Riaprono anche i siti culturali del FAI: intervista al vicepresidente Marco Magnifico

I siti culturali del FAI hanno riaperto il 22 maggio con rinnovate modalità e nuovi orari. Una fase di sperimentazione che servirà per ottimizzare l’accoglienza dei visitatori. Ce lo ha spiegato il vicepresidente Magnifico.

Villa e Collezione Panza a Varese, Foto di arenaimmagini.it,2013 © FAI Fondo Ambiente Italiano
Villa e Collezione Panza a Varese, Foto di arenaimmagini.it,2013 © FAI Fondo Ambiente Italiano

Continuano gli approfondimenti di Artribune nell’ambito della riapertura dei musei durante la Fase 2: dopo aver intervistato numerose istituzioni italiane ed estere e aver ascoltato il parere di Abbonamento Musei attivo nelle regioni di Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta, approfondiamo ora la strategia adottata dal FAI – Fondo Ambiente Italiano. La fondazione nasce negli anni Settanta per tutelare e valorizzare il patrimonio storico, artistico e paesaggistico italiano, ha salvato ad oggi 64 siti in tutto il paese, chiudendo l’anno 2019 con un totale di 910 mila visitatori. Ora, anche per il patrimonio del FAI, si apre un nuovo capitolo post emergenziale, in cui gli operatori e il pubblico sono chiamati a collaborare per vivere con differenti modalità questi luoghi. Ma quali sono state le maggiori criticità? E come ci si è organizzati per risolverle? Abbiamo chiesto questo e molto altro al vicepresidente esecutivo Marco Magnifico.

Saline Conti Vecchi, Assemini (CA)_Foto Andrea Mariniello_2017_(C) FAI Fondo Ambiente Italiano
Saline Conti Vecchi, Assemini (CA)_Foto Andrea Mariniello_2017_(C) FAI Fondo Ambiente Italiano

I siti del FAI riaprono dopo un lungo periodo. Come avete gestito la comunicazione con il vostro pubblico nei precedenti mesi?
Ci siamo subito attivati con un progetto online dal titolo Italia mi manchi che ha avuto un successo superiore alle aspettative. Dalla fine di marzo abbiamo postato ogni giorno un contenuto diverso su tutti i nostri social che riassumevamo ogni venerdì in una newsletter inviata a tutti i nostri 400 mila contatti.

Che tipo di contenuti?
Abbiamo parlato dei nostri beni, abbiamo fatto parlare i giardinieri, abbiamo parlato di ricette che centravano con le tradizioni di questi luoghi. L’iniziativa ha talmente appassionato gli utenti che nella prima metà di aprile abbiamo avuto un aumento nei rinnovi nelle nostre iscrizioni del 6%.

L’ottima risposta data a questa iniziativa vi ha indotto a riflessioni ulteriori sul discorso digitale?
Eravamo molto già presenti sul web anche prima. Ma il successo riscosso da Italia mi manchi, realizzato con l’enorme impegno di confezionare quotidianamente contenuti ad hoc, ci ha indotto ha costruirne un seguito, dando vita a Italia mi piaci, che coincide con questa Fase 2 e invita il pubblico alla partecipazione.

Orto sul Colle dell'Infinito, Recanati, Foto Dario Fusaro, 2019©FAI
Orto sul Colle dell’Infinito, Recanati, Foto Dario Fusaro, 2019©FAI

Quali sono state invece le criticità durante questa chiusura forzata?
A fronte dei rinnovi (l’anno scorso abbiamo chiuso con 220 mila iscritti circa) abbiamo avuto il crollo totale delle nuove iscrizioni, il che è stato naturalmente un dramma. Per noi un momento cruciale per le nuove iscrizioni sono solitamente le Giornate di Primavera, dove apriamo circa mille monumenti in 800 città di Italia che non fanno parte del nostro circuito, ma che vengono scelti per la loro rarità e particolarità che raccontiamo. Tutto ciò quest’anno non si è potuto svolgere.

E questo cosa ha comportato?
Nel 2019 nell’ambito delle Giornate di Primavera abbiamo raccolto, tra offerte libere e nuove iscrizioni, 3 milioni di euro, importo che quest’anno è venuto totalmente a mancare.

Come siete riusciti a far fronte a questa notevole mancanza economica?
Durante questi mesi abbiamo dovuto lavorare a un taglio del nostro budget annuale che era stato approvato dal Consiglio di Amministrazione per 32 milioni di euro, scendendo a 26 milioni. Abbiamo tagliato i costi ma senza licenziare nemmeno un dipendente, un obiettivo che ci stava moltissimo a cuore. È stata un’operazione molto dura.

Passiamo alla questione della riapertura fisica dei luoghi del FAI. Qual è stata la vostra strategia?
Siamo ripartiti venerdì 22 maggio con una “apertura timida”, senza comunicazioni celebrative o avventate. Vogliamo che questo sia un momento di sperimentazione, per saggiare un rinnovato rapporto tra i beni del FAI e i nostri visitatori e vedere se le cose funzionano.

