Pop Yesterday and Now

Pietrasanta - 02/07/2016 : 12/09/2016

Pop Yesterday and Now è la mostra presentata da Flora Bigai per l’estate 2016 e curata da Luca Beatrice, che nel 2012 pubblicò per Rizzoli il saggio Pop. L’invenzione dell’artista come star, e che al tema ha dedicato numerosi scritti.

Informazioni

Comunicato stampa

esterday and Now
a cura di Luca Beatrice

Flora Bigai Arte Contemporanea, Pietrasanta
Dal 2 luglio al 12 settembre 2016
Inaugurazione: sabato 2 luglio 2016

Yesterday Now
Andy Warhol David Salle
Robert Indiana Peter Halley
Niki de Saint Phalle Donald Baechler
Tom Wesselmann Tony Oursler
Mario Schifano Bertozzi & Casoni
Franco Angeli Julian Opie
Allen Jones Marc Quinn
Tano Festa


Nella storia delle avanguardie del Novecento il Pop, nonostante sia trascorso oltre mezzo secolo dalla sua nascita ed esplosione, e nonostante l’età dell’oro si identifichi soprattutto con gli anni sessanta, continua a essere influente nella nostra società contemporanea.
A proposito di Pop non si parla solo di arte, ma anche di moda, musica, design e architettura, letteratura, persino di cucina. Si tratta insomma di un aggettivo che può essere tranquillamente usato come un nome. E ancora funziona la celebre definizione che ne diede nel 1956 Richard Hamilton: una forma di arte “transitoria, popolare, economica, spiritosa, sexy, giovane, e soprattutto capace di generare grossi introiti economici”.
Oggi, quindi, non è affatto improprio continuare a usare il termine Pop nell’arte, considerando quante e quali mutazioni genetiche questo genere è stato in grado di attraversare, a partire dagli anni Ottanta soprattutto negli Stati Uniti, quando la società dell’economia si trasforma in finanza, continuando a Londra, negli anni Novanta, con la “generazione arrabbiata” degli yBa.
Pop Yesterday and Now è la mostra presentata da Flora Bigai per l’estate 2016 e curata da Luca Beatrice, che nel 2012 pubblicò per Rizzoli il saggio Pop. L’invenzione dell’artista come star, e che al tema ha dedicato numerosi scritti.








Equamente ripartita tra ieri e oggi, la mostra non poteva non iniziare dall’icona pop per eccellenza, la Marilyn che Andy Warhol rese mito immortale. Sono passati poco meno di trent’anni dalla morte dell’artista ed esattamente novant’anni dalla nascita dell’attrice, eppure le loro leggende sono rimaste immutate, indifferenti al passare del tempo.
New York, Londra e Roma sono le città in cui la Pop Art si sviluppa, a partire dagli anni Sessanta e per i decenni successivi. Se in America si consuma il tripudio delle merci, dei beni di consumo, dei miti di Hollywood (Andy Warhol), della pubblicità (Tom Wesselmann), ma anche di messaggi dal forte significato politico (Robert Indiana), la capitale inglese indica una strada diversa, intesa di un certo criticismo dal gusto ironico e teorico (Allen Jones) che sfiora persino la Parigi del Nouveau Réalisme (Niki de Saint Phalle). Sfumature certamente diverse che trovano una declinazione molto originale nella Roma di piazza del Popolo, dove operano dei veri e propri miti della loro epoca, pittori intensi e intrisi di esistenzialismo come Mario Schifano, Franco Angeli e Tano Festa.
Con un salto temporale di circa due decenni, è la generazione degli anni Ottanta, ormai prossima alla globalizzazione, a rinverdire il concetto di Pop, soprattutto all’interno della pittura che nel frattempo ha visto l’imporsi della Transavanguardia e della Graffiti Art. Autori come David Salle e Donald Baechler, con sfumature peraltro diverse, si muovono all’interno della figurazione dal clima postmoderno; Peter Halley è espressione del movimento Neo Geo, un’astrazione in cui la teoria, il rapporto con lo spazio architettonico e l’oggetto, divengono elementi fondamentali; Tony Oursler, invece, considera i new media, in particolare il video, come strumento indispensabile per leggere la contemporaneità.
Ultimi ribelli, eredi degli arrabbiati della Swinging London, sono gli artisti che con l’epocale mostra Sensation mostrarono un nuovo volto dell’Inghilterra di fine secolo: Marc Quinn, in particolare, con le sue provocazioni scioccanti ma anche con dipinti dal gusto floreale e iperdecorativo. Julian Opie è peraltro tra i primi a rivolgere l’interesse verso le tecniche del digitale, che qualcuno considera l’ultimo colpo mortale alla pittura tradizionale.
Né si poteva trascurare l’Italia, con l’ironia ficcante e tagliente di Bertozzi & Casoni, autentici inventori di un uso contemporaneo della ceramica, con le loro cover di opere famose: le Brillo Boxes di Warhol, la Merda d’artista di Piero Manzoni.