Il futuro dell’alta formazione artistica. Lettera aperta di Antonio Bisaccia alla Ministra Messa

La lettera aperta del Presidente della Conferenza nazionale dei Direttori delle Accademie di Belle Arti e dell’Accademia nazionale di Arte Drammatica alla neo Ministra Messa

Il Governo Draghi, via Creative Commons
Il Governo Draghi, via Creative Commons

In occasione dell’Inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, avvenuto il 7 marzo 2020, è intervenuta la neo Ministra del MUR, Prof. Maria Cristina Messa, su argomenti riguardanti il futuro dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica. Antonio Bisaccia, in qualità di Presidente della Conferenza nazionale dei Direttori delle Accademie di Belle Arti e dell’Accademia nazionale di Arte Drammatica, risponde con una lettera aperta che illustra le prospettive in itinere.

L'Accademia Albertina di Torino
L’Accademia Albertina di Torino

LA LETTERA APERTA DI ANTONIO BISACCIA

Illustrissima Ministra Messa, Juan Carlo De Martin – nel suo Università futura. Tra democrazia e bit – ha scritto che la formazione terziaria “deve riuscire ad attenuare i muri che separano le discipline per permettere una comprensione ampia del mondo”. E per far questo auspicava un impegno forte nell’attuazione della sintesi necessaria per muoversi in un mondo molto articolato e in costante transizione che deve affrontare cinque sfide: ambientale, tecnologica, economica, geopolitica e democratica. Abbiamo apprezzato, Ministra Messa, le sue parole sull’Afam espresse domenica 7 marzo in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Accademico presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, sotto l’egida della Presidente Paola Gribaudo e del Direttore Edoardo di Mauro, all’interno della quale sono stati conferiti – nella Sala Azzurra dell’Accademia –  tre diplomi Honoris Causa a tre grandi personalità nel campo del teatro, del cinema e dell’arte contemporanea: il maestro Pietro Carriglio, la giornalista Laura Delli Colli e l’artista Alfredo Jaar (“laudatio”, rispettivamente, di Gabriele Romeo, Salvo Bitonti, Antonello Tolve).

MESSA: NECESSARIA LA MULTIDISCIPLINARIETÀ

Molto importante il suo richiamo alla necessaria multidisciplinarietà, che dovrebbe in generale coniugare cultura scientifica e cultura umanistica in una sorta – a nostro parere – di universo “Steamm” (scienza, tecnologia, ingegneria, arte, musica e matematica) più che “Stem”. Il settore che riguarda la filiera della formazione artistica e musicale di livello universitario ha sofferto per anni di una sorta di disattenzione strutturale, soprattutto politica, con la centrale caratteristica della coazione a ripetere (gli errori). Questo disvalore aggiunto si è finalmente interrotto con l’inizio delle azioni concrete messe in campo dell’ex Ministro Manfredi. Un inizio che ha trovato, come lei stessa ha ribadito, uno dei suoi perni operativi efficaci nell’ultima Legge di Bilancio. L’inizio, in ogni campo del sapere come dell’economia, è sempre una lunga e difficile torsione dialettica con gli obiettivi da raggiungere. Più si riesce a incrociarne lo sguardo operativo e più esso assume lo statuto della durata. E l’Afam ha bisogno del magistero della durata più di qualsiasi altra cosa. Dall’inizio fino all’inizio, con continuità circolare.

