Si può insegnare l’arte? Parlano i docenti artisti (II)

Come si insegna l’arte contemporanea? Quali sono gli obiettivi? Come si fa a creare un artista autonomo? Sono le tematiche del nostro talk show, giunto alla sua seconda puntata. Ma anche l’oggetto delle sfide che gli artisti coinvolti (e i loro studenti) devono affrontare.

Alfredo Pirri
Alfredo Pirri

ALFREDO PIRRI
ACCADEMIA DI BELLE ARTI – PERUGIA

Un vecchio motto artigiano dice: “Chi sa fa, chi non sa insegna”. Questo detto manifesta un evidente disprezzo per l’insegnamento inteso come luogo di rifugio per chi non fa e non sa. Questa considerazione, all’apparenza giusta, secondo me è riferita solo al cattivo uso del termine “insegnare”. Anch’io ho sempre covato un sospetto per questo termine e pensato che la parola giusta per dire meglio quello che si vuol dire sarebbe “trasmettere”.
Insegnando pittura mi sento di trasmettere qualcosa al pari di una radio o di un’antenna o di qualsiasi altra diavoleria utilizzata per stabilire un contatto a distanza con gli altri. Un contatto fra individui autonomi e liberi che regolano il loro accordo ruotando in continuazione la manopola della sintonia, provocando un mare di fruscio fino a quando una voce emerge limpida e riconoscibile dal mare indistinto di rumore elettrico. Bisogna continuamente ruotare la sintonia, ma con metodo, nessun cedimento all’illusione della creatività, meglio darsi (dare) dei compiti per poi ritirarsi all’improvviso, lasciando tutti più soli di fronte alle proprie domande. Tutti, studenti e docente.

Donatella Spaziani
Donatella Spaziani

DONATELLA SPAZIANI
ACCADEMIA DI BELLE ARTI – FROSINONE

Insegnare a essere artisti credo sia impossibile, ma si può aiutare e indirizzare chi sente di voler lavorare in tale direzione affinché acquisisca un proprio linguaggio e una propria consapevolezza. Nell’istituzione in cui lavoro, alla scuola di Decorazione, cerchiamo di dare una formazione e un’impostazione il più possibile professionale; ormai le distanze tra le varie discipline non vengono più considerate, tuttavia ogni singolo corso, da quelli tradizionali ai più contemporanei, ha una sua peculiarità tecnica.
Per quanto mi riguarda, le materie comuni che assolutamente gli alunni dei vari corsi devono ben seguire sono Storia dell’arte fino al contemporaneo e Disegno. Non è immaginabile che da un intero corso di studi accademici possano venir fuori tutti artisti però, se si sono create le basi tecniche e culturali, molti troveranno una loro strada legata al mondo dell’arte o meno. Soprattutto durante il triennio, abbiamo a che fare con ragazzi che non sanno ancora cosa vorranno fare “da grandi”, per questo mi preoccupo di fare in modo che apprendano gli elementi di cui parlavo e, nel mio specifico, le tecniche e il processo di progettazione che riguardano la decorazione, la capacità di essere dei bravi decoratori, “maestri”, come si diceva un tempo, del loro mestiere. Nel corso degli anni naturalmente verrà fuori l’interesse e l’attitudine di ogni singolo studente; l’importante è che, qualunque cosa decidano di fare, sappiano farlo con la consapevolezza e la cultura necessaria per fare la differenza.

Christian Leperino
Christian Leperino

CHRISTIAN LEPERINO
ACCADEMIA DI BELLE ARTI – NAPOLI

Insegnare l’arte: per un artista – a sua volta un perenne apprendista, un individuo impegnato in una costante ricerca – è una prova complessa e ricca di stimoli. Un lavoro ogni volta diverso e carico di reciprocità, che richiede cura e grande attenzione. Si rinnova a ogni incontro. Lì confluiscono tutte le nostre esperienze, quelle degli allievi che siamo stati a nostra volta e dei maestri che abbiamo avuto, il nostro percorso umano e di artisti. Le tante ore trascorse a lavorare in studio o spalla a spalla con gli operai dei laboratori, delle fonderie d’arte. Le mostre che abbiamo fatto e quelle che abbiamo visto.
Io insegno le tecniche e le tecnologie per la scultura, insegno a guardare, a progettare e a fare. Senza sottrarsi al difficile e serrato dialogo con la materia, con la fisicità dei materiali, perché la loro “resistenza” può offrire, insieme a inevitabili ostacoli, suggerimenti e occasioni di nuovi sviluppi. Per averne poi il controllo e procedere – come ci ha insegnato Louise Bourgeois – “verso uno scopo, una speranza o un desiderio”.

