Huma Bhabha

Roma - 19/09/2019 : 14/12/2019

Una mostra di nuove sculture e disegni di Huma Bhabha. È la prima volta che l’artista pakistana espone a Roma.

Informazioni

  • Luogo: GAGOSIAN GALLERY
  • Indirizzo: Via Francesco Crispi 16 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 19/09/2019 - al 14/12/2019
  • Vernissage: 19/09/2019 ore 18
  • Autori: Huma Bhabha
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: su appuntamento
  • Uffici stampa: PAOLA C. MANFREDI STUDIO

Comunicato stampa

There is so much physical destruction happening in different parts of the world, to the extent that many functioning cities look like archeological digs. One of the ways I like to approach the past is in a cinematic way, reimagining the past and projecting towards the future just as movies often do.
—Huma BhabhaGagosian is pleased to present The Company, new sculptures and drawings by Huma Bhabha

This is her first exhibition in Rome.In expressive drawings on photographs as well as figurative sculptures carved from cork and Styrofoam, assembled from refuse and clay, or cast in bronze, Bhabha probes the tensions between time, memory, and displacement. References to science-fiction, archeological ruins, Roman antiquities, and postwar abstraction combine as she transforms the human figure into grimacing totems that are both unsettling and darkly humorous.The Company is inspired in part by “The Lottery in Babylon” (1941), a short story by Jorge Luis Borges in which a fictional society is taken over by a pervasive lottery system that doles out both rewards and punishments. The lottery is purportedly run by the Company, a secret, perhaps nonexistent body determining peoples’ fates. Bhabha’s procession of sculptures makes visible the power of this unseen Company. It comprises a pair of large, disembodied hands floating atop transparent plinths; a seated figure; and several standing figures of varying scale. Drawings on photographs echo these forms and characters, which could have come from a distant realm of the future just as easily as from a lost civilization. The standing figures are carved from stacks of dark cork—which emits an earthy, acrid odor—and its technical inverse, Styrofoam. These materials appear to be hard and dense, like eroded stone or freshly quarried marble, but they are lightweight and soft, allowing Bhabha to carve quickly and spontaneously without over-refining. The sculptural process thus becomes a sort of embodied stream of consciousness from which alien monsters, fertility goddesses, and Greek kouroi emerge.The masklike visages of Bhabha’s sculptures are at once majestic and jarring. Painted in incongruous pastel tones—blue, mauve, pink, and green—they recall graffiti, where urban grime combines with interventions of glowing color. With their deranged, cartoonish features empowered by a foreboding bipedalism, Bhabha’s sculptures seem to both mock and warn as reflections of and witnesses to human pride and power, veneration and iconoclasm.Pairing the scars of war, colonialism, and trauma with allusions to current events and popular media, Bhabha has long maintained that the world is an apocalypse, both man-made and natural; her ravaged sculptures appear to have witnessed some measure of catastrophe yet survived to tell the tale. Like an enthroned pharaoh or cyborg caught in a shower of shrapnel, a seated figure is assembled from sallow clay pressed into chicken wire, mottled fragments of Styrofoam, toy dog bones, and rusted chairs from Bhabha’s hometown of Karachi, caught in the crossfire of internecine and international conflict.In Bhabha’s large drawings, human and nonhuman figures occupy the intersection of photography, collage, and painterly gesture—their composite faces and shadowy forms seeming to haunt landscapes, city streets, and architectural settings. In one, a blue and beige arch is imposed on Bhabha’s own photograph of an ancient dog statue in Rome’s Musei Capitolini, with two white kouroi looming in the background.On the occasion of the exhibition, the Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea in Rome will host a conversation between Bhabha and Cristiana Perrella, director of the Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci in Prato, on September 18 at 6pm. The event will be held in English and open to the public.Huma Bhabha was born in 1962 in Karachi, Pakistan, and lives and works in Poughkeepsie, New York. Collections include the Museum of Modern Art, New York; Metropolitan Museum of Art, New York; Whitney Museum of American Art, New York; Bronx Museum of Art, New York; Hammer Museum, Los Angeles; Museum of Fine Arts, Houston; Centre Pompidou, Paris; Collezione Maramotti, Reggio Emilia, Italy; and Art Gallery of New South Wales, Sydney. Recent institutional exhibitions include Aspen Art Museum, CO (2011–12); Players, Collezione Maramotti, Reggio Emilia, Italy (2012); Unnatural Histories, MoMA PS1, New York (2012–13); We Come in Peace, Roof Garden Commission, Metropolitan Museum of Art, New York (2018); Other Forms of Life, Contemporary Austin, TX (2018–19); and They Live, Institute of Contemporary Art, Boston (2019). Bhabha participated in Intense Proximity, La Triennale, Paris (2012); All the World’s Futures, 56th Biennale di Venezia (2015); and the 57th Carnegie International, Carnegie Museum of Art, Pittsburgh, PA (2018).#HumaBhabha

