallerie e selezionati dai curatori Yann Chateigné Tytelman, curatore e critico d’arte a Berlino e professore associato di storia e teoria dell’arte di HEAD a Ginevra e Nicola Ricciardi, direttore artistico delle OGR si sono distinti per la qualità e la capacità di attrarre un pubblico anche generalista, grazie alla curiosità e alla diffusa componente interattiva e partecipativa. Divertimento garantito per tutte le generazioni, anche per i bimbi, grazie alla sezione Kids realizzata in collaborazione con Juventus che ha messo al centro i più piccini, spesso “vittime” delle fiere d’arte contemporanea.

4. TOP – PERFORMANCE MUSICALI

Artissima

Vivere il qui ed ora. Potrebbe essere questa la chiave di lettura che accomuna le due performance andate in scena durante i giorni di Artissima, tra gli eventi collaterali. Il tutto con un’intensità e un’organizzazione tali da meritarsi un posto tra i nostri Top. Stiamo parlando della trasformazione – alla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli – di una partitura originale di Giuseppe Chiari (La luce, 1966) nell’installazione audiovisiva Giuseppe Chiari. La Luce, da parte del centro di ricerca musicale fiorentino Tempo Reale, con il sostegno di Frittelli arte contemporanea di Firenze; e dell’esperienza immersiva U. di Cleo Fariselli con Patrizio Fariselli, nei fascinosi spazi dell’ex Cimitero San Pietro in Vincoli, con il sostegno, invece, della Collezione Giuseppe Iannaccone di Milano. Entrambe le esibizioni prevedevano un ristretto numero di partecipanti – 25 nel primo caso, e piccoli gruppi da 5 persone nel secondo – consentendo una dimensione intima, nell’ascolto del sé o dell’altra persona. Premesse mantenute e riuscite le performance: luce e suoni alternati a buio e silenzio nella rivisitazione dell’opera del compositore fiorentino, anche artista visivo (è stato uno dei principali esponenti del gruppo internazionale Fluxus in Italia); circolarità dei movimenti dei presenti nel toccare le sculture di Cleo Fariselli, in perfetta sincronia con i suoni free jazz emessi dal sassofono del padre, tra i fondatori del gruppo Area, una delle più importanti e sperimentali realtà musicali nata negli anni ’70.

5. TOP – EVVIVA IL PUBBLICO

Artissima 2018, ph. Irene Fanizza

Non si possono lamentare gli esponenti del settore pubblico: Artissima 2018 ha registrato quasi 55.000 presenze (contro le 52mila del 2017), Flashback 16.000 (nel 2017 erano 15mila), Paratissima 45.000 persone, quasi 17.000 alle OGR (contro le 10mila dello scorso anno), +30 % per The Others e Flat, per dire: in ogni caso le code si sono viste un po’ ovunque. Nonostante il maltempo la partecipazione agli eventi è stata entusiasta. Certo, se “qualcuno” non avesse ben pensato di calendarizzare e autorizzare la Maratona di Torino domenica 4 novembre, con conseguente blocco della città e disagi per tutti (e riduzione del servizio delle Free Art Shuttle, le navette pagate dalla Regione Piemonte!) forse il pubblico sarebbe aumentato ulteriormente. Si tratta peraltro di una seconda volta: vi ricordate della domenica ecologica promossa dal Comune nel 2017? E su questo punto, ovviamente, non possiamo fare altro che passare ai flop.

6. FLOP – ARTE ITALIANA GRANDE ASSENTE

Nalini Malani. La rivolta dei morti. Castello di Rivoli, 2018

Non ci riferiamo ovviamente alle fiere, tra i corridoi di artisti italiani bravi, giovani e midcareer ne abbiamo visti tanti. Avremmo voluto vederne di più anche nelle mostre istituzionali, nelle quali purtroppo l’arte italiana è stata rappresentata solamente da maestri scomparsi, dai Macchiaioli e Laura Grisi alla GAM, fino a Giorgio de Chirico al Castello di Rivoli. Nulla da eccepire sulla necessità di dedicare progetti a questi grandi artisti, ma nell’arco di queste importanti art week ci piacerebbe – senza nessun campanilismo di sorta – poter approfondire in una bella mostra curata anche il lavoro di bravi artisti italiani (come fu nel 2017 per Eugenio Tibaldi al Museo Ettore Fico), giovani o midcareer, scegliendo tra coloro che nelle gallerie o negli spazi indipendenti stanno portando avanti ricerche di qualità. 

