Il parco dei cervi: il capolavoro manga di Kamimura Kazuo

Sulla via del manga d’autore, prosegue in Italia la conoscenza di Kamimura Kazuo e dei suoi strepitosi fumetti. Vere e proprie opere d’arte come “Il parco dei cervi”, dove ossessione e vendetta traghettano il lettore in un crudele ritratto del mondo del cinema.

Con Kamimura Kazuo non sai mai quando trovarti al culmine di qualcosa. Sei sempre lì, in bilico sulla perdita totale dell’innocenza. Il disegnatore giapponese è uno dei rari artisti in grado di schiaffeggiare i sensi dei lettori, proponendo storie a fumetti di un’inaudita poesia e dalla potenza drammatica travolgente. I suoi lavori somigliano tanto a congegni a orologeria, e continuano ad appassionare a distanza di così tanto tempo.
Nato nel 1940 e morto giovane nel 1986, Kamimura in patria è conosciuto come Shōwa no eshi (Il pittore d’epoca Shōwa). Entrato a far parte dell’agenzia pubblicitaria Senkōsha nei primi Anni Sessanta, incrocia il fumetto in maniera quasi fortuita. Probabilmente perché nell’intimo si sente illustratore, dopo la laurea in design presso l’Università di Musashino.
Nel 1967 viene contattato dal mensile Gekkan Town per realizzare un fumetto di impronta umoristica, Kawaiko Sayuri-chan no daraku, in cui l’ispirazione sembra provenire da Occidente. L’anno seguente è la volta di Parada, su testi di Aku Yū. Quindi Kamimura realizza un capolavoro dietro l’altro, collaborando con le penne più popolari dell’epoca: Koike Kazuo, Okazaki Hideo – col quale non pochi saranno i conflitti –, il noto Kajiwara Ikki e Suzuki Noribumi – lo sceneggiatore con il quale nel 1976 realizzerà il meraviglioso Il parco dei cervi.

KAMIMURA KAZUO, UNO SCRITTORE PRESTATO AL FUMETTO

A guidare i suoi interessi, e la sua mano, sono però principalmente letteratura e poesia. I fumetti, per sua stessa ammissione, appartengono al retroterra giovanile, ma non dirigono le scelte professionali. Illustrare è il solo impiego che cattura il suo ego, e arriverà perfino a firmare qualche centinaio di tavole l’anno per le riviste con le quali si trova a collaborare.
Oltre alla letteratura, predominante nelle sue opere è il cinema: pietra angolare nella costruzione di alcune opere e contraltare di riferimenti colti e ricostruzioni a fumetti di celebri sequenze cinematografiche con le quali arricchire il tessuto grafico dei suoi fumetti.
Un tessuto in cui l’eleganza è una ragione d’essere imprescindibile. Se il cineasta preferito appare Yasujiro Ozu, parte della restante adorazione andava a Billy Wilder, ai film con Marlene Dietrich e a Conoscenza carnale (1970) di Mike Nichols.

Suzuki Noribumi & Kamimura Kazuo ‒ Il parco dei cervi (Coconino Press, Roma 2020)

Suzuki Noribumi & Kamimura Kazuo ‒ Il parco dei cervi (Coconino Press, Roma 2020)

KAMIMURA KAZUO E IL CINEMA

Il legame con il cinema è in realtà molto più articolato e profondo. E Il parco dei cervi lo dimostra in maniera superba. Un manga che è la storia di un’ossessione e di una terribile vendetta. Murase Takayuki da anni è un frustrato assistente alla regia che brama di firmare un lungometraggio davvero suo. Un giorno, in un teatro di posa, incontra Azusa Wakaba, una liceale di 17 anni figlia della celebre attrice Azusa Fumiko, morta suicida in circostanze tragiche e misteriose qualche tempo prima. Di Wakaba si interessa anche Makiguchi Kenzō, un potente e famoso regista ormai ritiratosi dalle scene, ma da anni divorato dall’ossessione di girare il capolavoro della sua vita: un adattamento da La passione del serpente di Ueda Akinari, il cui copione era stato scritto per Fumiko ma che ora egli affida alla figlia Wakaba scippando il progetto dalle mani del giovane Murase.

UN’OPERA IPNOTICA

In una girandola vorticosa di sequenze che strisciano letteralmente sulla carta, Il parco dei cervi costruisce un’opera a fumetti in cui ossessione, lussuria e bramosia formano un unico corpo narrativo dalle conseguenze tragiche. Senza possibilità di fuga. Sceneggiato in maniera impeccabile da Suzuki Noribumi, con il quale Kamimura collaborò a stretto contatto diventandone il braccio artistico, il fumetto è un ritratto crudele e impietoso del mondo del cinema: quello dei cineasti di un tempo, riveriti e blanditi come oggi non sarebbe più possibile. Un ritratto che, dietro la patina raccapricciante e perversa, denota anche quella passione cinefila di cui si diceva, e che Kamimura annota quasi a margine riproducendo nel dettaglio, solo per dire, vecchi manifesti e fotografie.
Come in un’ottima storia per il cinema, la misteriosa Wakaba ripercorre così il tragitto di perdizione della madre, mentre attorno a lei una mirabile costruzione narrativa e tanti piccoli segnali lasciano presupporre un andamento della vicenda molto più agghiacciante. Con tali premesse, Il parco dei cervi si presenta al lettore quale geniale incrocio di arte del disegno, letteratura e passione cinefila. Verrebbe da dire: un’opera quasi ipnotica. Ad arricchire il volume – edito da Coconino Press – troviamo due contributi firmati da Giacomo Calorio (Sessualità indomabili: Suzuki Noribumi e il cinema erotico giapponese) e Paolo La Marca (Il parco dei cervi di Suzuki Noribumi e Kamimura Kazuo: un requiem per il mondo del cinema). Paolo La Marca figura anche come traduttore del fumetto, ed è considerato a ragione il massimo esperto italiano di Kamimura Kazuo. Una guida illuminante e molto colta, la sua, per farci capire chi era il disegnatore e il valore delle sue opere immortali.

Mario A. Rumor

Suzuki Noribumi & Kamimura Kazuo ‒ Il parco dei cervi
Coconino Press, Roma 2020
Pagg. 232, € 22
ISBN 9788876185342
www.coconinopress.it

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Mario A. Rumor

Mario A. Rumor

Ha scritto di cinema e televisione per Il Mucchio, Empire Italia, Lettera43, Just Cinema e numerose altre riviste italiane e inglesi, tra cui Protoculture Addicts, TelefilmMagazine, Retro, Widescreen, DVD World, ManGa!, Scuola di Fumetto e Leggere:Tutti. Con Weird Book ha…

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