Personalizzare le automobili, specie oltreoceano, è oggi una pratica diffusa, ma da dove trae spunto? Dai pionieri della Kustom Kulture, che vi raccontiamo qui.

It was a guy thing. Cars and comix. Seek, sexy bodies and base humor”.
Kenny Howard

Fra i mille riferimenti culturali e artistici da cui trae ispirazione la grafica underground molto spesso non viene menzionata la Kustom Kulture, la cultura cioè che, a partire dalla fine degli Anni Quaranta, inizia a diffondersi dalla costa ovest degli Stati Uniti in tutto il mondo occidentale e che, ancora oggi, occupa un piccolo ma affezionatissimo spazio all’interno dell’ecosistema culturale underground.
Proprio a partire dagli Anni Quaranta infatti tutta una serie di fattori si allineano fino a formare uno stile davvero unico e tipicamente made in USA. La disponibilità di nuovi materiali scoperti dall’industria aerospaziale come la vetroresina, il successo di pellicole quali Il Selvaggio (1953) e Gioventù bruciata (1955), l’innalzamento della ricchezza media della popolazione che contribuisce ad aumentare la mole dei consumi, lo sviluppo di una fascia di età giovanile che ricerca per la prima volta una propria estetica di riferimento, sono solo alcuni degli aspetti che rendono possibile la nascita della Kustom Kulture. Un successo annusato come sempre in anticipo dall’industria dell’entertainment con pellicole quali Hot Rod Rumble e Dragstrip Girl entrambi del 1957, in cui la trama, non certo ambiziosa, descrive le gesta di giovani ribelli impegnati nella costruzione di automobili sempre più potenti per rincorrere il brivido della velocità in gare illegali in cui, ovviamente, il premio consiste nell’amore della bella di turno.
Ma tralasciando questi aspetti secondari, che non a caso provengono dal mondo commerciale, cerchiamo di delineare i tratti distintivi della Kustom Kulture e perché la sua importanza nella storia della grafica non è a nostro avviso inferiore a quella di altri stili solitamente ben più celebrati.
La sterminata produzione di automobili avvenuta durante la Seconda Guerra Mondiale fa sì che i giovani abbiano una vastissima scelta di mezzi a buon mercato su cui poter effettuare esperimenti grafici con l’obiettivo di personalizzare ‒ da qui il termine kustom ‒ il proprio mondo di cui l’auto è senz’altro uno degli oggetti che, nella tradizione americana in particolare modo, rappresenta uno status symbol.

Kenny Howard in un ritratto del 1955
Kenny Howard in un ritratto del 1955

VON DUTCH, IL PIONIERE DELLA KUSTOM KULTURE

In questo contesto emerge la figura di un meccanico che opera nei sobborghi di  Los Angeles  già dalla fine degli Anni Trenta. È lui, Kenny Graeme Howard, più conosciuto con il nome d’arte di Von Dutch, che inizia a innalzare l’asticella della qualità grafica degli interventi su mezzi come auto e moto. Il suo stile unico e soprattutto la sua tecnica artistica del tutto innovativa, che prende il nome di pinstriping, iniziano a renderlo famoso in tutti gli Stati Uniti. Per certi versi possiamo sostenere che sia proprio Von Dutch l’inventore di uno dei simboli che maggiormente colpirà l’immaginario della grafica underground, quel Flying Eyeball ‒ o occhio alato ‒ che Howard assume come proprio logo e che ancora oggi è uno dei soggetti più amati dai grafici e poster artist di tutto il mondo.
È interessante sottolineare come, nell’arte di Von Dutch, vi siano alcuni germogli di quello che fiorirà solamente nel decennio successivo attraverso la grafica psichedelica.
È proprio Howard che, sia pure con mezzi alquanto rudimentali, propone al mondo della grafica underground un’ottica nuova che tanto successo otterrà negli anni successivi. Per lui infatti è centrale una visione mistica dell’arte, vista come un mezzo per elevarsi a uno stadio superiore di consapevolezza individuale. Von Dutch sostiene che nothing is original, che tutto ciò che la creatività contribuisce a realizzare è già presente nel subconscio di ognuno di noi, dobbiamo solamente trovare il modo di lasciarlo uscire. Ai più attenti conoscitori della storia della cultura psichedelica non passerà inosservata l’assonanza con quanto, circa un decennio dopo, andrà sostenendo uno dei profeti dell’LSD e cioè il dottor Timothy Leary con il suo famoso mantra Turn on, tune it, drop out, un concetto derivato da Marshall McLuhan il cui significato è semplice: Turn on significa attivare la divinità che è in ognuno di noi. Tune it significa che, una volta che sei attivato spiritualmente e sei pronto per tornare in mezzo agli altri, devi trovare un mezzo per manifestare la tua nuova consapevolezza: dipingi, scrivi, suona, tutto pur di riuscire a esprimere la tua personalità. Infine Drop out, che non significa isolarsi, ma cambiare la vita. Turn on, tune in, drop out!

