Staging the Archive. 3 progetti nati da un corso universitario

Il corso che Emilia Giorgi ha tenuto all’interno del Master in Heritage Innovation all’Abadir Academy di Catania ragiona sulle molteplici accezioni del concetto di archivio. A partire dalla collezione privata come forma di ossessione personale, per arrivare ai fondi pubblici, storici e contemporanei. Obiettivi ed esiti del corso ce li racconta lei stessa insieme agli studenti.

In Italia esistono migliaia di archivi censiti e non, dall’accumulazione di oggetti alle immagini presenti nei nostri smartphone, dagli archivi istituzionali, costruiti scientificamente, ai magazzini ricolmi di materiali e documenti appartenuti a personaggi più o meno noti. Negli ultimi anni, gli archivi vengono interpretati da artisti, architetti, musicisti e curatori come sistemi attivi, per superare il concetto tradizionale di deposito inerte. Questo approccio ci dimostra che gli archivi possono essere “messi in scena” in maniera performativa e tornare a vivere.
Che cos’è un archivio? Cosa ci spinge a collezionare? Non è forse una forma di ossessione? Un modo di rappresentare se stessi, attraverso un sistema di oggetti, immagini o visioni. Una narrazione. Tutti noi componiamo archivi. Lo facciamo collezionando oggetti speciali. Ma anche semplici immagini, spesso per condividere esperienze.
Il corso ha avuto l’obiettivo di dare forma a un archivio immateriale, fatto di angoli sconosciuti, luoghi, elementi della città. Ecco che la collezione diventa un percorso a cielo aperto, un esercizio di osservazione urbana. Un archivio del proprio modo di leggere e vivere la città. Da condividere in un processo collettivo. L’obiettivo è lavorare sul concetto stesso di archivio e collezione, nel suo senso più ampio, anche come forma di osservazione dei paesaggi materiali e immateriali in cui ci muoviamo. L’idea è quella di costruire, in forma individuale e poi in piccoli gruppi, un archivio di luoghi, una “guida sentimentale” della città di Catania, attraverso una collezione di sguardi e visioni. Così l’archivio prende vita e diventa esplorazione.
Al termine del corso, ogni gruppo di studenti e studentesse ha progettato una propria guida immateriale alla città, fatta di tappe e approdi costituiti dai siti che ha ritenuto più interessanti. Un percorso fatto di piccole storie o visioni, che è stato messo in scena attraverso momenti performativi e piattaforme digitali.  L’archivio è così una forma di narrazione urbana.

– Emilia Giorgi

www.heritageinnovation.it

1. C-SIDE – GIUSEPPE FRAGAPANE, BEATRICE PELAGATTI, ROSARIO SORBELLO

Staging the Archive. Abadir Academy, Catania 2021. Progetto C side, Traccia 3 Bellezza e decadenza

C-SIDE è un invito a immaginare la città di Catania come il lato B di un disco. È la narrazione di un archivio di luoghi “inosservati” disseminati dentro il perimetro cittadino, raccontati attraverso l’uso di partiture urbane. Servirsi del suono per costruire spazi, per espandere la dimensione del luogo in cui ci si trova, per muoversi verso paesaggi definiti dal rapporto tra la riconoscibilità geografica e la nostra capacità creativa.
L’esito di questa ricerca si compone di 11 tracce, ognuna di esse cattura aspetti, luoghi e narrazioni differenti che diventano un racconto corale dello spazio urbano. Il suono viene qui inteso come una mappa sensibile agli spostamenti di chi lo attraversa, suoni diversi a seconda dell’area geografica in cui ci si trova, in cui l’ascoltatore definisce lo spazio evocandolo attraverso la relazione tra se stesso e le informazioni reperite dal paesaggio sonoro.
Ciascuna traccia è caratterizzata da un titolo, da un’immagine evocativa di un dettaglio che cattura l’essenza del luogo, dalla musica, in sottofondo, che avvolge il soundscape come una cornice e dalla narrazione vocale di chi quel luogo lo vive e lo abita quotidianamente, per conferirgli autenticità. Ampliare l’esperienza percettiva dello spazio è stato lo scopo di questa archiviazione sonora per le strade di Catania.

