Too much reality. DAU raccontato da Gianluigi Ricuperati

Mentre a Parigi Ilya Khrzhanovsky sta per ricostruire una porzione del Muro di Berlino, Gianluigi Ricuperati ha raccontato il suo progetto più celebre in un libro. “DAU”, l’esperimento artistico-sociale che ha portato quattrocento persone a vivere in un paesino dell’Ucraina, seguendo i dettami dello stalinismo.

Gianluigi Ricuperati – Est (Tunué, Latina 2018)
Gianluigi Ricuperati – Est (Tunué, Latina 2018)

Nota soprattutto per i suoi romanzi grafici, la casa editrice Tunué – di base a Latina – dal 2014 si fregia anche di una collana di romanzi tout court, diretta da Vanni Santoni. Il 15esimo titolo è firmato dal torinese Gianluigi Ricuperati. Ed è l’ennesima sperimentazione da parte sua, in un cammino ramingo nell’editoria italiana che per ora non ha pose.
Ora, la difficoltà di parlare di questo libro sta nel fatto che lo spazio a disposizione lo si utilizza tutto per descrivere il set, che è pazzesco anche e soprattutto perché è reale. Si chiamava DAU, iniziò nel 2008 e lo progettò Ilya Khrzhanovsky. Che è un regista, ma come chiamare DAU? Un biopic sociale, forse? Sta di fatto che in un paesino dell’Ucraina, Charkiv, ricostruisce non soltanto l’Istituto di ricerca moscovita dove operò il fisico Lev Landau durante lo stalinismo, bensì l’umanità stessa che lo popolava. Qualcosa come 400 persone in un’area di 12mila mq, a ricalcare minuziosamente e ossessivamente la vita dell’epoca, dal cibo agli abiti, dalla tecnologia agli interrogatori. Si dirà: il tempo delle riprese. Che però sono durate oltre due anni, e alla fine il progetto non ha retto.

UNA GEOGRAFIA D’ALTRI TEMPI

L’esito però c’è: una dozzina di videoinstallazioni, cammeo di personaggi che vanno da Marina Abramović a Brian Eno. E uno strano palazzo a Londra, al numero 100 di Piccadilly Circus, dove il Ricuperati autore è stato invitato per seguire la vicenda… dall’interno? Difficile a dirsi, perché qui, si capirà, i ruoli sfumano l’uno nell’altro in maniera sottile, subdola. I piani temporali, quelli spaziali, quelli narratologici paiono aghi impazziti di bussole che rispondono a una geografia e a una geometria d’altri tempi. Tanto che alla fine, forse, si potrebbe dire: questo è un gran bel romanzo d’amore.

Marco Enrico Giacomelli

Gianluigi Ricuperati – Est
Tunué, Latina 2018
Pagg. 197, € 16
ISBN 9788867903047
www.tunue.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #47

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.