Come coinvolgere i piccoli visitatori di un museo nella visita a una straordinaria collezione permanente? Facendo scrivere loro didascalie alternative. Un progetto sviluppato alla Galleria dell’Accademia di Firenze. Ecco i metodi e gli interessanti risultati.

In generale, nei musei, la comunicazione pensata appositamente per i bambini è assente. La causa risiede probabilmente nel comprensibile timore di riempire lo spazio espositivo con testi scritti, in specie quando si ha a che fare con una serie di oggetti collocati all’interno di vetrine, ma soprattutto nella convinzione che il pubblico infantile nei musei sia in gran parte legato a visite organizzate.
Ecco perché questo lavoro vuole tentare di risolvere questo quesito e proporre un’idea di comunicazione, dedicata proprio al piccolo pubblico.

LE COORDINATE DEL PROGETTO

Il progetto di didascalie partecipate Parteciparte è stato pensato come attività di didattica per i bambini dai 6 ai 12 anni all’interno della Galleria dell’Accademia di Firenze, ed è stato realizzato dal 14 al 28 febbraio 2018. L’idea è di esporre una doppia didascalia vicino alle opere della galleria: quella ufficiale, scritta dai curatori, e quella scritta da un bambino.
Con il termine ‘partecipate’ si vuole promuovere un’azione di coinvolgimento diretto del pubblico, che da semplice visitatore diventa osservatore attento, attribuendo un’interpretazione personale alle opere, seguendo alcune suggestioni offerte dai questionari.
Trovano così spazio le idee di valorizzazione del patrimonio culturale e di educazione e didattica, capisaldi delle istituzioni museali: ciò significa soffermarsi sulla questione della conoscibilità del patrimonio culturale e su una valenza educativa di una didattica che stimoli a osservare e quindi a pensare, a sperimentare, a confrontare e immaginare, sviluppando la creatività.

Parteciparte. Questionario2
Parteciparte. Questionario2

LA METODOLOGIA

Ai piccoli visitatori, è stato distribuito un opuscolo (in lingua italiana, inglese o spagnola) su cui erano rappresentate alcune opere presenti all’interno del museo e accompagnate da una precisa domanda, a cui i bambini sono stati chiamati a rispondere tramite un’opinione o un’interpretazione dell’opera suggerita.
Le opere sono state scelte in base alla loro capacità di dialogare con il visitatore, alla loro collocazione all’interno della galleria e in base al legame che esse hanno con il territorio.
Dal momento che la collezione della Galleria dell’Accademia è incentrata su opere databili dal XIII al XIX secolo, era fondamentale riuscire a selezionare delle opere che potessero stimolare la fantasia dei visitatori, dato che ogni opera rappresenta già un’azione precisa che lascia poco spazio a una personale interpretazione.
Le sette opere scelte hanno un forte legame con il territorio di Firenze o con la storia del museo, questo per inculcare quel senso di affiliazione al patrimonio culturale del proprio territorio che sfocia poi nella tutela.
Considerando i destinatari del progetto, le domande sono state formulate in maniera semplice e diretta, puntando a un commento personale capace di attivare suggestioni e fantasia nei bambini.
I questionari sono stati distribuiti all’ingresso del museo, selezionando come target di riferimento le famiglie con bambini. Sono state volontariamente escluse le scuole, a causa dei tempi troppo ristretti che hanno a disposizione per la visita del museo.
L’approccio ha previsto una breve spiegazione del progetto e le istruzioni sulla compilazione e la riconsegna del questionario.
La maggior parte dei bambini ha subito intrapreso con entusiasmo la ricerca delle opere, in una sorta di caccia al tesoro e, coadiuvati dai genitori, giravano all’interno delle sale del museo, curiosi su dove sarebbe stato il prossimo quadro da commentare.

