Milano-Cortina 2026. Il logo è brutto: partono polemiche e sfottò

A poche ore dalla presentazione della candidatura delle due città italiane per ospitare i giochi olimpici invernali del 2026, sui social scoppia la polemica sul logo che accompagna il videospot, considerato campanilistico e scontato. Ma si tratterebbe “solo” di un logo di candidatura, e non di quello ufficiale di città olimpica. E dunque per questo meno importante?

Logo Milano Cortina
Logo Milano Cortina

Stampa nazionale in fermento in queste ore, ma soprattutto tanta attesa e aspettative sono riversate sull’appena presentata candidatura di Milano e Cortina come sedi delle Olimpiadi invernali del 2026. Il tandem italiano arriva a Tokyo per la 23esima assemblea dei Comitati olimpici nazionali, favorito e con una sola avversaria, Stoccolma, e un videospot di candidatura dalla connotazione e dal mood emozionale tipicamente made in Italy: le cime innevate di Cortina, la brulicante Milano, l’immancabile Bosco Verticale di Boeri, le sfilate di moda, i turisti al Duomo, gli spettacoli alla Scala, piste da sci, campioni che hanno portato alto il nome dell’Italia a livello internazionale, immagini di repertorio di precedenti manifestazioni sportive a Cortina, con il Rondò Veneziano a fare da sottofondo musicale. Insomma, la candidatura presentata a Tokyo dal presidente del CONI Giovanni Malagò, il governatore del Veneto Luca Zaia, il sindaco di Milano Giuseppe Sala e l’olimpionica Arianna Fontana è un omaggio all’italianità, e il logo che ne sintetizza il concept, da questo punto di vista, non potrebbe essere più in linea di così: una montagna tricolore che riprende la forma del Duomo di Milano, le cui cuspidi gotiche ricordano – o dovrebbero ricordare – cime innevate. Al centro della montagna-Duomo, è una pista da sci, anche questa tricolore. Didascalico? Campanilistico? Scontato? Poco creativo? Diciamo che nelle ultime ore, sui social network, designer, esperti di comunicazione, addetti ai lavori, guru del branding e non stanno tenendo vivo un acceso dibattito, e alla fine tutti si chiedono: “chi diamine ha realizzato questo logo?”. Se logo vogliamo chiamarlo…

LA POLEMICA…

“Siamo alle solite, c’è l’esigenza di disegnare il logo per una cosa speciale, importante, internazionale, di carattere pubblico e cosa salta fuori? La stilizzazione del Duomo, una spolverata di tricolore e una pista a bisaboghe che dalla Madonnina ti sbatte giù sino alla Piazza sottostante… Ma perché in Italia per questo genere di cose non ci si affida a dei professionisti?”, scrive sul proprio profilo Facebook Giulio Iacchetti, designer e titolare dell’omonimo studio. “Mi riferisco anche al Sindaco Sala: ma sig. Sindaco, con tutti i bravi graphic designer che ci sono a Milano e in Italia, come è possibile procedere con soluzioni scolastiche come questa cosa qui?!”. Cheppoi scolastico è un eufemismo diplomatico, visto che probabilmente in nessuna scuola di design di Milano (e non ne mancano) ci si abbasserebbe ad un livello simile neppure al primo anno. Nell’arco di poche ore si sono susseguiti numerosi commenti e condivisioni, scambi più o meno accesi di opinione, in cui molti condividono quanto scritto da Iacchetti, considerando il logo “vecchio”, “fatto da dilettanti”, “banale”, ma anche una “fusione semplice, facilmente fruibile e diretto”. Non sono mancate poi le freddure di rito, tra le quali vince su tutte la collatio filologica tra il logo – che come abbiamo detto è una crasi grafica tra le città di Milano e Cortina – e le battute iniziali del film Vacanze di Natale del 1983: “Ivana, fai ballare l’occhio sul tic! Via della Spiga – Hotel Cristallo di Cortina: 2 ore, 54 minuti e 27 secondi… Alboreto is nothing!”. Così anche il mitico Guido Nicheli ha la sua giusta passerella.

…SMORZATA

In queste ore però sembra abbia trovato risposta la domanda che tutti si chiedevano, ovvero “chi è l’autore del logo”. Pare che l’idea sia stata concepita e realizzata all’interno del palazzo del CONI, a costo zero, e a rassicurare tutti sulla differenza tra logo di città “candidata” e “olimpica” è Giovanni Malagò, che così risponde alla polemica su Sky Sport: “ho visto sui social che si è parlato molto del logo, ho visto apprezzamenti ma c’è anche chi non è molto convinto, ma questo fa parte della soggettività”. Il presidente del CONI quindi spiega che il logo delle polemiche in realtà non è quello ufficiale, ma solo quello che è stato presentato per la candidatura: “qui parliamo esclusivamente del logo della candidatura, cioè quello che ci serve per arrivare a vincere la partita a giugno, poi il logo dell’evento, qualora dovessimo vincere, sarà tutt’altro e sarà oggetto di un concorso, anche perché quel logo sarà quello su cui dovranno essere sviluppate le attività di marketing e merchandising”. Insomma due dati importanti, uno positivo e uno negativo. Quello positivo è che il logo si cambierà e ben presto – dopo la, ci auguriamo tutti, vittoria della candidatura – non lo vedremo più; quella negativa è che i palazzi del potere capitolini ne hanno fatta un’altra delle loro. Tutti a dar la colpa a Beppe Sala e invece era la solita romanella…

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.
  • Luca Ruali

    L’intreccio dei cerchi è sbagliato.