Agostino Ferrari – Segni del tempo

Milano - 21/06/2018 : 28/10/2018

Un antologica dedicata all’artista milanese, universalmente riconosciuto come l’artista del segno, che ha usato il segno come scrittura non significante e ha saputo farne uno strumento espressivo, capace di raccontare emozioni personali oltre ad essere stato la cifra di un linguaggio partecipe del mainstream contemporaneo, fra post- informale, arte programmata, minima, pop e i vari ritorni alla pittura.

Informazioni

Comunicato stampa

Un antologica dedicata all’artista milanese, universalmente riconosciuto come l’artista del segno, che ha usato il segno come scrittura non significante e ha saputo farne uno strumento espressivo, capace di raccontare emozioni personali oltre ad essere stato la cifra di un linguaggio partecipe del mainstream contemporaneo, fra post- informale, arte programmata, minima, pop e i vari ritorni alla pittura. Nel 1962 Ferrari è stato tra i fondatori del gruppo “ Cenobio” , periodo in cui il segno era fraseggio grafico di moduli

Dopo lo scioglimento del gruppo e due soggiorni negli USA, nella seconda metà degli anni Sessanta, il lavoro di Ferrari acquista una consistenza oggettuale, in parallelo alle coeve esperienze degli amici Agostino Bonalumi, Enrico Castellani e Dadamaino.
Il segno diventa incisione concretamente praticata sulla superficie, vengono effettuate anche ricerche di tipo processuale sulla forma e sul colore.
Alla fine degli anni Settanta, una fase di ripensamento e di bilanci definita “rifondazione”, porta Ferrari a recuperare un segno più gestuale che da quel momento non lascerà più: moduli e grafie illeggibili si moltiplicano attraverso nuovi cicli che impegnano l’artista per alcuni decenni.

Nel segno dell’arte. Intervista ad Agostino Ferrari

L’11 ottobre è stato presentato al Museo del Novecento di Milano ‒ dove è in corso la mostra personale di Agostino Ferrari ‒ il Catalogo Generale della sua opera, edito da Electa e curato da Martina Corgnati. Intervistato per l’occasione, l’artista, milanese classe 1938, racconta la sua carriera, dagli esordi con Fontana e Manzoni, passando per il Gruppo del Cenobio, fino ad arrivare al segno, leitmotiv di sessant’anni di lavoro.