Cristian Castelnuovo – Blu

Cagliari - 09/03/2017 : 18/04/2017

Colore del cielo che richiama l’uomo verso l’infinito; prediletto da Kandinsky, doloroso per Picasso, vorticoso nei notturni di Van Gogh, assoluto per Klein, prezioso come il lapislazzulo sulle volte del mondo della spiritualità umana, il blu traccia la Storia dell’Arte da protagonista. È quindi questo il colore che segna un “fil rouge” tra la serie di opere che Cristian Castelnuovo ha deciso di selezionare e riunire in occasione della prima mostra personale in Sardegna.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA MACCA
  • Indirizzo: Via Lamarmora 136 - Cagliari - Sardegna
  • Quando: dal 09/03/2017 - al 18/04/2017
  • Vernissage: 09/03/2017 ore 19
  • Autori: Cristian Castelnuovo
  • Curatori: Efisio Carbone
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: martedì, giovedì e venerdì 19-21, o su appuntamento

Comunicato stampa

Galleria Macca è lieta di presentare la prima mostra personale di Cristian Castelnuovo (Vigevano, 1977) a Cagliari, curata da Efisio Carbone, che si terrà dal 9 marzo al 7 aprile 2017



Dove : Galleria Macca, Via Lamarmora 136, Cagliari

Inaugurazione : giovedì 9 marzo alle ore 19

Orari di apertura : martedì, giovedì e venerdì 19-21, o su appuntamento

Info : www.galleriamacca.com / +393295403007 / +393492515421



“La terra è blu, che meraviglia, è incredibile”

(Jurij Gagarin, 1961)


Blu


Colore del cielo che richiama l’uomo verso l’infinito; prediletto da Kandinsky, doloroso per Picasso, vorticoso nei notturni di Van Gogh, assoluto per Klein, prezioso come il lapislazzulo sulle volte del mondo della spiritualità umana, il blu traccia la Storia dell’Arte da protagonista. È quindi questo il colore che segna un “fil rouge” tra la serie di opere che Cristian Castelnuovo ha deciso di selezionare e riunire in occasione della prima mostra personale in Sardegna. Ma non è solo il blu ad essere tema portante dell’esposizione: l’artista si presenta con la sua poetica e la meticolosità della ricerca, ormai pluriennale, costellata di successi nazionali e internazionali. Eccellenti capacità tecniche e una notevole profondità spirituale sono alla base della trattazione di temi assai complessi, affrontati e risolti con rara sintesi e compiutezza estetica. Sono luoghi fotografati in un ideale viaggio dentro e fuori di noi, attraversati forzosamente, distrattamente, luoghi ai quali non viene attribuito nessun significato, scavalcati dal pensiero, incrociati per pochi secondi seguendo una moltitudine, come trasportati dalla corrente.
Sono gli scali degli aeroporti, snodi focali dell’esistenza sempre più interconnessa col mondo delle grandi distanze, dove spazio e tempo convivono, nel bene e nel male, con i nostri ritmi interiori. Ma se per Bauman la vacuità del luogo è negli occhi di chi guarda, allora (forse) l’uso e l’abuso del concetto di non-luogo di Augré può essere finalmente ridefinito e reinterpretato. I tagli a fuoco unico degli interni appaiono come quinte silenziose; l’uomo è assente, siamo noi sempre i primi ad attraversarle affascinati come i primi pittori del ‘400, scopriamo la prospettiva e la inseguiamo gettando il tempo dietro al tempo (come scrisse Vasari per l’ingegnoso Paolo Uccello) oppure

decidiamo di fermarci sulla soglia, come fa l’artista quando posiziona il suo cavalletto, per limitarci a contemplare scoprendo il valore metafisico nascosto agli occhi di chi procede distrattamente: quel senso di immobile ed eterno che la geometria restituisce attraverso l’architettura.
Queste strutture avveniristiche che, nella raffinata pulizia formale, ricordano certi lavori di Werner Mantz e nell’enfasi della luce la grandezza di Karl Hugo Schmölz, precedono l’abisso del blu percepito in volo. La serie degli oblò circoscrive porzioni di cielo come le cornici che separano la realtà fenomenica dallo spazio dipinto. Una finestra che getta lo sguardo verso il mondo per distaccarsi dalla realtà e acquistare una straordinaria palpitazione di ideale (Ortega Y Gasset, Meditazioni sulla cornice). Momenti preziosi d’infinita solitudine ma essenziali per assaporare il senso di libertà. Finestre aperte verso il vuoto o chiuse in spazi ovattati come nella fiumana in blu. Quasi un omaggio alla fotografia soggettiva di Peter Keetman: il frastuono e la calca del pubblico al concerto si condensa sul sottile vetro dell’io, una miriade di gocce sulla pellicola.

[Efisio Carbone]