È morto a 87 anni il magnate e filantropo Eli Broad, protagonista della cultura a Los Angeles

Tra gli uomini più ricchi degli Stati Uniti, Broad aveva contribuito a ridefinire l’offerta artistica e culturale di Los Angeles, donando nell’arco della sua vita circa un miliardo di dollari alle istituzioni. Due musei oggi portano il suo nome.

Eli Broad
Eli Broad

È morto a Los Angeles a seguito di una lunga malattia il magnate, filantropo, collezionista d’arte contemporanea e imprenditore Eli Broad. Aveva 87 anni ed era nato nel 1933 nel Bronx, a New York (ma cresciuto a Detroit), figlio di immigrati lituani. Partito negli anni ’50 lanciandosi nel mercato immobiliare all’alba del boom economico, divenne uno dei più lungimiranti investitori, incarnando il sogno dell’“american dream” e diventando uno degli uomini più ricchi degli Stati Uniti. Ha accumulato nel tempo un patrimonio di 6,9 miliardi di dollari, come stimato dalla rivista Forbes Friday.

ELI BROAD E LE OPERE DI FILANTROPIA

La sua rilevanza economica lo condusse in seguito verso il settore culturale, portandolo a diventare in un ambizioso filantropo e collezionista di arte contemporanea. Ha investito in musei, centri culturali, centri di ricerca e istituzioni di vario genere – spesso apponendovi il proprio nome – contribuendo a definire l’offerta culturale della città di Los Angeles e non solo. Si stima che nel corso della sua vita, Broad abbia donato quasi un miliardo di dollari alle istituzioni culturali e artistiche della città della California. Un’impresa premiata nel 2007 con la Carnegie Medal of Philanthropy e con il David Rockefeller Award dal Museum of Modern Art nel 2009. “Come uomo d’affari Eli guardava oltre le apparenze, come filantropo vedeva i problemi nel mondo e cercava di risolverli, come cittadino vedeva delle possibilità nella nostra comunità, e come marito, padre e amico vedeva il potenziale in ognuno di noi“, ha affermato in una dichiarazione Gerun Riley, presidente della Fondazione Eli e Edythe Broad.

I MUSEI ELI BROAD

Eli Broad è stato il presidente fondatore del Museum of Contemporary Art di Los Angeles nel 1979 e ha presieduto il consiglio fino al 1984. È stato un membro fiduciario a vita del Los Angeles County Museum of Art (LACMA) e negli anni ’90 ha guidato la campagna di raccolta fondi per costruire la Walt Disney Concert Hall progettata da Frank Gehry. Nel 2003 ha creato assieme alla moglie Edythe La Broad Foundation, divisa in The Eli and Edythe Broad Foundation e The Broad Art Foundation. A portare il suo nome è anche l’Eli & Edythe Broad Art Museum, situato presso la Michigan State University di East Lansing, nel Michigan: inaugurato nel novembre del 2012, il suo edificio porta l’inconfondibile firma di Zaha Hadid. Un secondo The Broad, invece, è stato inaugurato a Los Angeles lungo la Grand Avenue (sulla cui riqualificazione il magnate aveva investito largamente negli anni) nel settembre 2015. Progettato da Diller Scofidio  + Renfro, The Broad ospita circa duemila opere d’arte dei più grandi artisti del dopoguerra e del contemporaneo, tra cui Jean-Michel Basquiat, Mark Bradford, Jasper Johns, Jeff Koons, Barbara Kruger, Glenn Ligon, Yayoi Kusama, Kerry James Marshall, Takashi Murakami , Kara Walker e Cindy Sherman. L’ingresso è sempre gratuito e il museo offre una programmazione costante tra mostre e public programs.

ELI BROAD E L’ACQUISIZIONE DA GIUSEPPE PANZA DI BIUMO

La sua attività filantropica ha incrociato anche la strada di un importante personaggio italiano: Broad ha infatti acquistato 80 opere di pop art e espressionismo astratto da Giuseppe Panza di Biumo, noto per essere stato il primo collezionista europeo di arte americana del dopoguerra e uno dei più importanti collezionisti dell’arte contemporanea della seconda metà del Novecento. Un nucleo importantissimo che è entrato a far parte della collezione permanente del MOCA. Quando Panza è morto nel 2010, Broad ha dichiarato al New York Times, “possedere la sua collezione ci ha aiutato a ottenere altre opere di grande qualità che altrimenti non avremmo potuto acquisire. Penso grazie a lui abbiamo acquisito la reputazione di istituzione di rilevanza mondiale“. A commentare la sua scomparsa è stato anche l’artistar Jeff Koons, sul proprio profilo Facebook: “apprendo con profonda tristezza della scomparsa di Eli Broad”, scrive. “Eli era un grande amico e mentore. Con la sua filantropia, è difficile pensare a qualcuno che abbia fatto più di lui per aiutare la società attraverso l’istruzione, la scienza e le arti. Eli era veramente una persona speciale che si è impegnata per aiutare la vita di altre persone. Ci mancherà tantissimo”.

-Giulia Ronchi

https://www.thebroad.org/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.