Giovane pittura contemporanea – Taylor McKimens

Trento - 17/01/2013 : 15/03/2013

A cura di Marco Tomasini, la mostra presenterà la sua recentissima produzione da cui emergono le costanti del suo lavoro. L’influenza fumettistica convive filtrata da accenni di pop art, perchè le sue fonti appartengono allo strato basso della cultura, del quotidiano.

Informazioni

Comunicato stampa

Lo Studio d’Arte Raffaelli di Trento giovedì 17 gennaio 2013 inaugura la mostra personale dell’artista americano Taylor McKimens a cura di Marco Tomasini. L’esposizione dà il via alla rassegna “Giovane pittura contemporanea” che a cadenza periodica presenterà soluzioni giovani e frizzanti prese dal vasto e intricato panorama pittorico contemporaneo. In mostra McKimens porta un po’ della sua America, o meglio i tratti di essa che ce la rendono subito riconoscibile. Il caldo torrido del deserto, le strisce di asfalto che come serpenti si snodano nel paesaggio disabitato, le piccole comunità rurali, abitate da personaggi quasi alieni

Il sole cuocente che ha accompagnato la sua infanzia nella cittadina californiana di Winterhaven, sembra sempre illuminare le sue composizioni. Una luce incidente che esagera i colori tramutando piante e uomini in esseri dai colori alterati, fluorescenti. In uno stile fumettistico, i contorni delimitano una realtà quotidiana, semplice e banale, ma resa speciale da una malinconia di fondo che spesso e volentieri si tramuta in pungente ironia. È questo lo spirito americano del “non prendersi mai troppo sul serio” del “take it easy” e che fa da leitmotiv a tutti i suoi lavori. Cè tanta pop art in McKimens, quellelevare loggetto quotidiano allo strato alto della cultura, tramutandolo in oggetto darte, ma con laggiunta di un qualcosa in più, sicuramente scomodo e inquietante. Quindi il disgusto, il raccapriccio, la sensazione di ripugnanza fanno parte del gioco e dellambito del possibile in senso fantasioso. Con McKimens linaspettato può quindi accadere, pronto a stupirci dietro la porta. I suoi cactus non sono più silenziosi e immobili, ma paiono prendere vita, così come la solitudine del camionista in un “diner” viene vivacizzata da esplosioni di colore da effetto bomba atomica. Le deformazioni possono comparire qua e là, sia sulle piante che sugli esseri umani. I suoi personaggi sono stucchevoli come i cactus, alterati geneticamente perché contaminati da un ambiente ormai troppo saturo di quell’“american dream” dove tutto è possibile e che li ha trasformati in automi, dai volti inespressivi, intenti a fare sempre la stessa azione. A tal punto che sono quasi “gli oggetti”, simbolo del consumo più sfrenato a impadronirsi dei loro padroni, in una fusione inquietante e grottesca, ma sempre con una giusta dose di ironia. Per la mostra sarà pubblicato un catalogo con testo critico di Marco Tomasini.