Sempre più incentrata sulla mediazione, l’attività didattica dei musei contemporanei offre una serie di spunti utili a generare dialogo e pensiero. Ne è un esempio il Mart di Rovereto, che da oltre trent’anni è un polo di eccellenza in ambito formativo.

Il museo come luogo accogliente, aperto, dinamico, inclusivo. Il museo del presente non è uno spazio conservativo, che limita la propria azione nei confronti dei visitatori al “mostrare”, ma crea con essi interazione, scambio dialogico, incontro. Tra i centri espositivi italiani, il Mart di Rovereto corrisponde particolarmente a questo modello, grazie anche a un trentennale impegno sul fronte della formazione. Ne abbiamo parlato con Carlo Tamanini, responsabile dell’Area Educazione del museo trentino.

Il Mart si ispira per le proprie attività didattiche alle teorie costruttiviste, secondo le quali è l’esperienza personale attiva, e non la semplice fruizione, a determinare la crescita dei soggetti. Come può una visita museale essere vissuta in questa prospettiva?
Mi piace pensare alla mediazione al Mart come alla creazione di spazi di incontro: incontro tra opere d’arte o temi e persone, incontro tra persone, tra generazioni, incontro tra modi di vedere e opinioni differenti. Credo che la mediazione possa creare nuovi spazi di confine dove è possibile il movimento, dove le opinioni, i sentimenti e i pensieri diventano più agili, più flessibili e si muovono in direzione di un contatto. La mediazione sostiene il confronto, favorisce l’incontro con l’arte e sostiene l’esperienza estetica.

Come siete organizzati, nello specifico?
Concretamente, al Mart cerchiamo di creare formati nei quali è possibile il dialogo e dove c’è spazio sufficiente per domande, commenti e scambi di opinione. Anche nelle classiche visite guidate si devono progettare pause per domande e discussioni, chiedendo di tanto in tanto che impressione hanno i visitatori delle opere incontrate. Oppure si può iniziare la visita con una breve discussione sul tema della mostra e chiedere quali esperienze hanno i partecipanti. È bello quando si riesce a lasciare il gruppo nelle sale espositive anche da solo per qualche minuto e poi discutere brevemente cosa ha visto. Con gruppi di famiglie si può far scegliere ai bambini davanti a quali opere soffermarsi di più nella sala. Alla fine si può chiedere se qualcuno ha un’opera preferita all’interno della mostra. Se ci sono diverse opinioni nasce un dialogo e siamo subito in mezzo ai temi fondamentali della critica d’arte…

MART, Area Educazione
MART, Area Educazione

Infatti Marcel Duchamp diceva: “Sono gli spettatori a fare i quadri”…
Sì, è così. Non è l’acquisizione di sapere che attira i visitatori al Mart e nei musei in generale, bensì la possibilità di un confronto interessante con temi e oggetti. La propria personale esperienza dell’originale deve essere al centro dell’esperienza. L’opera d’arte dà lo spunto per pensieri, attività, scambi di idee. L’informazione sostiene il dialogo, lo provoca, lo completa. Credo che solo una piccolissima parte delle impressioni raccolte al Mart possa essere richiamata alla mente immediatamente dopo la visita. Le impressioni raccolte inconsapevolmente affiorano, invece, molto dopo, anche a distanza di anni, richiamate all’improvviso da un’esperienza o da un avvenimento. Occorre avere fiducia nel fatto che il lavoro di mediazione cade su un terreno fertile che dà i suoi frutti!

Lei riferisce come modello eccellente per la didattica artistica l’impegno pedagogico di Kandinskij presso il Bauhaus, circa un secolo fa. Perché questo riferimento è ancora attuale?
Per le prassi, i metodi, la sensibilità. Quando l’artista svizzero Max Bill ricorda le capacità di Kandinskij educatore al Bauhaus, traccia una sorta di vademecum attualissimo per la mediazione dell’arte al museo, e non solo: partire dalla vita, accompagnare nell’apprendimento, risvegliare la capacità di giudizio, l’esercizio alla continua critica e autocritica, tendere verso nuove esperienze. Saper vedere, sperimentare, apprendere. Con altre parole, l’artista danese Emil Kozak, nei giorni scorsi al Mart per tenere dei workshop rivolti alle scuole e al pubblico adulto, ricorda che l’avventura, anche educativa, inizia solo quando le cose cominciano ad andare diversamente da come si immaginava…

Avete modelli di riferimento recenti in Italia  o all’estero?
Sì, al Mart guardiamo con interesse a esperienze di mediazione italiane e straniere, supportati dalle università di Trento e Bolzano e dai loro centri di ricerca dedicati all’estetica applicata, alle scienze cognitive e al design thinking. L’aggiornamento e lo scambio di esperienze sono fondamentali.