Parteciparte. Risposta Cassone Adimari
Parteciparte. Risposta Cassone Adimari

I RISULTATI

Una volta raccolti i questionari, il successivo passo è stato quello di analizzare le risposte date e di selezionare le interpretazioni più originali e simpatiche, per essere successivamente affiancate alle didascalie ufficiali delle opere presenti in galleria o pubblicate sul sito internet del museo.
Dall’osservazione dei bambini, mentre erano intenti a compilare i questionari e dalle risposte fornite, sono emersi diversi elementi che è interessante analizzare. In primo luogo, l’approccio alle domande da parte dei visitatori. Dopo un iniziale timore, quasi tutti hanno accolto positivamente l’iniziativa; la maggior parte dei questionari riconsegnati era compilata per intero.
È interessante collegare questo aspetto al concetto di edutainment, vale a dire la forma di intrattenimento educativo, finalizzata sia a educare che a divertire. I destinatari del progetto, impegnati nel rispondere alle domande relative alle opere, attivavano dei meccanismi cognitivi e metacognitivi, propri dell’apprendere, e allo stesso tempo, erano curiosi nel ricercare, tramite il gioco, l’opera da analizzare. In questo modo l’osservazione all’opera è stata resa attiva, stimolando immaginazione, creatività e senso critico.
Non va inoltre sottovalutato l’aiuto che i genitori o altri familiari hanno fornito ai bambini nella ricerca delle opere e nella compilazione delle risposte, andando a creare così un momento di condivisione e socializzazione più pieno.
Una piccola percentuale di questionari non è stata riconsegnata oppure è stata restituita incompleta. Tra i motivi che hanno portato a questa scelta, possiamo ipotizzare il poco interesse nei confronti dell’attività, la scelta delle opere troppo poco “dialoganti” e il così detto museum fatigue, dovuto magari a una difficoltà di orientamento all’interno del museo o alle difficoltà riscontrate nel ricercare le opere nelle varie sale della galleria o alla confusione dovuta al flusso turistico ordinario presente nel museo.
Un secondo elemento da considerare, e forse il più importante, sono proprio le risposte che sono emerse dai questionari. Qui entra in gioco il concetto di creatività, che si fonda sul fare come momento di conoscenza. I bambini, osservando da vicino le opere e interpretandole, hanno attivato dei processi operativi-creativi che li ha portati a prendere coscienza dell’opera d’arte e quindi anche del patrimonio culturale.
Altro elemento riscontrato nelle risposte è la memoria, che ha un ruolo centrale nel processo di apprendimento, sia durante l’elaborazione dell’informazione e sia nel momento della sua restituzione. Molte risposte sono state influenzate dalle conoscenze e dal bagaglio implicito di esperienze pregresse che ogni bambino portava con sé. Per fare un esempio, possiamo citare la risposta data all’opera San Zanobi resuscita un bambino di Ridolfo del Ghirlandaio, in cui è rappresentato un gruppo di persone attorno a un bambino deceduto, disteso a terra. Questo stesso schema iconografico è riscontrabile in molte opere raffiguranti la Natività, in cui è rappresentato Gesù adagiato a terra con intorno i pastori o figure di santi accorsi ad adorarlo. Proprio il ricordo di questa raffigurazione è emerso nella risposta del bambino che ha attribuito la nascita di Gesù alla resurrezione da parte del Santo. Oppure può essere citata la risposta relativa alla scultura non finita dello Schiavo detto Atlante di Michelangelo, che è stato interpretato come “un uomo molto alto e in punto di morte dal momento che la terra lo stava risucchiando”; o ancora il corteo nuziale raffigurato nel Cassone Adimari dello Scheggia, interpretato come una sfilata di moda con le modelle che sfilano al centro della scena mentre gli altri le osservano seduti.
Un terzo elemento da approfondire è il vantaggio che può trarne il museo da questo tipo di progetto. Volutamente sono state scartate le opere più importanti e rappresentative del museo, tra cui la famosa statua del David di Michelangelo, già troppo conosciuta e commercializzata, per privilegiare quelle meno note al grande pubblico, in favore di una scoperta consapevole del museo. Durante lo studio del progetto, però, i visitatori hanno riscontrato alcune difficoltà nella ricerca delle opere: spesso avevano bisogno di chiedere al personale di sala dove queste fossero collocate. Ciò potrebbe essere l’occasione per far riflettere il museo sulla collezione e sulle scelte di allestimento, magari operando in favore di una maggiore visibilità per le opere meno note.

Michelangelo Buonarroti, Schiavo detto l'Atlante
Michelangelo Buonarroti, Schiavo detto l’Atlante

BENEFIT A LUNGO TERMINE

Sviluppare progetti di partecipazione culturale può aumentare il valore del museo agli occhi dei visitatori, promuovendo una maggiore consapevolezza del suo valore sia sociale che economico.
Porre poi le interpretazioni ottenute accanto a quelle ufficiali del museo, o pubblicarle sul suo sito internet, rientra nell’adozione di politiche di valorizzazione, mirate alla comunicazione ai cittadini del valore e del significato del patrimonio culturale, e può essere uno strumento efficace per ovviare allo scollamento che progressivamente si amplia tra cittadini e patrimonio culturale. Queste strategie di valorizzazione puntano anche al miglioramento dell’accessibilità, intesa, in questo caso, come culturale, poiché attraverso apparati comunicativi che trasmettono efficacemente i valori del patrimonio, si può arrivare all’allargamento del pubblico dei visitatori e quindi parlare di democratizzazione della cultura.
Gli obiettivi del progetto sono stati quelli di disporre il visitatore in maniera positiva nei confronti del patrimonio culturale: attraverso il gioco e la pubblicazione dei loro commenti accanto alle opere, si può creare un maggior legame con l’opera esposta, apprezzando meglio i manufatti e dando valore agli aspetti tecnici.
Questo dimostra, dato il costo del progetto molto basso, che conoscere il proprio pubblico e incentivarlo alla partecipazione non è sempre una faccenda onerosa, e che le forme di accesso alla cultura sono i meccanismi che permettono di vivere pienamente l’esperienza museale.

– Giovanna Grasso

Dati correlati
Spazio espositivoGALLERIA DELL'ACCADEMIA
IndirizzoVia Ricasoli 58-60 - Firenze - Toscana
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Giovanna Grasso
Giovanna Grasso (Salerno, 1984) lavora dal 2010 presso la Galleria dell’Accademia di Firenze. Ha conseguito il titolo di Laurea Triennale in Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali presso l’Università di Napoli “Federico II”, durante il quale ha svolto uno stage presso la Direzione dei Musei e Biblioteche della provincia di Salerno, realizzando percorsi di visite guidate per le scuole. Nel febbraio 2010 è risultata tra i vincitori del concorso indetto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo come Assistente alla Fruizione, Accoglienza e Vigilanza. Nel mese di marzo 2018 ha conseguito il titolo di Master in Didattica, educazione e mediazione nei musei e nel patrimonio culturale presso l’Università di Ferrara. Ha svolto uno stage di due mesi presso il Dipartimento educativo del MAMbo di Bologna.