7. FLOP – DE SCULPTURAE NATURA A PALAZZO MADAMA

De sculpturae natura a Palazzo Madama

Nonostante le attese fossero alte, delude, e molto, il focus dedicato da Palazzo Madama alla scultura contemporanea. De sculpturae natura, allestita nella Sala Senato, non regge il confronto con il poderoso ambiente che la accoglie, facendosi “divorare”, a livello visivo, dalla magnificenza del salone. Le opere di Luigi Mainolfi, Luisa Valentini, Maura Banfo e Paolo Grassino, disposte agli angoli della stanza e, nella maggior parte dei casi, protette da un’antiestetica cordicella [almeno durante la nostra visita la mattina di sabato 3 novembre, N.d.R.], non catturano lo sguardo, che scivola oltre e in alto, inseguendo le vertiginose altezze della sala. In particolare, Nido della Banfo e Fiati di Grassino si mescolano cromaticamente allo sfondo, esaurendo qualsiasi velleità di sorprendere, mentre Silontes di Mainolfi e Frame of Nature di Valentini rischiano di essere scambiati per meri componenti di arredo. Una lacuna nell’allestimento che ha influito negativamente, e tanto, sulle opere. Appello al Comune: mettete i direttori delle istituzioni in condizioni (economiche, soprattutto) di lavorare come sanno fare.

8. FLOP – TUTTO IN UNA MATTINATA

Marcin Dudek Akumulator, installation view, steel, wood, medical tape, mirror, neon light, paper, leather, silicon, cell phone,

Un esempio eloquente: la mattina del 31 ottobre aprivano, in preview, Flashback, Paratissima, Dama e pure le OGR. Ora, Torino e il suo sistema dell’arte sono diventati importanti anche grazie alla capacità di fare sistema. Non pretendiamo che sia ancora così, ma almeno un minimo di coordinamento… In alternativa, fornite agli addetti ai lavori il dono dell’ubiquità.

9. FLOP – UNA CITTÀ INTRISTITA

Torino

L’attuale amministrazione sta lavorando con un piglio critico rispetto al trentennio precedente, ed è sacrosanto. Però non basta dire il contrario di quel che si diceva prima. Non basta dire di no, per citare gli ultimi due esempi macroscopici, a Olimpiadi e Tav. Bisogna argomentare quei no, proporre progetti e narrazioni alternative, e soprattutto che abbiano una reale ricaduta sulla città. Altrimenti la città si incupisce, perde speranza e visione. Quest’anno la settimana dell’arte è andata bene. Ma il clima di mestizia è altrettanto palpabile, appena si spengono i riflettori. Luci che peraltro durano poche settimane, intorno a grandi eventi che sono l’esatto contrario di quel che propugna l’attuale Giunta. E allora perché, ad esempio, non favorire la distensione del calendario? Perché non mettersi intorno a un tavolo e capire se ha ancora senso che Artissima coincida con Club to Club, se eventi diffusi come Nesxt non possano andare ad arricchire la settimana del Salone del Libro? Intanto invitiamo la sindaca a recarsi a Porta Susa o a Porta Nuova la mattina: noterà che il numero di pendolari, soprattutto in direzione Milano, è pericolosamente aumentato. E una piccola dose di campanilismo non fa male per correggere la rotta.

10. FLOP – FONDAZIONE SANDRETTO

Fondazione Sandretto

Non saltate sulla sedia: uno dei flop della settimana parigina dell’arte era il Pompidou, quindi la compagnia non è delle peggiori. Però il discorso, mutatis mutandis, vale anche in questo caso. Ovvero: dalla più celebre collezionista italiana (campeggiava anche nei visual del concerto di Aphex Twin!) ci aspettiamo di più. Nulla da eccepire alle quattro mostre viste in Fondazione, ben pensate e curate, però per la prima settimana di novembre reclamiamo grandi progetti, che occupino per intero gli spazi di via Modane.

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