Didattica museale ed educazione speciale

Risale addirittura al 1945 l’istituzione della prima sezione didattica di un museo. Era la GNAM di Roma, allora guidata dalla mitica Palma Bucarelli. Ed è una storia di eccellenze – spesso sottovalutate.

Laboratori per i più piccoli al MAXXI, Roma
Laboratori per i più piccoli al MAXXI, Roma

Le modalità dell’evoluzione educativa legata agli ambienti dell’arte contemporanea seguono le modalità secondo cui si evolvono le riforme scolastiche per rispondere a nuove esigenze in merito all’educazione e alla formazione. Ogni museo che si rispetti – e anche ogni museo che non si rispetti – ha potenziato infatti, con gli anni, un dipartimento educazione (e “la nascita del Museo corrisponde al positivo riconoscimento della capacità educativa dell’arte”, ha avvisato per tempo Argan) utile a costruire percorsi parascolastici sull’arte e sui pensieri che stanno alla base dell’arte, sulla storia delle idee o su qualsiasi altro versante della cultura mediante un elenco sempre più ampio di percorsi, di esigenze, di interessi che emergono in seno allo stesso senso del museo: “Un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che compie ricerche sulle testimonianze materiali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e soprattutto le espone a fini di studi, educazione e diletto”, si legge nell’art. 2 dello Statuto ICOM – International Council of Museum istituito nel 1947 e approvato nel ‘74.

DA ROMA A RIVOLI

Il primato spetta, in Italia, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e contemporanea che, all’indomani del secondo conflitto mondiale, nel 1945, si è equipaggiato grazie a Palma Bucarelli (direttrice e poi soprintendente della Galleria dal 1942 al 1975) di una Sezione didattica per sensibilizzare il pubblico, realizzare percorsi, programmi, progetti educativi. Si tratta di un processo lento che John Dewey (Art as Experience, 1934), Herbert Read (Education Through Art, 1943) e Rudolf Arnheim (Art and Visual Perception. A Psychology of the Creative Eye, 1954) pongono, ad esempio, al centro di riflessioni entusiasmanti e allarmanti – “l’arte è diventata incomprensibile” (Arnheim) – per trasformare le piattaforme scolastiche e, con queste, gli ambienti in cui l’arte vive il proprio spazio, la propria vita.
L’impianto metodologico, concettuale e operativo, è riconducibile al principio ispiratore Educare all’arte con l’arte”, secondo la definizione di Lev Semënovič Vygotskij, “e si esprime attraverso modalità finalizzate a rendere protagonista lo spettatore. L’incontro con l’arte, dentro e fuori il museo, traduce la conoscenza in autentica esperienza di vita. Le innumerevoli attività, in sintonia con standard nazionali e internazionali, sono dettate dai principi del Lifelong learning, della Peer Education e dell’accessibilità totale per i diversamente abili, in condizioni di deficit visivi, motori e psichici”, si legge nell’introduzione al primo Dipartimento Educazione d’Italia (quello del Castello di Rivoli, capeggiato da Anna Pironti), istituito nel 1984.

Giorgio De Finis e Anna Pironti
Giorgio De Finis e Anna Pironti

DA ROVERETO A BIELLA

Una disposizione, questa, adottata brillantemente dai dipartimenti educativi del MAMbo, che nasce nel 1997, del MART, la cui Area educazione “da quasi trent’anni è impegnata a fare del Museo un luogo dove l’arte incontra la formazione” e, tra gli altri, dal MAXXI, che “è ufficialmente entrato a far parte delle learning destinations della Children’s University, l’organizzazione nazionale dedicata ai bambini di età compresa tra i 5 e i 14 anni. I bambini” visitano il museo e ottengono “un timbro sul loro passaporto formativo”.
Un discorso a parte, sempre in Italia, è quello offerto da Cittadellarte di Biella e dal PAV di Torino, i cui dipartimenti educativi rispecchiano appieno l’idea degli artisti – Michelangelo Pistoletto e Piero Gilardi – che hanno fondato le due realtà. Non si tratta infatti di sole visite guidate, laboratori e workshop, conferenze, seminari e corsi di storia dell’arte, sussidi e materiali didattici, ma di un’esperienza con la visione di un creatore di mondi, di un educatore che è anche – grazie a figure come Cecilia Guida, Education Office / UNIDEE – University of Ideas, Programme Director Cittadellarte – un guaritore responsabile delle nuove società.

Antonello Tolve

http://lagallerianazionale.com/educazione/
http://www.castellodirivoli.org/dipartimento-educazione/
http://www.mambo-bologna.org/dipartimentoeducativo/
http://www.mart.trento.it/educazione
http://www.fondazionemaxxi.it/educazione/
http://www.cittadellarte.it/attivita.php
http://parcoartevivente.it/attivita/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #33

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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.