Fabulations. Un secolo di gioielli, nel libro di Alba Cappellieri

Tra design e costume, Alba Cappellieri definisce una nuova idea di preziosità.

Sonia Delaunay, Collana Abstraction, 1980. Roma, Collezione privata
Sonia Delaunay, Collana Abstraction, 1980. Roma, Collezione privata

È di recente pubblicazione per Skira la nuova indagine sul mondo del gioiello di Alba Cappellieri, una delle più raffinate e colte studiose di questo particolare ambito del progetto. Gioielli. Dall’Art Noveau al 3D printing è un volume imprescindibile per chi voglia studiare e comprendere le profonde trasformazioni tecnologiche, i codici estetici e creativi che hanno attraversato il Novecento. Il merito della direttrice del Museo del Gioiello di Vicenza sta nel definire i contorni di questo campo ampio e complesso portando uno sguardo originale e soprattutto istruttivo. A cominciare dall’Esposizione Universale parigina del 1900, la ricerca della Cappellieri mette subito in chiaro la prospettiva teorico-critica adottata: “Una visione pluralistica che evidenzia il legame dei gioielli con il contesto, le idee, le mode e i protagonisti del proprio tempo… la rivoluzione del nuovo – si manifesta nei cambiamenti di senso e nei passaggi tra il gioiello, le tecnologie e le arti: il design, l’architettura, la moda ma anche il cinema e la fotografia”.

RENÉ LALIQUE E GLI ALTRI

È con René Lalique, lo straordinario sperimentatore di forme ispirate dalla natura, che si avvia la nuova arte del gioiello. L’utilizzo di materiali non necessariamente preziosi e l’influenza della natura danno vita a un universo di forme che rivelano come questa visione del naturale sia profondamente influenzata dalla poetica simbolista e in particolare dalla poesia di Mallarmé. A raccontare e visualizzare al meglio questa evoluzione del gusto e l’ibridazione disciplinare dell’arte nuova è la Maison de l’Art Nouveau del mercante e critico d’arte tedesco Siegfried Samuel Bing, che all’Esposizione di Parigi immagina un ambiente con i vari elementi che lo compongono realizzati da William Morris, Émile Gallé, René Lalique, Auguste Rodin, Pierre Bonnard e Paul Signac. Un allestimento che restituisce il desiderio dialettico delle arti pronte a modificare gli aspetti percettivi ed estetici dell’abitare e, in un senso più ampio, il quotidiano in quell’ambizioso programma d’avanguardia che è la Gesamtkunstwerk. Aspirazione che viene colta appieno dalle Avanguardie di inizio Novecento. È così che il gioiello diviene ambito di sperimentazione creativa e progettuale capace di “caratterizzare il nostro tempo”, ed esprimere lo Zeitgeist “con la sua enfasi sullo spazio e la struttura, luci forti, forme aperte, aggetti, strutture fluttuanti e in movimento”.

Alba Cappellieri – Gioielli. Dall’Art Noveau al 3D printing (Skira, Milano 2018)
Alba Cappellieri – Gioielli. Dall’Art Noveau al 3D printing (Skira, Milano 2018)

DA CALDER A MUNARI

Tra Futurismo e Surrealismo è Alexander Calder, trasferitosi a Parigi, a creare nel 1926 il Cirque Calder, da cui ebbero origine i suoi oggetti cinetici e gli straordinari gioielli di filo che tanto hanno affascinato in tempi recenti Riccardo Dalisi. La preziosità inizia a essere valutata non per la selezione dei materiali ma per il valore dell’intervento progettuale e artistico. Il tema del circo e l’influenza di Calder sconfina nella moda con Elsa Schiaparelli, che nel 1937 presenta i suoi monili in metallo disegnati da Jean Schlumberger. Parte così un interesse diffuso da parte di artisti come Picasso, Dalí, Giacometti, Man Ray per il gioiello. Un tema che si fa tendenza e che attraversa la storia   delle arti passando in particolare per l’arte cinetica e programmata con le sperimentazioni di Bruno Munari, Alberto Biasi e Gabriele De Vecchi. Un’attitudine artistica che trova nella cosiddetta scuola di Padova, intrecciata con le produzioni del gruppo N di cui fa parte anche Gaetano Pesce, un’espressione più definita e costante. È in particolare il lavoro sull’essenza geometrica delle forme di Giampaolo Babetto a emergere come ricerca profonda e personale che Germano Celant definisce “un vortice purificatorio tra passato e presente”. Un viaggio, quello descritto dalla Cappellieri, che attraversa il Novecento e arriva ai giorni nostri mantenendo inalterato l’interesse per un tema di progetto apparentemente marginale, che vede i protagonisti del design italiano come Giulio Iacchetti, Monica Castiglioni, Odo Fioravanti, Paolo Ulian impegnati a ibridare e sperimentare nuovi territori possibili per il design e le discipline del progetto in generale. Completa questo approfondito e stimolante percorso nell’universo del gioiello un ricco e accurato apparato iconografico.

Marco Petroni

Alba Cappellieri – Gioielli. Dall’Art Noveau al 3D printing
Skira, Milano 2018
Pagg. 264, € 60
ISBN 9788857237367
www.skira.net

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Marco Petroni
Marco Petroni, teorico e critico del design. Ha collaborato con La Repubblica Bari, ha diretto le riviste Design Plaza, Casamiadecor, ha curato la rubrica Sud su Abitare.it, è stato redattore di FlashArt. Collabora con l'edizione online di Domus. Curatore senior presso il centro di ricerca museale Plart di Napoli. Sviluppa progetti curatoriali innovativi ed eventi legati ai temi della cultura del progetto con un approccio transdisciplinare come Botanica di Studio Formafantasma, Naturally combined di Mischer'Traxler, The future of Plastic di Officina Corpuscoli e altri. Ha pubblicato vari saggi tra cui Mondi Possibili, appunti di teoria del design (Edizioni Temporale), Going real, il valore del progetto nell'epoca del postcapitalismo (Planar Books). Ha tenuto lezioni presso Naba Milano, Design Academy Eindhoven, London Design Museum. Attualmente insegna Storia del design presso l'Accademia Belle Arti di Napoli e Communication for fashion al Politecnico di Milano.