L’ALLINEAMENTO NECESSARIO ALL’UNIVERSITÀ

È  questo il segreto della prima missione legata alla didattica, della seconda missione annessa alla ricerca – nel nostro caso col doppio snodo artistico e scientifico – e della terza missione aderente al trasferimento della conoscenza nel tessuto della comunità. Questo è uno dei motivi per cui bisogna mantenere alto il livello di attenzione e la delicatezza estrema con cui curare l’Alta Formazione, Artistica, Musicale e Coreutica italiana. La prima risposta anticorpale positiva, con cui ha reagito il settore alle prime cure dell’ex ministro, è il segno che l’organismo dell’Afam è finalmente uscito dal tormento di un precipitato che aveva consegnato queste istituzioni nell’area della rassegnazione e dell’oblio: sicuri che nulla e nessuno potesse più intervenire per strappare queste storiche istituzioni all’irrilevanza, relativamente agli interventi, decretata almeno da un quarto di secolo. Molto calzante, Ministra Messa, il ritmo delle sue sottolineature incisivamente programmatiche, come “l’importanza dell’interazione tra creatività, sapere e saper fare, e l’importanza della bellezza che salverà il mondo”, citando in modo pertinente L’idiota di Dostoevskij. In effetti, sintomi di questa salvezza diacronica risiedono nel “patrimonio culturale materiale e immateriale dell’Italia” che ha citato e che ha necessità di continuare ad essere alimentato, progettato e prodotto. Ecco perché il suo riferimento “…all’Afam che deve cercare di allinearsi a tutto quello che facciamo per le università (…) e cercare di correre sullo stesso piano adottando le misure che rendono più efficace questa corsa” è un importantissimo indizio di come sia necessario investire in ricerca in queste istituzioni che restituiscono l’immagine del nostro Paese nel mondo. Un primo fondamentale passo è stato fatto consentendo alle Afam di poter partecipare ai Prin, ma è necessario costruire un sistema organico che consenta loro di con-correre ad armi pari sotto ogni profilo della ricerca.

L'artista Alfredo Jaar durante il suo intervento a Camposud. Foto di Francesco Deplano
L’artista Alfredo Jaar durante il suo intervento a Camposud. Foto di Francesco Deplano

INTERVENTI DA FARE E ALTRI DA COMPLETARE

L’elenco delle azioni da curare è articolato. A cominciare dai diversi dispositivi che sono in itinere, e che hanno necessità di concludere il loro iter già iniziato, per continuare con altre linee progettuali essenziali che sono da istruire e definire. Bisogna attuare il tema dell’ampliamento dell’organico previsto dalle misure presenti nell’ultima legge di bilancio e concludere, finalmente, la fase del passaggio dalla seconda fascia della docenza alla prima. Occorre bandire, con urgenza, le graduatorie nazionali previste nella legge 5 marzo 2020 n.12 – la cosiddetta “205 bis”– in modo da arrivare pronti all’inizio del prossimo anno accademico con le cattedre coperte.  C’è necessità di prevedere finanziamenti congrui per l’edilizia, al fine di garantire la necessaria sicurezza, in particolar modo nell’era Covid-19, poiché negli attuali spazi in uso si riduce giocoforza la capacità di contenimento degli studenti. A tal scopo, già nel brevissimo termine, sarebbe importante soddisfare intanto quelle istituzioni rimaste fuori dal finanziamento riguardante l’edilizia, ma comunque presenti in graduatoria, per gli interventi relativi al “programma di tipo A”, ex DM n.1146 del 2019. Il diritto allo studio, soprattutto nei laboratori, è collegato col diritto alla sicurezza. E per un uso ottimale dei laboratori è, inoltre, importante prevedere, in sede di contrattazione del CCNL, la presenza delle nuove figure professionali di accompagnatore al pianoforte e tecnico di laboratorio il cui finanziamento è stato già ampiamente stanziato in finanziaria.  È  necessario normare, attraverso un regolamento, i dottorati di ricerca Afam tanto attesi dal settore e soprattutto dai giovani. Nell’ottica della “lotteria genetica” che conduce alla competizione è comunque fondamentale prevedere un “FFO” adeguato per le istituzioni in parola per consentirne la crescita. Altro atavico tabù da abbattere è il rapporto d’impiego contrattualizzato dei docenti Afam che non può essere, per via amministrativa, assimilato a quello decontrattualizzato dei docenti universitari (personale in regime di natura pubblicistica). È indispensabile completare anche il processo di statizzazione nel rispetto del cronoprogramma definito dalla normativa. È , inoltre, dirimente attivare al più presto le procedure per la ricostituzione del Consiglio nazionale Afam (CNAM), il cui decreto è stato firmato da poco. Altro tema strategico, come dicevamo sopra, è quello della ricerca nelle Afam, prevedendo un sistema normativo che dia la possibilità a queste istituzioni di poter sviluppare ricerca nel campo delle arti e della musica, sia da un punto di vista storico-scientifico che artistico tout-court.