La Batmobile (1966) disegnata da George Barris
La Batmobile (1966) disegnata da George Barris

ED “BIG DADDY” ROTH, L’INVENTORE DI RAT FINK

Oltre a quello di Von Dutch, altri nomi che in questi anni raggiungono una certa notorietà, anche grazie al mondo di Hollywood che utilizza i loro veicoli in alcune pellicole, sono George Barris – inventore della prima e indimenticabile Batmobile e autoproclamatosi sobriamente The King of the Kustomizers – Dean Jeffries, Bill Cushenberry, Darryl Starbird e, forse il più conosciuto, Ed “Big Daddy” Roth – definito dallo scrittore Tom Wolfe come il Salvador Dalí della Kustom Kulture.
Proprio Roth è colui che meglio di ogni altro riesce a coniugare la competenze meccaniche, lo spirito ribelle e spontaneo della gioventù bruciata con il mondo della grafica e del fumetto, il tutto riassunto nella figura di Rat Fink, lo storico personaggio da lui inventato nel 1963. È proprio da Mickey Mouse che deriva Rat Fink, un topo che riveste l’archetipo opposto della creatura disneyana. Un essere, quello di Roth, dalle fattezze mostruose, con lineamenti estremizzati e caricaturali che, sulla scia dei lavori di Basil Wolverton, sfreccia in sella a vetture altrettanto mostruose e potenti. Occhi iniettati di sangue, tremolio continuo, denti aguzzi e fisico sovrappeso contraddistinguono Rat Fink e tutte le altre creature disegnate da Roth al volante di mezzi assurdi e fiammeggianti.
L’artista Robert Williams – forse uno dei principali eredi della tradizione della Kustom Kulture e fondatore della rivista Juxtapoz – riassume l’importanza di Roth in poche parole: “Roth, inavvertitamente, è riuscito nell’impresa, fino ad allora inimmaginabile, di ribaltare il concetto stesso di automobile, da semplice mezzo di trasporto o strumento per competizioni sportive a regno di avventure mentali immaginifiche ed estreme. Da questo ribaltamento nasce la straripante grafica della Kustom Kulture”.

Ed Roth Big Daddy, Rat Fink, 1963
Ed Roth Big Daddy, Rat Fink, 1963

LA KUSTOM KULTURE COME ESPRESSIONE DELLA CULTURA DI MASSA

È durante il relativo successo commerciale della Kustom Kulture che fiorisce quello che poi diverrà un assoluto classico di tutte le successive forme espressive di controcultura visiva, ovvero l’autoproduzione di t-shirt stampate mediante la tecnica serigrafica, altro esempio della ricerca spasmodica da parte dei giovani di un personalizzazione totale del proprio essere.
Nell’estetica tipica della Kustom Kulture, oltre all’occhio di Von Dutch e al Rat Fink di Roth, troviamo altri elementi tipici quali i corpi femminili rappresentati senza alcuna censura, le prime forme di decorazioni a spirali concentriche tipiche della poster art Anni Sessanta e le ali, inserite qua e là come elemento che rimanda a una forma di misticismo forse rozzo ma dal sicuro impatto visivo. L’eredità di Von Dutch e Ed Roth, da sempre oggetto di culto per nicchie di appassionati, non ha mai smesso diffondersi e, oggi più che mai, vede in ogni parte del globo seguaci intenti a kustomizzare ogni tipo di mezzo di trasporto e a rendere omaggio a queste figure di pionieri un po’ pazzi ma sicuramente da rivalutare all’interno della storia della grafica.

Francesco Ciaponi

UN LIBRO per saperne di più sui pionieri della Kustum Kulture

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Francesco Ciaponi
Francesco Ciaponi, laureato in Storia della stampa e dell’editoria presso l’Università di Pisa con una tesi dal titolo “Mondo Beat: la nascita dell’editoria underground in Italia“, dopo anni di fanzine e Happening Underground, nel 2010 fonda Italian Poster Rock Art, l’archivio italiano della poster art. Dal 2016 dirige il sito e l’omonima casa editrice Edizioni del Frisco con articoli di approfondimento sulla storia della grafica e dell'editoria indipendente. È art director del magazine indipendente Friscospeaks. È autore di "The Big Lebowski Art Collection" (EdF, 2016), "Underground: ascesa e declino di un'altra editoria" (EdF, 2018), "Amazing Surf Logos" (EdF, 2019). Dal 2019 è docente di Storia della stampa e dell’editoria presso LABA, Libera Accademia di Belle Arti di Rimini e collabora con eventi (Fruit Exhibition) e istituti accademici (Accademia di Brera, Accademia di Frosinone, ACCA Jesi, ISIA Firenze). Negli anni ha collaborato con articoli e interviste con magazine internazionali quali Polpettas magazine (Spagna), Moof magazine (Inghilterra) e The Concern Newsstand (USA).