Ivana Spinelli
Ivana Spinelli

IVANA SPINELLI
ACCADEMIA DI BELLE ARTI – MACERATA

Penso al mio ruolo di artista-docente come trasmissione, relazione, confronto, scambio.  Fondamentalmente un artista si forma ovunque, in virtù e a causa di tutto ciò che vive e che lo segna, ma non sempre è in grado subito di riconoscere cosa gli interessa davvero, quali sono le proprie peculiarità e come può organizzarsi. Si parte quindi dall’allenare lo sguardo e la sensibilità, studiando la storia, il lavoro di altri artisti, i linguaggi, e poi si impara a guardare se stessi e ad essere il più possibile autentici, o sinceri.
In termini pratici si impara a non considerarsi isole geniali da cui scaturisce l’illuminazione, ma a mettersi in relazione, ad essere il più possibile organizzati, a rispettare le scadenze. Direi che, prima di saper fare un’opera, bisogna saper leggere le opere. Dunque vivere l’arte: quindi, nel limite del possibile, organizzo incontri, workshop, mostre, occasioni vive dove mettersi in gioco, essere nel discorso dell’arte. Incarnare una poetica.

Margherita Morgantini
Margherita Morgantini

MARGHERITA MORGANTIN
ACCADEMIA DI BELLE ARTI – FROSINONE

La mia esperienza di insegnamento è recente e non ho un metodo o una didattica molto sviluppate; seguo con gli studenti le linee che ho imparato/seguito con me stessa; e mentre lo faccio mi scopro incline a una forma di reticenza. Ad esempio, creare lo spazio bianco necessario a lavorare sulla percezione di sé. La percezione dell’altro: misurare lo spessore dei confini. Stabilire le norme di sicurezza per muoversi in spazi di incertezza (ricerca) sempre maggiori. Partire dal corpo per ogni pensiero e imparare a tornarci. Formulare l’insegnamento come la pratica di un invito in zone del linguaggio. Suggerire l’autonomia attraverso analisi delle strutture di condizionamento interiori, fisiche, sociali, e a quelle implicite nella forma di ogni discorso. Un lavoro di attenzione sull’autorità/sul potere, anche il proprio. Il criterio interiore di trovare qualcosa di imprendibile e in un tempo corrispondente a sé.
Al corso di Anatomia artistica 2 che ho tenuto quest’anno abbiamo confrontato come cambia il nostro modo di disegnare, e di parlare, dopo una pratica yoga o dopo lo studio su un atlante digitale di anatomia in 3D.

Mariagrazia Pontorno
Mariagrazia Pontorno

MARIAGRAZIA PONTORNO
ACCADEMIA DI BELLE ARTI – FOGGIA

Nei miei corsi di Progettazione multimediale cerco sempre di costruire una timeline in cui ogni innovazione tecnologica ha un corrispettivo nell’elaborazione di codici e linguaggi espressivi. Quest’anno ad esempio abbiamo prodotto una web serie e seguito le fasi che vanno dalla sceneggiatura alla post produzione, con la supervisione di professionisti esterni. È stato fondamentale, visto il tipo di progetto, usare il laboratorio di produzione video dell’Accademia, dotato di attrezzature di livello cinematografico; e contare sul supporto delle altre cattedre e persino dell’Apulia Film Commission, che ha messo a disposizione il teatro di posa del Cineporto.
In questo modo gli studenti si sono misurati con le proprie inclinazioni e competenze sentendosi parte di un processo articolato, che li ha appassionati a tal punto da restare in Accademia bel oltre i giorni e gli orari di lezione. Non so se si può insegnare a diventare artisti, ma di certo è possibile far acquisire ai ragazzi la consapevolezza degli strumenti che hanno a disposizione, e questa sì che è una prerogativa del fare arte.

Paola Di Bello - photo Lucia Covi
Paola Di Bello – photo Lucia Covi

PAOLA DI BELLO
ACCADEMIA DI BRERA – MILANO

Brera è un’istituzione centenaria, la Scuola di fotografia che dirigo ha dieci anni, ma all’interno dell’Accademia è una scuola d’eccellenza, proprio perché è molto piccola. Direi che è unica in Italia. Nella nostra scuola si insegna la cultura della fotografia sia come disciplina autonoma che come linguaggio specifico nell’arte contemporanea. Infatti noi ci collochiamo al fianco delle Scuole di pittura, scultura e degli altri bienni specialistici.
Insegnare l’arte è difficile. Noi ci proviamo continuamente, studiando, interrogandoci, dialogando, ci aggiorniamo, elaboriamo pensieri e pratiche, progettiamo, attiviamo progetti e collaborazioni. In ogni caso, penso che l’arte non si impari solo a scuola. L’arte si apprende da tutte le esperienze della vita. La scuola può contribuire a indirizzare e arricchire le esperienze degli studenti. Personalmente non mi interessa il binomio “artista si nasce o si diventa”: sicuramente lo si può diventare, ma bisogna volerlo molto, costruirlo con tanti pezzi diversi. La scuola è come la vita, è una fonte di stimoli, sta a te raccoglierli, farli tuoi, utilizzarli, arricchirli, approfondirli, e poi elaborarli nel senso dell’arte.

