Archiviati i recenti bio-comic dedicati a Yayoi Kusama, a Francis Bacon e alle grandi femministe dell’arte, Centauria torna a puntare i riflettori sulle imprese creative dei grandi artisti del passato. Scegliendo anche stavolta uno dei nomi più rappresentativi della storia dell’arte del XX secolo: Mark Rothko.

Poco compreso in vita ed esaltato dopo la morte, Mark Rothko (al secolo Markus Rothkowitz) ha costruito la sua intera ricerca espressiva sul concetto di assenza. Le sue campiture color prugna, rosse e arancioni sono episodi di “silenzio parlante”: in esse la parola implode e il significato trova conforto nella pura emotività e nel contatto col divino.
Come fare, dunque, a condensare e a codificare attraverso il fumetto una delle esperienze artistiche più intense e complesse del nostro tempo? Come dare voce e parola a un autore che ha costruito la sua intera esistenza sulla necessità di andare oltre le forme convenzionali dell’espressione?
A offrire una risposta a queste domande sono oggi Francesco Matteuzzi e Giovanni Scarduelli, autori del nuovo graphic novel dedicato al pittore di origine lettone – immigrato negli Stati Uniti nel 1913.

UN FUMETTO SU ROTHKO

Pubblicato dalla casa editrice Centauria e ricco di oltre 120 pagine a colori, Mark Rothko. Il miracolo della pittura ripercorre l’intera biografia dell’artista a partire dalla sua infanzia, segnata dalla morte prematura del padre. E proprio l’aspetto fanciullesco è la chiave di lettura dell’intera pubblicazione.
Forte di una sceneggiatura mirata, impeccabile nel riflettere la sequenza tragica degli eventi e il carattere enigmatico del protagonista, il libro è infatti impostato come un lungo e introverso dialogo tra il pittore e il sé stesso bambino.
Attraverso questo espediente, il racconto si sofferma sui momenti cruciali della vita e della ricerca di Rothko: dai primi esperimenti surrealisti alla commissione degli Harvard Murals e della famosa Cappella di Houston, dai dubbi esistenziali sfociati nel suicidio (qui volontariamente omesso) alla definizione di una poetica sempre più personale, basata sull’idea di dipinto come rivelazione. Il confronto tra l’artista e la sua parte più infantile amplifica la scissione e il senso di estraneità che ne hanno attraversato l’intera vita, offrendo al lettore la fragilità e la complessità di un uomo fatto di carne, pensieri e sangue.
Per accompagnarvi meglio all’interno del volume, e invitandovi a rimediarne una copia, riportiamo di seguito i commenti dei due autori.

Francesco Matteuzzi & Giovanni Scarduelli – Mark Rothko. Il miracolo della pittura (Centauria, Milano 2020) _cover
Francesco Matteuzzi & Giovanni Scarduelli – Mark Rothko. Il miracolo della pittura (Centauria, Milano 2020) _cover

LE PAROLE DI FRANCESCO MATTEUZZI

La storia di questo libro si interrompe troppo presto per poter essere considerata una biografia completa. O forse no, perché la scena conclusiva, al confine tra reale e onirico, potrebbe invece essere una metafora di quello che è effettivamente successo.
Onestamente? Non lo so nemmeno io come considerare quel momento. Perché la realtà è stata ben poco poetica, e la conclusione della storia di Rothko molto più brutale di quanto avessimo voglia di raccontare.
C’è una persona che avrebbe agevolmente potuto trovare posto in questo libro. Il suo nome è Oliver Steindecker, è stato l’assistente di Mark Rothko nell’ultimo periodo della sua vita. Ed è colui che, arrivando allo studio la mattina del 25 febbraio 1970, ne ha trovato il corpo sul pavimento, in mezzo al sangue.
Secondo le dichiarazioni delle persone che erano vicine a Rothko, nessuno si sarebbe mai aspettato una cosa del genere. Ma è così: per quanto si possa pensare di conoscere una persona, per quanto ci si possa sentire vicini, la verità è che gli altri sono un territorio inesplorato e inesplorabile.
E Mark Rothko è un mistero forse impossibile da risolvere. Ma, allo stesso tempo, è un mistero talmente affascinante che vale comunque la pena esplorare.

LE PAROLE DI GIOVANNI SCARDUELLI

La prima volta che incontrai Rothko fu durante il primo anno di visual design all’IDP di Verona, lo ritrovai nelle slide di Teoria del Colore e ne rimasi colpito. Negativamente, però: sembrava un artista qualunque, che aveva deciso di dipingere in quel modo solo perché nessuno l’aveva fatto prima; una sintesi veramente superficiale. Col passare delle ore e dei professori il nome di Rothko veniva sempre a galla ed io sprofondavo volta per volta in un abisso d’inerzia intellettuale. Quello che capii poco tempo dopo capovolse la situazione: l’arte di Rothko non può essere mediata.Se la vediamo riportata su un mezzo di comunicazione, un libro o un video, è probabile che questa ci dirà, irrimediabilmente, molto poco: non possiamo fare esperienza diretta dall’artista, che invece è la chiave per capirne l’essenza.Eppure Rothko non è un esponente della Performance Art, non è un artista di Land Art e non è nemmeno un video artist: i suoi strumenti sono gli stessi dei pittori dell’Ottocento, che però egli usa in modi e su scale differenti. Uno dei suoi grandi meriti è stato quello di creare un’arte fruibile solo con la presenza dello spettatore nello spazio espositivo: spettatore/stanza/tela. E questo è uno dei motivi per cui questo enorme artista viene continuamente frainteso. Ogni altro tipo di mediazione tra lo spettatore e l’opera fa crollare, oggi come allora, l’esperienza della sua pittura. È presto detto quindi perché molte persone – sbagliando – non lo considerino più di un infante che tira colori sul muro. La grandezza di Rothko sta in questo e nell’aver trovato la via per restituirci la nostra umanità, il nostro dramma di esseri viventi e il nostro spirito. Una responsabilità enorme che alla fine ha presentato un conto salatissimo la mattina del 25 febbraio 1970.Mark, oltre alle sue tele, ci ha lasciato diverso materiale scritto, studi e lettere che ci riconsegnano un artista e un uomo incredibile: rigoroso, onesto e devoto alla pittura. Un completo affidamento al mezzo come unica possibilità per parlare delle emozioni fondamentali dell’uomo (non di certo un imbrattatele).

– Alex Urso

Francesco Matteuzzi & Giovanni Scarduelli – Mark Rothko. Il miracolo della pittura
Centauria, Milano 2020
Pagg. 128, € 19,90
ISBN 9788869214486
www.centaurialibri.it

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AutoreMark Rothko
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Alex Urso
Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania). Tra le istituzioni con cui ha collaborato in questi anni: Zacheta - National Gallery of Art di Varsavia, Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, Padiglione Polacco - 16. Mostra Internazionale di Architettura Biennale di Venezia, Fondazione Benetton (catalogo “Imagus Mundi”), Adam Mickiewicz Institute. Nel 2017 è stato curatore della “Biennale de La Biche”. Dal 2014 scrive di arte per Artribune. Sempre per Artribune cura “Fantagraphic”, la rubrica di fumetti del sito. Suoi articoli e testi critici sono apparsi su cataloghi e testate di settore nazionali e internazionali.