Arte Fiera Bologna. Qualche risposta sull’affaire del nuovo direttore

Fra post su Facebook, dichiarazioni incrociate, interviste parziali e dichiarazioni a mezza bocca, gli ultimi giorni sono stati una vera catastrofe comunicativa. L’intervista all’Assessore Matteo Lepore che ha chiarito le circostanze.

Bologna
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Parliamo di Bologna e della sua Arte Fiera, in particolare del futuro direttore. Nel provare a far suonare all’unisono le tante campane, abbiamo trovato nell’assessore Matteo Lepore, con deleghe a “Turismo e promozione della città, Cultura e Progetto nuove centralità culturali nelle periferie, Agenda digitale, Immaginazione civica (Urban Center, Programma PON Metro), Patrimonio, Sport, Rapporti con l’Università” l’interlocutore meglio disposto a fare chiarezza. A tutto campo.

Assessore, cerchiamo di ricostruire la dinamica dei fatti degli ultimi giorni. Tutto comincia, se ho bene inteso, venerdì scorso, quando Bologna Fiere presenta il proprio bilancio.
Io però non ero presente.

In buona sostanza, in quell’occasione – che era pubblica – è emerso il fatto che Angela Vettese non sarebbe più stata la direttrice di Arte Fiera.
Sì, questo risulta anche a me.

È stata una decisione tutta interna all’ente fiera, è corretto?
Esatto.

Il secondo fatto consiste in un post che Angela Vettese pubblica sulla sua pagina Facebook, in cui saluta e fa gli auguri a Lorenzo Balbi. Quindi aggiunge una seconda notizia.
Che però non è vera: Lorenzo Balbi non ha avuto alcun incarico dalla Fiera.

Però non negherà che Balbi ha fatto diverse riunioni con alcuni galleristi, ragionando sul futuro della fiera.
È vero. Balbi ha avuto mandato dal Comune di Bologna di avanzare una proposta progettuale per il rilancio di Arte Fiera. E per farlo ha naturalmente parlato con gli operatori del settore, per capire quali sono, dal loro punto di vista, i punti di forza e di debolezza della Fiera.

E queste riunioni non erano fatte in veste di futuro direttore?
No, al contrario. In quelle occasioni si sono anche sondati alcuni nomi, per capire se erano adatti al fine di non perdere alcune gallerie e riportarne in Fiera altre.

Dunque, Balbi, in quanto direttore del MAMbo, un legame con la Fiera già ce l’ha, coordinando e curando gli eventi del programma culturale cittadino Art City che si tiene in contemporanea. Ma nelle ultime settimane viene chiamato sia a elaborare una proposta progettuale, sia a ragionare su quale figura possa essere adatta a sviluppare quella stessa proposta in qualità di direttore di Arte Fiera. È corretto?
Non solo il nuovo direttore, ma anche un team da affiancargli. Quindi sì, ha avuto mandato di fare un’istruttoria in questo senso.

E qui nasce nuovamente il malinteso, immagino.
Esatto. Durante quelle riunioni, più di un gallerista ha invitato Lorenzo Balbi ad assumersi l’incarico di dirigere Arte Fiera. I giornalisti presenti possono averlo interpretato come un fatto acquisito.

Possiamo dire chiaramente che Balbi non sarà il nuovo direttore di Arte Fiera?
Lorenzo ha un contratto di esclusiva con Bologna Istituzione Musei, quindi non può rivestire quell’incarico. Questo è un fatto chiaro e netto.

Contratto in esclusiva significa che, nel caso in cui Balbi accettasse un eventuale incarico da parte di Bologna Fiere, dovrebbe lasciare la direzione del MAMbo?
Dovrebbe andare in aspettativa o, in alternativa, svolgere il ruolo di direttore a titolo gratuito.

In questo ipotetico caso, in quanto Comune accettereste il doppio incarico?
Come direttore della Fiera no, ma come curatore del progetto artistico… Noi abbiamo già una convenzione con la Fiera, in funzione della quale mettiamo a disposizione le nostre competenze – comprese quelle di Balbi – per organizzare Art City. Però abbiamo avanzato alla Fiera una proposta più articolata.

Ce ne può parlare?
È un progetto sull’arte contemporanea in città che si estende tutto l’anno e nel quale Arte Fiera è unodegli eventi.

Quali sono le caratteristiche del progetto?
In primo luogo il sostegno ai giovani artisti, e poi alcune cose piuttosto dirompenti…

Che immagino siano ancora riservate.
Al momento sono riservate perché sono oggetto di valutazione da parte della Fiera. Se accetterà, diventeranno il nuovo assetto di Arte Fiera, e anche una politica dell’arte contemporanea per la promozione della nostra città.

Quindi la Fiera stessa va rivoluzionata.
Deve cambiare il format stesso di Arte Fiera e al tempo stesso occorre costruire una serie di progetti che riposizionino la città nel quadro del sistema internazionale dell’arte contemporanea.