Marotta & Russo
Marotta & Russo

MAROTTA & RUSSO
ACCADEMIA DI BELLE ARTI – VENEZIA

Riteniamo non sia possibile insegnare l’arte. È invece possibile contribuire al percorso di verifica e di autodefinizione del potenziale umano e artistico di una persona. Assieme ci applichiamo prima a intuire e poi a capire il potenziale dei nostri allievi di Nuove tecnologie per le arti. Con infinito rispetto e amore proviamo a farlo emergere in ciascuno di loro. Un potenziale umano, prima di tutto: rivolti alla singola persona e, attraverso di essa, al singolo artista.
In fondo, un giovane e un artista hanno bisogno delle medesime cose: attenzione e conferme. Ciò innesca quel dialogo profondo, empatico, che forma in loro la consapevolezza necessaria a sviluppare un’autonoma identità espressiva. Inoltre, amiamo coinvolgere gli allievi nei nostri progetti, in modo da far esperire loro ogni aspetto dell’attività artistica: le riflessioni su prospettive di stretta contemporaneità, gli allestimenti e la documentazione di una mostra, le relazioni con curatori, galleristi e collezionisti. Unico nostro scrupolo: dire loro sempre la verità, anche se sgradevole, preparandoli così all’inevitabile – e salutare – impatto con la realtà.

Piero Mottola
Piero Mottola

PIERO MOTTOLA
ACCADEMIA DI BELLE ARTI – ROMA

Si può insegnare l’arte ai giovani in modo semplice, attraverso la pratica e le tecniche artistiche, tradizionali e più attuali come le nuove materie del multimediale. Poi c’è l’aspetto teorico e quello sperimentale, la ricerca. Credo che questo sia l’aspetto fondamentale e più difficile dell’insegnamento, dopo aver acquisito le tecniche. Bisogna dare la sensazione allo studente che solo attraverso la ricerca sperimentale si può costruire un mondo migliore, dove l’arte ha una sua importanza fondamentale per la conoscenza dell’evento.
Gli obiettivi sono la conoscenza delle avanguardie artistiche e musicali, dal Futurismo ai giorni nostri. Una storia del rumore come arte sino alle ultime tendenze musicali. Uno studio sperimentale partendo dai rumori della nostra vita ai quali non prestiamo attenzione, ma che ci influenzano fino al punto da farci sognare, scoprire situazioni emotive sorprendenti e affascinanti. Organizzare delle strutture stimolo e misurare gli effetti, le potenzialità evocative sullo spettatore, uno studio della soggettività per capirne la sua complessità. Questa per me è la dimensione di una pratica di ricerca sperimentale in piena empatia con il proprio tempo.

Marinella Senatore
Marinella Senatore

MARINELLA SENATORE
NABA – MILANO

I miei lavori, così come l’insegnamento durante i miei corsi, sono piattaforme dove i partecipanti collaborano con persone molto diverse per formazione, personalità e desideri. Ogni progetto è pensato a stretto contatto con le comunità con le quali lavoro e ogni fase viene modellata con le persone a seconda dei loro bisogni e desideri e molte volte mette in campo le abilità dei partecipanti stessi. Questo sicuramente genera un “empowering” che in molti contesti è risultato generatore di un “effetto benefico” sulle persone.
Ciò a cui tengo di più quando mi ritrovo a insegnare è la parte della formazione, ovvero la figura del docente, del professore e dell’insegnante come una figura che mostra i suoi dubbi, e l’emancipazione dello studente – citando Jacques Rancière – rispetto ai dubbi stessi dell’insegnante e quindi anche l’attivazione di un processo di autoformazione sono alla base della mia idea di didattica. Mi baso molto sulle teorie di Rancière perché riesce, con la cultura e l’intelletto, a dire con parole semplici ma perfette ciò che penso. È forse il pensatore di maggior riferimento per me. La mia idea di insegnante è dunque quella di una figura che non trasferisce conoscenza ma al contrario crea una piattaforma artistico-culturale che fornisce ad altri le possibilità per produrla e costruirla e quindi dar vita a un processo educativo orizzontale che porta a un arricchimento formativo sia dell’educatore che dell’educando.

Santa Nastro

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #34

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua inserzione sul prossimo Artribune

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.

3 COMMENTS

  1. Un tempo,
    solo a nominarla l’H-demia,
    i capelli anche senza la lakka
    ti si rizzavano in testa…
    Oggi, uno si chiede:
    se per svezzare un neonato
    bastan solo sei mesi
    perché, per un viziato
    artista contemporaneo,
    non posson bastare 35 agnos?
    Dare a qualcuno dell’H-demico
    poteva costarti molto caro,
    ma oggi il non genufletterti
    al suo potere capillare
    molto di più mio caro.

Comments are closed.