Gli elefanti non sanno saltare

Brescia - 21/01/2012 : 24/03/2012

Undici pittori e uno scultore riflettono sul binomio leggerezza/pesantezza nell'arte di oggi e su come queste due accezioni possono essere utilizzate simbolicamente per indicare possibilità e limiti della società di oggi.

Informazioni

Comunicato stampa

Sabato 21 gennaio, alle ore 18.30 inaugurerà presso Gallera Delle Battaglie a Brescia il progetto collettivo Gli elefanti non sanno saltare. La mostra, che resterà visitabile fino al 25 febbraio 2012, è curata da Carolina Lio e presenta al pubblico il lavoro di dodici artisti della scena italiana contemporanea: Luca Bidoli, Carlo Cane, Gian Marco Capraro, Marco Carli Rossi, Rudy Cremonini, Daniele Duò, Maurizio L’Altrella, Ivan Lardschneider, Andrea Palamà, Manlio Sacco, TTozoi e Giulio Zanet



Undici pittori e uno scultore riflettono sul binomio leggerezza/pesantezza nell'arte di oggi e su come queste due accezioni possono essere utilizzate simbolicamente per indicare possibilità e limiti della società di oggi. Il titolo (oltre a essere una curiosità vera dal punto di vista scientifico) è una doppia metafora biologica e filosofica. Infatti, l'uomo contemporaneo ha ingigantito le sue conoscenze e le sue capacità pratiche, diventando un elefante che non riesce ad accettare biologicamente la sua fragilità organica e l'idea della morte, oltre ad essere spiritualmente sempre più ancorato a terra e alla logica consumistica.

Spiega il curatore della mostra: “La teoria di Bauman sulla società liquida asserisce proprio questo, e paragona la pesantezza delle nostre capacità acquisite alla leggerezza con cui scivoliamo sulle questioni fondamentali e spirituali dell’umanità. Potenti di abilità nozionistiche, scientifiche, geografiche, della possibilità di spostarci velocemente e di cambiare lavoro, casa, persino famiglia, gruppo di amici e abitudini, siamo diventati più fragili nelle nostra sfera intima. Come gli elefanti, abbiamo perso la capacità di saltare, ovvero abbiamo perso la capacità di staccarci dal suolo e dal materialismo, rinunciando al corpus di sicurezze impalpabili che rendono l’uomo padrone della propria vita e del proprio ambiente.”