L’antiriciclaggio nel mondo dell’arte: Italia e Regno Unito a confronto

Con l’introduzione della 5a Direttiva Europea Antiriciclaggio, i Paesi dell’Unione e il Regno Unito intendono combattere il riciclaggio di denaro anche in ambito artistico. Ma come stanno andando effettivamente le cose, a quasi due anni di distanza, al di qua e al di là della Manica?

Photo © Joshua Hoehne via Unsplash
Photo © Joshua Hoehne via Unsplash

Nell’ultimo anno e mezzo, mentre il mondo è stato messo in stand-by, il mercato dell’arte pare essere stato esente da questo fenomeno, registrando vendite straordinarie nonostante la pandemia. Superata la recessione del 2020, il 2021 ha infatti segnato un anno di importante ripresa per il mercato. Tra vari esempi, la casa d’asta Phillips ha riportato, nella primavera di quest’anno, una crescita del 25% rispetto al 2019, per un valore totale di $ 542.7 milioni in vendite.
I dati sembrano dimostrare che il mercato sia ormai riuscito a riprendersi dagli effetti negativi della pandemia, tornando così ai suoi giorni gloriosi. Detto ciò, questo settore non risulta attraente solo agli amanti dell’arte, ma anche a criminali intenti a sfruttare le debolezze del sistema. Il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo sono fenomeni che ci circondano tutt’oggi. Uno studio condotto dall’azienda di consulenza Deloitte stima il valore in arte rubata annualmente tra 4 e 6 miliardi di dollari, fattore che, con ogni probabilità, viene sfruttato anche dai riciclatori di denaro.

ARTE E ANTIRICICLAGGIO

Dopo una lunga attesa, nell’aprile del 2018 è finalmente passata la 5a Direttiva Europea Antiriciclaggio (Direttiva EU 2015/849), legge che, per la prima volta, si rivolge direttamente all’industria dell’arte in qualità di settore regolato. Tra altri cambiamenti, il commercio d’arte è ora sottoposto alla direttiva qualora il valore dell’operazione, anche se frazionata o composta da varie operazioni collegate, sia pari o superiore a 10.000 euro. A oggi, la maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea e il Regno Unito hanno implementato la Direttiva all’interno delle proprie leggi nazionali, il che dovrebbe averla resa vincolante in via teorica. Ma a un anno e mezzo dalla data di implementazione, qual è effettivamente la situazione? Di seguito analizziamo i diversi approcci applicati rispettivamente dall’Italia e dal Regno Unito.

Ignorare l’esistenza del riciclaggio di denaro non è più accettabile, così come non è sufficiente approvare nuove direttive che lo combattono senza poi implementarle e rafforzare in modo coerente gli appositi meccanismi di controllo”.

L’Italia ha implementato la direttiva europea tramite il Decreto Legislativo n.125/2019, a ottobre 2019. La legge si applica dunque a tutti i “soggetti che svolgono attività di commercio di cose antiche e di opere d’arte, o che agiscono in qualità̀ di intermediari nel commercio delle medesime opere, anche quando tale attività̀ è effettuata da gallerie d’arte o case d’asta o all’interno di porti franchi”. Tuttavia, l’input offerto da mercanti d’arte e galleristi evidenzia che il governo sta a malapena imponendo ai partecipanti del mercato di aderire ai nuovi requisiti, tra i quali l’autovalutazione dei rischi AML e i controlli di due diligence. Inoltre, l’obbligo per le istituzioni d’arte di segnalare comportamenti sospetti alle autorità con lo scopo di combattere il riciclaggio di denaro non è stato comunicato in maniera adeguata dalle autorità regolatrici. In che modo possono gli investigatori riconoscere attività criminali se le istituzioni d’arte non conoscono a fondo il proprio obbligo di segnalarle? Da un lato, il mercato dell’arte è tenuto a conoscere la nuova legge e le sue implicazioni. Tuttavia, il mercato sarà sempre riluttante a soddisfare i requisiti legislativi salvo che il governo non eserciti maggiori controlli. Chi è quindi responsabile di assicurarsi che il mercato dell’arte aderisca alla nuova legislazione, se non è ancora stata designata un’autorità regolatrice che supervisioni il processo?

