Giuseppe Penone – Matrice

Roma - 26/01/2017 : 16/07/2017

Matrice presenta quindici opere dagli anni Settanta a oggi, molte delle quali inedite ed esposte per la prima volta in Italia.

Informazioni

  • Luogo: FENDI - PALAZZO DELLA CIVILTA' ITALIANA
  • Indirizzo: Quadrato della Concordia - Roma - Lazio
  • Quando: dal 26/01/2017 - al 16/07/2017
  • Vernissage: 26/01/2017 su invito
  • Autori: Giuseppe Penone
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Tutti i giorni Dalle 10.00 alle 20.00

Comunicato stampa

La mostra Matrice è un’occasione unica per ammirare una selezione di opere storiche e altre realizzate appositamente per la mostra da Giuseppe Penone, uno dei più grandi scultori viventi.

Matrice presenta quindici opere dagli anni Settanta a oggi, molte delle quali inedite ed esposte per la prima volta in Italia



L’intera mostra è concepita in dialogo con gli spazi di Palazzo della Civiltà Italiana: nelle architetture monumentali e sospese del palazzo – con le sue citazioni dei paesaggi metafisici di Giorgio De Chirico – Giuseppe Penone installa una serie di opere che contrappongono alla geometria precisa e agli elementi marmorei del Palazzo un senso della materia e della forma come entità vive e organiche. L’effetto finale è quello di una natura ricreata in interno e misteriosamente cresciuta nelle grandi navate del piano terra del palazzo: un dialogo tra natura e cultura, tra tempo biologico e storia.

La mostra prende il titolo da una delle opere più spettacolari, Matrice (2015): una scultura lunga trenta metri in cui un tronco di abete è stato scavato seguendo un anello di crescita, portando così in superficie il passato dell’albero, la sua storia e le trasformazioni attraverso il tempo. Nel legno di abete è incastonata una forma di bronzo che sembra raggelare il flusso di vita della natura. Come molte opere di Penone, Matrice rivela l’interesse dell’artista nei confronti del rapporto tra tempo e natura e, metaforicamente, tra natura, umanità e caducità.

“Gli alberi ci appaiono solidi, ma se li osserviamo attraverso il tempo, nella loro crescita, diventano una materia fluida e plasmabile. Un albero è un essere che memorizza la sua forma e la sua forma è necessaria alla sua vita, quindi è una struttura scultorea perfetta, perché ha la necessità dell’esistenza,” spiega Giuseppe Penone.

In mostra gli alberi di Penone si ricompongono in un bosco: in una delle sue opere più celebri, Ripetere il bosco (1969-2016), vari tronchi scavati in blocchi di legno sono disposti a ricreare una piccola foresta. Come in un paesaggio di fiaba, Ripetere il bosco evoca associazioni profonde e antiche tra magia e natura, ma descrive anche una natura sempre più addomesticata e artificiale: questo contrasto svela anche le preoccupazioni e ansie ecologiste dell’opera di Penone, diventate quanto mai attuali.

La serie Foglie di pietra (2013) – presentata per la prima volta in Italia – combina elementi naturali e blocchi di marmo scolpiti come capitelli e colonne antiche, quasi a suggerire paesaggi di rovine e frammenti di storia riconquistati dalle forze della natura. Le sculture della serie Foglie di pietra assumono un fascino ancora più seducente nella cornice di Palazzo della Civiltà Italiana a Roma, perché intrecciano nelle spirali di alberi e rami il peso e la ricchezza della storia antica. Archeologia e rovine, storia e cultura sono presentate in queste opere come una sorta di “seconda natura”: una sintesi profonda tra il passare del tempo naturale e quello umano, nel quale – per la prima volta nell’opera di Penone – si scorgono anche memorie romantiche e nostalgie di antiche civiltà perdute.

A queste opere fanno da contrappunto una serie di interventi tra cui il grande quadro Spine d’acacia – Contatto (2006) che delinea su tela l’impronta di una bocca disegnata con centinaia di spine. Al contempo delicato e aggressivo, Spine d’acacia – Contatto fa parte di una serie di opere di Penone in cui il corpo umano è descritto attraverso le tracce della sua assenza, con impronte digitali, orme e impressioni del fiato dell’artista. In Soffio di foglie (1979), ad esempio, il corpo dell’artista è presente come un calco impresso su un pila di foglie di mirto. In Essere fiume (2010) – una delle opere a prima vista più semplici ma filosoficamente più complesse dell’intera opera di Penone – l’artista replica meticolosamente in un blocco di marmo le forme di una pietra levigata da un fiume: in questo esercizio di simulazione che è al contempo una splendida allegoria della scultura, l’uomo si fa fiume e natura, partecipando a quel senso di comunione cosmica che anima l’intera opera di Giuseppe Penone.

La mostra è completata da due sculture presentate all’esterno del Palazzo della Civiltà Italiana. Indistinti confini: Anio (2012) accosta marmo e bronzo, materiali nobili che dialogano con l’architettura del palazzo. Abete (2013) è una grande scultura inedita – alta più di venti metri – che rappresenta una nuova fase nella ricerca di Giuseppe Penone, da tempo interessato a lavorare su scala urbanistica. Dopo una serie di installazioni scultoree negli spazi pubblici di varie città – tra cui Francoforte e Kassel in Germania – e dopo la celebrata esposizione nei giardini della reggia di Versailles, con Abete Penone interviene nel paesaggio di Roma inserendo una presenza inattesa: installato di fronte al Palazzo della Civiltà Italiana Abete conferisce una nuova dimensione più naturale e viva alle geometrie astratte dell’architettura dell’Eur.

Matrici ed equivalenze. Giuseppe Penone a Roma

“Matrice” ed “Equivalenze” sono le due personali di Giuseppe Penone che hanno aperto i battenti nella Capitale. La prima ripercorre il fenomeno-Penone con opere dagli Anni Settanta a oggi, nella sede del marchio Fendi. “Equivalenze”, allestita da Gagosian, riunisce nuovi lavori che riprendono tematiche filosofiche e materiali cari all'artista.