Villa e Collezione Panza a Varese, Foto di arenaimmagini.it,2013 © FAI Fondo Ambiente Italiano
Villa e Collezione Panza a Varese, Foto di arenaimmagini.it,2013 © FAI Fondo Ambiente Italiano

Quali sono le nuove regole?
I biglietti dovranno essere acquistati tutti preventivamente su internet. Una nuova modalità che avevamo intenzione introdurre da marzo 2021 ma che con gli ultimi avvenimenti abbiamo dovuto anticipare. Siamo stati costretti a chiudere alcune sale che non permettevano il fluire del pubblico attraverso percorsi differenziati di entrata e uscita. Stiamo, inoltre, stampando grandi cartelloni per guidare il pubblico e in qualche caso fare entrare piccoli gruppi da ingressi differenti, per garantire una maggiore affluenza nel rispetto delle regole. Le linee guida più specifiche saranno lasciate alla responsabilità dei singoli direttori dei beni culturali.

Si è chiamati tutti alla duttilità, in definitiva.
Certo, sia da parte del personale che del pubblico, al quale chiederemo di essere benevolo e collaborativo. Ci stiamo reinventando per far funzionare le cose al meglio senza mai rinunciare alla qualità culturale che i nostri visitatori hanno sempre trovato nei nostri beni. Inoltre, quando i visitatori prenoteranno online il biglietto per il luogo che vogliono vedere, riceveranno via mail tutte le informazioni relative al luogo che andranno a vedere, in modo da sostituire la visita guidata che ora non c’è più.

Si riparte con gli stessi orari?
Dovremo tener conto della diminuzione dei ricavi, perché non avremo più le scuole almeno fino a settembre, che per noi erano un’enorme entrata. Per bilanciare, chiudiamo un giorno in più alla settimana: i beni che erano aperti dal martedì alla domenica aprono da mercoledì, quelli dal mercoledì alla domenica sono visitabili dal giovedì.

Come impiegherete questi giorni di chiusura?
Questo ci serve affinché il nostro personale possa lavorare di più alla manutenzione di giardini, alle pulizie, al riadattamento degli spazi, in modo da essere maggiormente preparati all’accoglienza del pubblico.

Quindi anche le stesse modalità di lavoro interno hanno subito delle modifiche.
Esatto. Nei tagli al bilancio siamo stati costretti a rinunciare all’impiego di quei lavoratori stagionali, le cui mansioni saranno rimpiazzate dai nostri dipendenti fissi. A questi ultimi abbiamo chiesto una maggiore flessibilità di ruoli: ad esempio, chi lavora alla manutenzione lavorerà in biglietteria o nell’accoglienza del pubblico durante i giorni di apertura.

Parco Villa Gregoriana Foto Ettore Cavalli MAP_2014 © FAI Fondo Ambiente Italiano
Parco Villa Gregoriana Foto Ettore Cavalli MAP_2014 © FAI Fondo Ambiente Italiano

È una visione non comune a tutti i musei.
Si tratta di un’adattabilità e versatilità che in un certo senso caratterizza l’ambiente famigliare che il FAI da sempre. C’è moltissima coesione tra il nostro personale, e quindi sono tutti disposti a fare qualche sacrificio e imparare nuovi ruoli per suddividersi diversamente le ore di lavoro in questo momento eccezionale. È una scelta anche di coraggio, per continuare a garantire il miglior servizio possibile.

Molte istituzioni culturali hanno puntato su giardini e spazi aperti, di cui voi disponete ampiamente. Pensate di sfruttare questi luoghi a beneficio vostro e del pubblico?
Naturalmente questi tipi di spazi ci aiuteranno moltissimo. Se abbiamo un grande spazio aperto permetteremo al pubblico di passarci anche un’intera giornata, prendendosi il proprio tempo. Tuttavia, funzioneranno diversamente spazi chiusi e castelli ad esempio, per i quali l’accesso sarà contingentato e dovremo applicare maggiori restrizioni, anche in termini di tempo di visita.

In conclusione, qual è l’atmosfera che si respira al FAI in merito a questa ripartenza?
Sono molto ottimista – altrimenti non farei questo lavoro! – e lo è tutto il personale del FAI. Quando abbiamo fondato il FAI nel 1975 eravamo un gruppetto di amici molto affiatato. Non siamo riusciti, oggi con 300 dipendenti, ad abbattere la grande motivazione che nutriamo per questo lavoro e il clima famigliare che ancora oggi caratterizza la nostra rete. È un lavoro molto stimolante, divertente, a contatto col pubblico, in cui offriamo possibilità di fare esperienza la parte più bella del nostro paese. È una gioia del lavoro che contagia chiunque a chi lavori all’interno del FAI. Questo spirito di essere tutti utili a una causa comune è una cosa ancora molto forte all’interno della nostra organizzazione.

-Giulia Ronchi

https://www.fondoambiente.it/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.