Lettere da un collettivo. ALAgroup incontra Zafer Aksit

La lettera 29 – la prima di un nuovo corso, con il passaggio da Maria Rosa Sossai all’ALAgroup – è indirizzata a Zafer Aksit, giovane artista turco insieme al quale abbiamo condiviso il rituale del caffè turco. E non solo.

ALAgroup con Zafer Aksit. Photo Marco Passaro (dettaglio)
ALAgroup con Zafer Aksit. Photo Marco Passaro (dettaglio)

Caro Zafer,
grazie per aver condiviso con noi un momento di convivialità e di libera discussione. Via Skype abbiamo conversato, preparando un caffè turco come vuole la tradizione, noi a casa a Roma e tu nel tuo studio di Istanbul, aspettando che la polvere si depositasse sul fondo delle tazzine.
Ci aveva colpito il tuo lavoro In case of emergency, installato la prima volta (2010) nel deserto del Nevada. Nella foto si vede una bacchetta da rabdomante emergere dalla distesa di sabbia e, accanto a essa, le relative istruzioni per l’uso. In caso di assenza d’acqua in una zona desertica, può una bacchetta da rabdomante essere utile? Anche chi non crede alla sua utilità, leggerebbe comunque le istruzioni a causa della sete? Un’emergenza può essere tanto forte da far vacillare le nostre convinzioni e spingerci verso azioni e idee che non avremmo mai altrimenti accolto?

L’emergenza è la realtà di molti, ma è anche una dimensione simbolica che riguarda la condizione umana. È l’imponderabile, quello che accade all’improvviso, come la malattia, il lutto, la guerra, la separazione, la perdita del lavoro”.

Siamo partiti da queste riflessioni e ne abbiamo discusso insieme a te e agli altri invitati. Dopo aver bevuto il caffè, abbiamo capovolto le tazzine sui piattini. Ciascuno di noi ha inventato delle immagini nei fondi di caffè del vicino, senza saperli in realtà interpretare, e li ha letti creativamente. Abbiamo anche ascoltato insieme due canzoni, una italiana e l’altra turca, dedicate a momenti importanti di protesta dei rispettivi paesi, il G8 di Genova e Gezi Park. Anche dopo la conversazione, la tua opera In case of emergency ha continuato a tornare nei nostri discorsi.
L’emergenza è la realtà di molti, ma è anche una dimensione simbolica che riguarda la condizione umana. È l’imponderabile, quello che accade all’improvviso, come la malattia, il lutto, la guerra, la separazione, la perdita del lavoro. È qualcosa che non abbiamo potuto impedire o programmare, è una situazione di impotenza. L’impotenza può essere individuale, ma anche collettiva, come quella dei rifugiati, delle migrazioni di massa e dei terremotati. Come può l’arte intervenire in questi casi?
Considerando che i casi di emergenza sono anche uno stimolo ad agire, un terreno fertile, non di ricerca di poteri ma di potenzialità, un atto di resistenza politico e sociale alla condizione di impotenza. Il pensiero artistico, con la sua capacità di disobbedire, può trasformare l’impotenza in in-potenza.

ALAgroup

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #34

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ALA Accademia Libera delle Arti è una piattaforma di educazione e arte contemporanea fondata nel 2012 che, proseguendo il lavoro iniziato nel 2010 con esterno22, elegge gli artisti come figure centrali del processo di apprendimento e insegnamento inteso come spazio di libertà creativa.
 Gli artisti invitati da ALA sperimentano azioni educative nei diversi contesti con l’obiettivo di produrre immaginari sociali alternativi e attivare un cambio di prospettiva che permetta di condividere modelli positivi e democratici di diffusione del sapere attraverso l’arte contemporanea.