Zehra Doğan – Avremo anche giorni migliori

Brescia - 15/11/2019 : 01/03/2020

Opere dalle carceri turche. Per la prima volta la potenza iconica del lavoro dell’artista e attivista curda Zehra Doğan irrompe in Italia, con una mostra allestita al Museo di Santa Giulia.

Informazioni

  • Luogo: MUSEO DI SANTA GIULIA
  • Indirizzo: Via Musei 81/b - Brescia - Lombardia
  • Quando: dal 15/11/2019 - al 01/03/2020
  • Vernissage: 15/11/2019 su invito
  • Autori: Zehra Doğan
  • Curatori: Elettra Stamboulis
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: dal martedì al venerdì: 9-17 sabato, domenica e festivi: 9-18 Chiuso tutti i lunedì non festivi.
  • Biglietti: Ingresso gratuito alla mostra dal 16 al 30 novembre 2019, in concomitanza con il Festival della Pace. L’ingresso alla mostra, dal 1 dicembre 2019 al 6 gennaio 2020, prevede: biglietto d’ingresso intero – 5€ dai 14 ai 18 anni, over 65, studenti universitari, gruppi da 10 a 30 persone – 4€ scuole, dai 6 ai 13 anni, gruppi di minimo 10 studenti universitari – 3€ scuole con attività didattica – 5€
  • Uffici stampa: PAOLA C. MANFREDI STUDIO

Comunicato stampa

Fondazione Brescia Musei, insieme al Comune di Brescia, presenta un nuovo progetto curato da Elettra Stamboulis, con una mostra dedicata alla fondatrice dell’agenzia giornalistica femminista curda “Jinha”.

Più di 60 opere inedite, tra disegni, dipinti e lavori a tecnica mista, realizzati dall’artista nei due anni di reclusione nel carcere di Tarso. Da sabato 16 novembre 2019 a lunedì 6 gennaio 2020 sarà possibile accedere alle opere realizzate sotto dure condizioni ed eseguite con materiali di riuso, come giornali e indumenti di uso comune



La mostra è affiancata da un ricco programma di attività di approfondimento per il pubblico adulto, per le famiglie e per le scuole.

Zehra Dogan e l’orrore delle carceri turche. A Brescia

Museo di Santa Giulia, Brescia – fino al 6 gennaio 2020. Quasi tre anni di carcere per una vignetta su Twitter. È questa la terribile realtà della Turchia odierna, se si è curdi, donne e per di più giornalisti. Una mostra rocambolesca racconta una vicenda di resistenza e prigionia.