C’è così tanta devastazione fisica in diverse parti del mondo che molte città vive sembrano degli scavi archeologici. Uno dei modi con cui amo avvicinarmi al passato è quello cinematografico, reimmaginandolo e proiettandolo verso il futuro come spesso solo il cinema fa.
—Huma BhabhaGagosian è lieta di presentare The Company, una mostra di nuove sculture e disegni di Huma Bhabha. È la prima volta che l’artista pakistana espone a Roma.Tramite espressivi disegni su fotografia e sculture figurative intagliate nel sughero e nello Styrofoam, realizzate con materiali di scarto e argilla, o fuse in bronzo, Bhabha esplora le tensioni tra tempo, memoria, e sradicamento. Tra fantascienza, resti archeologici, rovine romane e utopia postbellica l’artista trasforma la figura umana in totem ghignanti, allo stesso tempo figure inquietanti e sinistramente divertenti.The Company è in parte ispirata a “La Lotteria a Babilonia” (1941), un breve racconto di Jorge Luis Borges nel quale una società immaginaria è sopraffatta dal sistema di una lotteria incombente che dispensa ricompense e punizioni. La lotteria è presumibilmente diretta dalla Compagnia, un segreto, forse inesistente organismo che decide i destini delle persone. La processione di sculture di Bhabha svela il potere di questa Compagnia misteriosa. Questa comprende un paio di grandi mani disarticolate dal corpo che sembrano fluttuare su piedistalli trasparenti; una figura seduta; e numerose figure in piedi di diverse dimensioni. I disegni su fotografia richiamano questi personaggi, che potrebbero provenire da un lontano regno futuristico così come da una civiltà perduta. Le figure in piedi sono intagliate in pile di sughero scuro, emanante un acre odore di terra, e dal suo opposto tecnico, lo Styrofoam. Questi materiali, dall’aspetto duro e compatto, come pietre erose e marmi appena estratti, sono in realtà leggeri e morbidi e permettono a Bhabha di scolpire in maniera rapida e spontanea senza rifiniture. Il processo scultoreo diventa così una sorta di flusso di coscienza dal quale emergono mostri alieni, divinità della fertilità e kouroi greci.I visi delle sculture di Bhabha simili a maschere sono allo stesso tempo maestosi e conturbanti. Dipinti in sorprendenti toni pastello—azzurro, malva, rosa e verde—richiamano i graffiti, nei quali la sporcizia urbana si mescola a interventi pittorici dai colori brillanti. Con i loro lineamenti folli da cartone animato rafforzati da un profetico bipedismo, le sculture di Bhabha sembrano sia prendere in giro che mettere in guardia, in quanto riflessioni sul e testimoni dell’orgoglio e del potere umano, della venerazione e dell’iconoclastia.Accostando cicatrici di guerra, il colonialismo e i traumi ad allusioni ad eventi attuali e ai media di massa, Bhabha ha a lungo sostenuto che il mondo sia un’apocalisse, creata sia dall’uomo che dalla natura: le sue sculture saccheggiate sembrano essere testimoni di una certa catastrofe alla quale sono riuscite a sopravvivere per raccontarne la storia. Come un faraone sul trono o un cyborg colpito da una pioggia di schegge di proiettili, una figura seduta è realizzata con argilla giallastra compressa in rete metallica, frammenti di Styrofoam macchiati, ossi giocattolo per cani e sedie arruginite provenienti da Karachi, la città natale di Bhabha, intrappolata in un fuoco incrociato di conflitti intestini e internazionali.Nei disegni di grande formato di Bhabha, figure umane e non umane abitano lo spazio condiviso da fotografia, collage e gesti pittorici: i loro visi eterogenei e le forme indistinte sembrano infestare paesaggi, strade cittadine e siti architettonici. In uno di questi, un arco blu e beige interferisce su una fotografia che Bhabha ha scattato a Roma, ai Musei Capitolini, ad un’antica statua di un cane, con due kouroi bianchi che incombono sullo sfondo.In occasione della mostra, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea a Roma ospita l’artista in conversazione con Cristiana Perrella, direttrice del Centro per l’Arte Contemporanea Luici Pecci di Prato, il 18 settembre alle 18.00. La conversazione, aperta al pubblico, si terrà in inglese.Huma Bhabha è nata nel 1962 a Karachi, Pakistan, vive e lavora a Poughkeepsie, New York. I suoi lavori sono inclusi nelle collezioni del Museum of Modern Art, New York; Metropolitan Museum of Art, New York; Whitney Museum of American Art, New York; Bronx Museum of Art, New York; Hammer Museum, Los Angeles; Museum of Fine Arts, Houston; Centre Pompidou, Parigi; Collezione Maramotti, Reggio Emilia, Italia; e della Art Gallery of New South Wales, Sydney. Tra le più recenti mostre istituzionali si annoverano Huma Bhabha, Aspen Art Museum, CO (2011–12); Players, Collezione Maramotti, Reggio Emilia, Italia (2012); Unnatural Histories, MoMA PS1, New York (2012–13); We Come in Peace, Roof Garden Commission, Metropolitan Museum of Art, New York (2018); Other Forms of Life, Contemporary Austin, TX (2018–19); e They Live, Institute of Contemporary Art, Boston (2019). Bhabha ha partecipato alle mostre Intense Proximity, La Triennale, Parigi (2012); All the World’s Futures, 56th Biennale di Venezia (2015); e al 57th Carnegie International, Carnegie Museum of Art, Pittsburgh, PA (2018).#HumaBhabha

Oltre il confine del reale. Huma Bhabha a Roma

Gagosian, Roma – fino al 14 dicembre 2019. Scienza, filosofia, chimica, tecnologia. Tutte queste discipline concorrono alla definizione multidirezionale di “The Company”, prima mostra romana dell’artista pakistana Huma Bhabha. Nella cibernetica fisicità di personaggi senza tempo, sculture e disegni su fotografie, il meccanico si contrappone e si fonde al naturale.