E se non funzionasse?
C’è il serio rischio che nel giro di 2-3 anni Arte Fiera chiuda.

Al netto del fatto che a Firenze non c’è una fiera d’arte contemporanea, mi pare che stiate tentando di emulare l’esempio fiorentino. Lorenzo Balbi avrà un ruolo simile a quello che sta svolgendo Sergio Risaliti?
Da quando mi sono insediato, sei mesi fa, ho chiesto al MAMbo e a Balbi esattamente questo: di assumersi il ruolo di leadership culturale sistemica sulla città. Chiaramente il fraintendimento è nato dal fatto che le notizie passate di bocca in bocca sono state interpretate in maniera tradizionale, mentre qui stiamo parlando di un progetto molto più vasto. Non è banalmente questione di diventare il direttore di una fiera.

Per un progetto del genere dovrete confrontarvi non solo con la Fiera, ma anche con quei soggetti privati che negli ultimi anni si sono dati un gran daffare a Bologna: penso al MAST, al Campus di Golinelli, alla Collezione Cirulli e magari pure a FICO…
Questi e altri soggetti hanno lavorato molto, e non soltanto nel campo dell’arte contemporanea. Però Bologna è la città delle Torri, dove ognuno tende a farsi i fatti propri. Noi vorremmo invece mettere in campo una politica culturale, che prima non esisteva, tale da portare tuttiavanti.

Insieme si vince?
Sì, altrimenti Arte Fiera e la città tutta difficilmente resisteranno nel medio periodo.

Anche perché non c’è soltanto Firenze a sud, ma anche una Milano in gran forma a nord.
Con Milano stiamo provando a stringere un’alleanza a livello fieristico.

Alt! Questa è una notizia…
Sarà una rivoluzione dal punto di vista industriale. Parlando d’arte, miart e Arte Fiera dovranno specializzarsi…

Mi sta dicendo che c’è il progetto di far diventare Arte Fiera una fiera d’arte prevalentemente moderna e miart prevalentemente contemporanea?
No, questo no perché noi non lo accetteremmo: il nostro progetto punta molto sul contemporaneo. Però bisogna tener conto del fatto che la maggior parte del fatturato di Bologna Fiere proviene dalle fiere realizzate all’estero.

E in questo senso Arte Fiera…
Il progetto che abbiamo proposto delinea un modello esportabile, come già avviene con Cosmoprof, ad esempio. Diventerebbe un vettore di internazionalizzazione dell’arte italiana moderna e contemporanea.

È una strada che si era già tentata.
C’era Shanghai Contemporary, è vero. Ma è fallita perché il format era datato.

Quindi in territorio straniero non ci sarebbe concorrenza con Milano?
Il rapporto sarà collaborativo, certo.

Quale sarà l’identità di questa eventuale futura Arte Fiera?
Arte Fiera non prende un euro di denaro pubblico, al contrario di altre fiere omologhe. È un evento puramente commerciale ed è giusto che sia così. Per rilanciarla intendiamo affiancargli un progetto culturale a livello cittadino. Ma bisogna fare di più: pensiamo a un modello di fiera più aggressivo, in grado di diversificarsi e internazionalizzarsi. Un progetto che sia insieme industriale e culturale.

In tutto questo, per tornare all’inizio della nostra conversazione, che ruolo avrebbe Balbi?
Un ruolo centrale dal punto di vista culturale e artistico, ma non basta. Ci vuole una figura che sia in grado di sviluppare la fiera industrialmente e internazionalmente. Sono mestieri diversi.

Quindi il direttore di Arte Fiera sarà una figura…
Manageriale.

Intanto però Arte Fiera 2019 è… domani!
La Fiera è già partita con la sua organizzazione, ormai ben rodata. L’Ente Fiera nominerà il prossimo direttore nel giro di poche settimane. Forse pochi giorni.

Bologna Fiere come ha reagito al vostro progetto di regia culturale cittadina?
Beh, se finora non ha nominato un direttore, è perché si è dimostrata molto interessata a rivoluzionare il format di Arte Fiera. Si sta lavorando per capire se il progetto è fattibile e saranno loro a sciogliere la riserva in tempi brevi. Noi abbiamo proposto un progetto coraggioso e pluriennale.

E la copertura economica?
Probabilmente il primo anno sarà ad investimento.

Il Comune investirà direttamente?
Non lo escludo, ma chiaramente non all’interno del sito fieristico. E non è detto che debbano essere per forza e tutti denari pubblici: in città ci sono molti soggetti privati che già stanno facendo molto per l’arte. Si tratta di metterli insieme, nel quadro di un progetto complessivo. In ogni caso, se fossero necessarie risorse pubbliche, non ci tireremo certamente indietro.

– Marco Enrico Giacomelli

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.