LA SITUAZIONE NEL REGNO UNITO

All’estremo opposto troviamo invece il Regno Unito, il quale ha implementato la 5a Direttiva Europea Antiriciclaggio con più rigidità rispetto al resto d’Europa. Le rinnovate leggi contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo sono state implementate il 10 gennaio 2020. Di conseguenza, coloro che operano nel mercato dell’arte sono ora considerati ‘soggetti obbligati’ e devono sottoporsi alle rigorose regolazioni contro il riciclaggio di denaro. Si può affermare che il Regno Unito abbia agito in maniera efficace nel contrastare il riciclaggio di denaro, costringendo ogni operatore del mercato dell’arte a registrarsi con l’autorità competente, la HMRC, entro giugno 2020. Per potersi registrare, tutte le clausole della 5a Direttiva dovevano essere soddisfatte, tra cui l’esecuzione delle politiche e delle procedure, e la nomina di un Ufficiale Preposto all’Antiriciclaggio di denaro (detto Money Laundering Reporting Officer). Inoltre, tutte le istituzioni partecipanti a fiere d’arte nel Regno Unito, o che possiedono un’entità commerciale nel Paese, devono rispettare e seguire rigorosamente le regolamentazioni locali. La mancata adesione alle leggi antiriciclaggio comporta sanzioni considerevoli, quali condanne a diversi anni di prigione, multe, e danni reputazionali. Il settore artistico nel Regno Unito ha accolto i cambiamenti e li ha implementati rapidamente, in gran parte grazie alla collaborazione delle autorità nell’ascoltare i bisogni del mercato, assicurando l’adozione costante delle direttive. Nonostante questo processo sia ancora in corso, si spera che il Regno Unito, il mercato d’arte più grande d’Europa, dimostri come l’introduzione e la pratica di regole e procedure funzionanti possano salvaguardare il mercato senza compromettere le singole compagnie nel settore artistico.

Chi è quindi responsabile di assicurarsi che il mercato dell’arte aderisca alla nuova legislazione, se non è ancora stata designata un’autorità regolatrice che supervisioni il processo?

Ciò non significa che il sistema britannico sia perfetto, tuttavia le procedure implementate da esso permettono ai partecipanti del mercato dell’arte di interagire in uno spazio sicuro e senza compromessi. Ignorare l’esistenza del riciclaggio di denaro non è più accettabile, così come non è sufficiente approvare nuove direttive che lo combattono senza poi implementarle e rafforzare in modo coerente gli appositi meccanismi di controllo. Questi cambiamenti non intendono nuocere all’industria dell’arte, bensì creare un meccanismo di supporto basato sulla trasparenza che impedisca, di conseguenza, ai partecipanti del mercato di diventare complici del riciclaggio o finanziamento del terrorismo a loro insaputa. Le leggi antiriciclaggio sono qui per rimanere, ed è una responsabilità del governo quella di educare il mercato affinché sia chiaro il loro scopo di proteggere i suoi partecipanti. La 5a Direttiva Europea Antiriciclaggio è solo l’inizio di un cambiamento globale nel regime legislativo, con l’adesione degli Stati Uniti prevista a breve. Dunque, né il governo, né le autorità regolatrici, né i commerci d’arte possono posticipare ancora a lungo l’implementazione della legislazione nazionale e l’essere conformi alla legge.

Paula Trommel

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Paula Trommel
Paula Trommel, vicedirettrice presso Corinth Consulting, possiede una combinazione unica di esperienze in ambito artistico, legislativo e normativo. Ha conseguito lauree in giurisprudenza in Germania e nel Regno Unito, per poi ottenere un Master (MA) in Art Management presso SDA Bocconi. Durante il suo lavoro presso l’autorità di regolamentazione finanziaria britannica (FCA) e il Fine Art Group, ha acquisito una vasta esperienza lavorativa a livello internazionale grazie al suo contributo nella progettazione e implementazione di programmi di antiriciclaggio. Inoltre, la sua competenza in ambito Compliance è arricchita dalla sua esperienza all’interno del dipartimento legale della casa d'aste Christie’s, dove ha lavorato a progetti in tutta Europa, mettendo a disposizione di svariati paesi e mercati le sue conoscenze ini campo legale e normativo, così come le sue competenze linguistiche.