https://soundcloud.com/catania-c-side/tracks

2. CATANIA MAVARA – UNOSEI_SEINOVE

Staging the Archive. Abadir Academy, Catania 2021. Progetto Catania Mavara

La ricerca d’archivio del gruppo di studenti unosei_seinove parte dall’eruzione avvenuta nel 1669 che ha stravolto l’anima di Catania, determinandone l’attuale aspetto geologico. L’autenticità dei luoghi è il filo conduttore della mappa creata per il corso, che parla di luoghi e sentimenti.
unosei_seinove ha scelto di abbinare ogni luogo a una parola del dialetto catanese, una parola in grado di restituire immediatamente una prima sensazione scomposta di quanto è stato mappato. Il risultato è una mappa viva, che da un luogo o da un sentimento può far imboccare strade e percorsi imprevisti, non indicati. È una traccia che vuole ispirare, ma che non guida.
Vogliamo siano le singole parole a suggerire e far vivere alle persone il percorso. L’archivio diviene per noi una raccolta di luoghi, messo in scena in modo semplice, fruibile e sincero, che lascia spazio alle diverse narrazioni che possono nascere dalla sensibilità e dall’interesse individuale di ognuno”.

3. SOTTERRANEI – FEDERICO GUARNACCIA, SILVIA ORMANNI, MARA RUSSO, NICHOLAS SABENA

Staging the Archive. Abadir Academy, Catania 2021. Progetto Sotterranei, Veduta aerea del Cimitero Monumentale di Catania realizzata con l’utilizzo di un drone

L’obiettivo del progetto è quello di raccontare Catania attraverso uno dei luoghi che, tra intimità e folklore, più la rappresentano: il Cimitero Monumentale, con i suoi dettagli in grado di narrare la città in spazi e tempi differenti. Custode di storie e identità passate, esso racconta le vicende dei suoi abitanti, attraverso gli oggetti riposti con attenzione dai parenti nelle tombe dei defunti: l’architettura mortuaria come azione di curatela. Questi cimeli, parte integrante dei monumenti funebri che saranno la vera guida dell’itinerario, vanno oltre la storia del singolo defunto: rivelano una Catania eterna, immortalata dagli avvenimenti, a volte tragici, delle persone che ancora vi abitano.
Esplorare il cimitero è come scoprire un quartiere dentro al quartiere: vi si possono trovare vie e fermate dell’autobus, degrado e bellezza, vedute suggestive e particolari caratterizzanti.
La scelta è ricaduta su questo luogo per l’importanza che viene attribuita al culto dei morti nel territorio del Sud Italia. Archiviare queste immagini è un modo per sottolineare il legame tra la Catania che fu e quella che è, tra vivi e defunti: entrambi testimoni della stessa realtà. I simboli all’interno delle tombe sono interpretabili come geroglifici sociali: riferimenti intimi, a prima vista banali, che possono raccontare delle storie e stabilire analogie immaginifiche tra i sotterranei e la Catania Manifesta.

https://sotterraneict.cargo.site/

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Emilia Giorgi
Emilia Giorgi (Roma, 1977) è critica e curatrice di arti visive e architettura contemporanee. Dal 2002 al 2009 collabora con il MiBACT, tra le altre attività alla definizione del programma culturale del museo MAXXI di Roma, dove poi lavora dal 2010 al 2012. Come curatrice indipendente ha collaborato tra gli altri con La Triennale di Milano, la Fondazione Feltrinelli, il Centro Pecci di Prato, l’Istituto Centrale per la Grafica, la Fondazione VOLUME!, la Fondazione Pastificio Cerere (Roma). Nel 2015 cura la sezione Cut and Paste del Padiglione Italiano (diretto da Cino Zucchi) della Biennale di Architettura di Venezia. Autrice di numerosi saggi e pubblicazioni, scrive per le principali testate italiane, come Il Manifesto, Artribune, Flash Art, Domus, Abitare, Icon Design. Il suo libro più recente è "Giorni come stanze. Riappropriarsi della città" (Libria, 2020). Fa parte del direttivo dell’IN/ARCH Lazio.