IL TAVOLO PERMANENTE AFAM

È cruciale, inoltre, emanare il nuovo d.P.R. sul reclutamento, su cui ha lavorato – come da lei giustamente ricordato nel suo intervento – il “Tavolo Permanente Afam” (importante che abbia sottolineato la necessità di riattivare presto il tavolo), che prevede non solo la novità dell’abilitazione artistica nazionale, ma anche la figura dei ricercatori, gli assegnisti di ricerca, nuove modalità per la materia dei trasferimenti e altre importanti innovazioni non più differibili. Così come è fondamentale emanare il nuovo d.P.R. sulla governance (modifica del d.P.R. 132/2003). Anche questo è quasi pronto e dovrebbe servire – tra le altre cose – a correggere la stanzialità del dualismo imperfetto tra direttore e presidente. Il tavolo permanente ha lavorato anche all’elaborazione di un documento per la programmazione, la valutazione e l’edilizia che dev’essere al più presto trasformato in articolato per un d.P.R. che si attende da più di vent’anni e che rappresenterà la “carta fondamentale” dell’Afam.  Come fondamentale sarebbe consentire la formazione di veri e propri “politecnici delle arti”, peraltro previsti dalla legge madre (508/99), sulla base di equilibri territoriali. Importante, infine, favorire lo sviluppo ulteriore dell’internazionalizzazione. Dopo questa manutenzione necessaria nell’immediato, sarebbe fondamentale mettere mano a una riforma di radicale valorizzazione dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, in piena analogia con i principi di autonomia del sistema universitario e la ricerca. E questo, magari, a partire dall’idea della “legge delega” per le Afam, già collegata alla legge di bilancio 2021, o ad altro dispositivo normativo che finalmente riordini definitivamente il sistema in modo concreto, considerando il fatto che le istituzioni Afam sono considerate – all’estero molto più che in Italia – un brand caratterizzante del nostro Paese. Che cosa sia arte nessuno lo sa, essa è fragile ma con un destino di potenza. Questa sorta di marchio a fuoco, che mette dentro la stessa sfera fragilità e potenza, è più di una mera dichiarazione di identità sommaria. È  uno strumento di sviluppo che modula lo sguardo della storia nell’ottica del contemporaneo, con un linguaggio che rappresenta non solo l’epitome della stessa multidisciplinarietà ma anche la pertinenza strutturata della visione fisica del futuro: desideroso di costruzione accurata, contaminazione culturale ineludibile e narrazione crossmediale.

Antonio Bisaccia

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Antonio Bisaccia
Antonio Bisaccia è titolare della cattedra di prima fascia di “Teorie e metodo dei Mass-Media” presso l’Accademia Albertina di Torino. Collaboratore di riviste e quotidiani, tra i suoi libri ricordiamo "Alexandre Alexeieff: il cinema d’incisione", Book Editore, CastelMaggiore (Bo), 1993; "Effetto Snow. Teoria e prassi della comunicazione artistica in Michael Snow", Costa & Nolan, Genova, 1995 (Premio nazionale Filmcritica-Umberto Barbaro 1996); "Punctum fluens: comunicazione estetica tra cinema e arte d’avanguardia", Meltemi, 2017. Dirige la rivista “Parol- Quaderni d’Arte e di Epistemologia”, edita da Mimesis. Attualmente è Presidente della Conferenza Nazionale dei Direttori delle Accademie di Belle Arti italiane e Direttore dell’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari.