Parola a Silvia Rocchi, autrice del fumetto inedito pubblicato sul numero 42 di Artribune Magazine.

Continuiamo a dare spazio ai fumettisti italiani contemporanei. Questa volta tocca a Silvia Rocchi (Pisa, 1986): segno graffiato, cultura punk e un sacco di collaborazioni alle spalle. L’abbiamo incontrata per farci raccontare Brucia, il suo nuovo libro edito per Rizzoli Lizard, già in classifica su Artribune tra i migliori fumetti del 2017. Qui vi riproponiamo Ti avevo già vista, il suo racconto inedito uscito su Artribune Magazine #42.

Cosa significa per te essere fumettista?
È stato un sogno che consideravo inarrivabile da ragazzina. Quando guardavo con ammirazione chi disegnava pagine e pagine di una serie, ricordo che mi incuriosiva la determinazione e la dedizione di certi fumettisti, specialmente degli autori dei manga. Oggi che lo faccio tutti i giorni significa ancora dedizione, ma cerco di ricordarmi che l’intuito e la scintilla iniziale sono il fulcro del lavoro, altrimenti si diventa ripetitivi, manieristici e poco originali. Il fumetto per me è il piacere di visualizzare le storie – non in senso cinematografico –, è lasciarsi guidare dal ritmo e dalla composizione della tavola.

Brucia è il tuo ultimo libro, edito per Rizzoli Lizard. Ce ne riassumi la storia?
Nel mio ultimo fumetto ho voluto raccontare le vite di due donne, presentandole al lettore da giovani ‒ una sui trenta l’altra adolescente ‒ e come inciampano l’una nella vita dell’altra. Le protagoniste sono il tramite per raccontare delle sensazioni che volevo “visualizzare” e mettere su carta da tanto tempo, un po’ come a liberarmene: il vuoto, il dolore, la rabbia di fronte agli avvenimenti insensati che ci si pongono davanti. Ho scelto di farlo raccontando una brutta tragedia all’interno di un’acciaieria che coinvolge – tra gli altri – i cari delle due ragazze.

Le protagoniste arrivano da famiglie differenti, l’una figlia di dirigenti, l’altra operaia. Il tema principale su cui si regge la storia è l’amicizia o le differenze di classe?
Vorrei che passasse di più l’amicizia delle due donne e come si relazionano con gli altri componenti della comunità all’interno del paese; poi sì, ci sono anche dei momenti in cui emergono le differenze sociali, dialoghi in cui sia l’una che l’altra sfoggiano i loro pregiudizi in un senso e nell’altro.

Spesso i fumetti sono una via di fuga dalla realtà. In questo caso ne fai, al contrario, uno strumento di analisi di eventi legati al drammatico quotidiano. Qual è il punto di contatto tra realtà e finzione in questo lavoro?
È finzione poiché mi sono inventata tutti i dettagli, l’acciaieria Zeni Sider non esiste, non sono mai esistite le protagoniste, Tamara e Maria; ma è realtà perché tutto è purtroppo molto attuale (il mio fumetto inizia nel 1981) e plausibile. Il punto di contatto è questo, da considerarsi una sorta di cortocircuito.

Silvia Rocchi per Artribune Magazine
Silvia Rocchi per Artribune Magazine

Sia nella forma che nella scrittura sei sempre molto legata all’immaginario delle autoproduzioni, al bianco e nero, alla musica punk…
Scrivere e disegnare storie, e poi spillarle, portarle in giro, dargli vita attraverso le mostre, le chiacchiere ai banchetti con i colleghi, per me è stato vitale. Nel momento in cui mi sono trasferita a Bologna e sono entrata in contatto con altre realtà simili ho spinto sull’acceleratore de La Trama [il collettivo di autoproduzioni fondato nel 2009 da Silvia Rocchi e altri disegnatori, N. d. R.], portando dentro pregevoli cervelli e altri stili rispetto a quelli che già conoscevo, e fintanto che è durato è stato bellissimo.
Il punk (“crassiano” prima di tutto) e quel che ne deriva è stato altrettanto importante, come etica e stile di vita. Quello che mi insegnavano i miei da piccola, a vent’anni anziché ritrovarlo nei partiti l’ho trovato ai concerti, ma sono sempre stata un cane sciolto quindi a un certo punto ho iniziato a frequentare meno anche quell’ambiente, nonostante mi abbia dato molto in termini di amicizie e ricordi, e questo ovviamente torna nei miei racconti.

Qual è il tuo rapporto con la pittura, e in che modo si lega al fumetto?
La pittura e il fumetto sono arrivati insieme nella mia vita. Mi piaceva molto disegnare, quindi guardavo a entrambi senza pregiudizi, visto che in casa ne sapevamo poco dell’una e dell’altro.
Quando ho iniziato la scuola dei miei sogni ho capito le differenze, ma la curiosità è rimasta per entrambe le discipline. Quando finalmente è stato il momento di scegliere un indirizzo senza pensarci due volte ho scelto pittura, perché volevo lavorare sul grande formato e perché tra le mani mi era capitato Mattotti: volevo fare le cose così, valicare i confini, con tutte le discipline che si fondono. L’ho creduto a lungo, l’ho fatto, ma non sempre ha portato i risultati sperati. Poi ho capito che per me funziona come per una testa bipolare: per mantenermi viva, attiva, ho bisogno tanto dell’uno quanto dell’altra. La pittura soddisfa le mie esigenze formali estetiche, mentre il fumetto è necessario per i contenuti. Per i progetti futuri vorrei che si incrociassero di nuovo.

Brucia è stato il tuo primo libro in solitaria, dopo le diverse collaborazioni degli scorsi anni. Cosa rappresenta nel tuo percorso?
È il momento che aspettavo da un po’, volevo capire quanto ero in grado di fare tutto da sola, e l’ho fatto. So che ci sono delle sequenze che non vanno bene, dei dettagli da migliorare, e così via. Ma sono contenta perché, pur non essendo un’opera prima, per me è un nuovo punto di partenza. Da qui in poi, visto che nonostante le litigate con me stessa sono ancora viva, preferirei lavorare così, a stretto contatto con gli editor e con il totale controllo della situazione.

Alex Urso

Silvia Rocchi ‒ Brucia
Rizzoli Lizard, Milano 2017
Pagg. 160, € 18
ISBN 9788817098069
www.rizzolilizard.eu

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AutoreSilvia Rocchi
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Alex Urso
Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania). Tra le istituzioni con cui ha collaborato in questi anni: Zacheta - National Gallery of Art di Varsavia, Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, Padiglione Polacco - 16. Mostra Internazionale di Architettura Biennale di Venezia, Fondazione Benetton (catalogo “Imagus Mundi”), Adam Mickiewicz Institute. Nel 2017 è stato curatore della “Biennale de La Biche”. Dal 2014 scrive di arte per Artribune. Sempre per Artribune cura “Fantagraphic”, la rubrica di fumetti del sito. Suoi articoli e testi critici sono apparsi su cataloghi e testate di settore nazionali e internazionali.