MART, Area Educazione
MART, Area Educazione

“Mediare, non insegnare” è una delle regole delle nuove figure educative che si possono incontrare nei musei di nuova generazione, in cui il ruolo di “guida” in senso tradizionale, che accompagna i visitatori nel percorso espositivo fornendo loro informazioni verbali, è stato ormai superato da altre identità professionali. Quali sono le competenze e le caratteristiche di un mediatore?
Mi piace citare la museologa austriaca Gabrielle Stöger che scrive: “In un vaso pieno di terra (l’ambiente culturale) cresce una pianta verde (il museo), che abbisogna di luce (il pubblico, per non appassire) e d’acqua che sarebbe, per rimanere nella metafora, la mediazione (perché non rinsecchisca). Come l’acqua, quest’ultima non è fissa, ma mobile: scorre dappertutto, non è afferrabile e pure trasparente”. Una bella immagine: la mediazione come la vita del museo contemporaneo.

Ci parli di qualche progetto educativo attivato dal Mart.
Vediamo: workshop d’artista, laboratori di estetica, attività in inglese, francese, tedesco, giapponese, coreano, incontri di ermeneutica… In questo momento mi viene in mente il progetto Il mio mondo, dedicato al tema del ritratto e all’artista britannico Julian Opie, presente nelle collezioni del Mart. I partecipanti incontrano le sue opere, trasformano e semplificano i loro volti, esplorano in autonomia le sale espositive, discutono e si confrontano, schizzano i dettagli delle opere secondo loro più interessanti, le completano con un colore prediletto… A queste composizioni grafiche e cromatiche vengono, infine, sovrapposti gli acetati trasparenti sui quali sono stati fotocopiati i volti opiezzati. Cosa si nasconde dietro i nostri volti, cosa vive dentro le nostre teste? Idee, pensieri, gusti, caratteri… Ognuno di noi compie, ogni giorno, un lavoro incessante, costruendo e perfezionando la propria identità personale. L’identità cammina, cambia ogni giorno e per tutta la vita. L’incontro con il Mart diventa un’occasione ulteriore per il processo di costruzione della nostra identità personale.

Emil Kozak from fizza on Vimeo.

L’arte contemporanea come veicolo di crescita: come e perché le provocazioni e il linguaggio non sempre immediato delle produzioni artistiche del presente possono costituire uno stimolo intellettuale per un pubblico infantile, giovane o non specificamente preparato?
La varietà delle esperienze e il movimento sono linfa vitale per il nostro cervello, ci rendono vigili e attenti. Annusare con attenzione, assaggiare gusti acidi o amari, provare sensazioni tattili, ascoltare e guardare qualcosa nel dettaglio danno carica e orientano la nostra attenzione. I nostri sensi ci collegano al mondo. Dare loro spazio e occasioni, prenderli sul serio, ci ricorda che siamo esseri umani. Penso che le esperienze estetiche al Mart siano in grado di trasformare questo museo in una vera e propria palestra nella quale allenare la nostra sensibilità e i nostri muscoli mentali.

Il museo di arte contemporanea è quindi strumento di cittadinanza attiva?
Penso che il museo d’arte contemporanea possa offrire un contributo importante per l’evoluzione di ognuno di noi. Il museo incoraggia e sostiene una visione libera sulla società, evoca energie positive, crea passione.

Valeria Carnevali

www.mart.trento.it

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Valeria Carnevali
Marchigiana, dopo la laurea in Lettere Moderne conseguita a Urbino nel 1999 con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea, si stabilisce a Milano lavorando per diversi anni nel settore dell’editoria d’arte e collaborando con gallerie e spazi espositivi. Tornata a Fabriano nel 2007, si laurea in Scienze della Formazione Primaria, continuando a occuparsi di arte e cultura del presente, con particolare interesse per la didattica e l’educazione all’arte (e attraverso l’arte) contemporanea. È attualmente insegnante nella scuola primaria e curatore artistico. Nel 2016 fonda l’associazione Art comes to Town. Scrive per Artribune dal 2012.