Quali caratteristiche devono avere i metodi formativi per essere davvero efficaci? Non bastano l’eccellenza dei contenuti e la professionalità dei docenti, è necessaria anche una buona accoglienza psicologica. Per coinvolgere in maniera attiva lo studente nella sua stessa formazione.

La formazione è un tratto distintivo degli Stati che investono su se stessi. Educare la società significa costruire il presente e porre le basi per il futuro. Ogni genere di disagio proviene dall’ignoranza. Non quella dovuta al non essere andati a scuola – la formazione istituzionalizzata – ma dal disinteresse a imparare, conoscere e scoprire gli strumenti necessari alla comprensione della vita e dell’altro. I Paesi con la più alta qualità della vita, in termini di benessere sociale, sono i più istruiti e il ciclo scolastico è di grande qualità, sia dal punto di vista infrastrutturale che dei servizi. E sono sempre più questi ultimi a fare la differenza. Mentre in Italia il massimo dell’attenzione che si pone allo sviluppo della formazione riguarda la qualità didattica: tipologia dei contenuti, modelli di insegnamento e tutt’al più competenza dei docenti. All’estero si pone invece grande attenzione al benessere durante gli studi. Non parliamo soltanto dei servizi infrastrutturali: campus, biblioteche, tecnologie, sport. Si sono già diffuse forme più evolute di cura dello studente. Servizi di counseling, ad esempio, non focalizzati nelle scelte curriculari o sugli sbocchi occupazionali, ma sulle modalità di inserimento dello studente non solo nel tessuto sociale, quanto nella vita stessa. Il rapporto con gli altri, con il dovere, le proprie ambizioni e frustrazioni.

Ma la vera frontiera per l’Italia è l’accoglienza psicologica. Accompagnare lungo tutto il ciclo formativo (e in questo c’è anche la “formazione continua”) affinché si facciano scelte con consapevolezza, si sappiano affrontare i fallimenti, si sappia essere competitivi con sé e con gli altri, nei confini del benessere e della crescita personali”.

Un buono studente deriva dal suo grado di serenità psicofisica. Da una parte l’inserimento sociale, e quindi quanto questi si possa sentire accolto in una comunità, da cui passano i servizi tradizionali: lo studentato, le attività extracurriculari, l’accessibilità anche economica. Già su questo il sistema italiano è carente: si pensi a quanto poco c’è nelle scuole di eccellenza, ma anche nei vari gradi scolastici, che favorisca ad esempio la mobilità nazionale, le scelte per vocazione e interesse piuttosto che per accessibilità e prossimità. Ma la vera frontiera per l’Italia è l’accoglienza psicologica. Accompagnare lungo tutto il ciclo formativo (e in questo c’è anche la “formazione continua”) affinché si facciano scelte con consapevolezza, si sappiano affrontare i fallimenti, si sappia essere competitivi con sé e con gli altri, nei confini del benessere e della crescita personali, senza sfociare nell’alienazione o nell’inaridimento sociale e affettivo. Il sistema formativo italiano, ma potremmo dire europeo, che si è sempre caratterizzato per un grande attenzione ai contenuti e alla loro qualità, all’eccellenza del metodo didattico e del suo estensore, oggi è di fronte a una grande sfida. Chiedersi, capire ed entrare veramente in contatto col discente – che non è più solo il destinatario della formazione, ne è anche il coproduttore – con un’emotività che è parte fondante del percorso formativo.

Fabio Severino

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #38

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Fabio Severino
Fabio Severino, dottore di ricerca in Comunicazione e Master in Business Administration presso l'Università di Roma La Sapienza, si occupa di management culturale. È autore Treccani e columnist di Artribune. Dal 2016 senior advisor di Oltre venture. Tra le sue pubblicazioni: "Economia e marketing per la cultura" (FrancoAngeli, 2011), "Marketing dei libri" (Bibliografica, 2012), "Heritage Marketing" (FrancoAngeli, 2007), "Un marketing per la cultura" (FrancoAngeli, 2005), "Comunicare la cultura" (FrancoAngeli, 2007), "Sette idee per la cultura" (Labitalia, 2005).