Stimato da personaggi come Giorgio Bassani, Carlo Bo e Giorgio Barberi Squarotti, aveva avuto il primo approccio alla poesia durante la Seconda Guerra Mondiale, a poco più di vent’anni. Una folgorazione che condizionò l’intera esistenza di Bartolo Cattafi (Barcellona Pozzo di Gotto, 1922 – Milano, 1979), considerato da molti uno dei massimi poeti italiani del secondo Novecento, ma poco noto al grande pubblico. Bartolo era figlio del medico Bartolomeo, scomparso 4 mesi prima della sua nascita, e di Matilde Ortoleva, che ebbe il compito di crescere il figlio da sola, in un ambiente borghese e piuttosto benestante. Figura fondamentale per la sua adolescenza fu lo zio Enrico Barresi, che lo introdusse da giovanissimo nella dimora del pittore futurista Guglielmo Jannelli, frequentata da Giacomo Balla, Fortunato Depero e Nino Pino Ballotta.
L’infanzia del poeta Bartolo Cattafi
Compiuti gli studi liceali, nel 1940 Bartolo si iscrisse a Giurisprudenza a Messina, poco interessato alla disciplina frequentò poco le lezioni, passando le sue giornate immerso nella lettura di autori stranieri come Melville, Conrad, Faulkner ed Hemingway, oltre a scrittori italiani, tra i quali Zavattini, Vittorini, Pavese, Malaparte e Pirandello. Purtroppo, poco tempo dopo dovette interrompere gli studi perché venne chiamato al fronte a Forlì nel 1943, ma per gravi disagi dovuti alla disciplina militare ebbe un crollo nervoso, e fu fatto rientrare in Sicilia. A causa di questo forte malessere iniziò a scrivere le prime poesie. “Cominciai a scrivere versi non so come, ero sempre in preda a non so quale ebbrezza, stordito da sensazioni troppo acute, troppo dolci. Tutt’intorno lo schianto delle bombe e le raffiche degli Hurricane, degli Spitfire… Me ne andavo nella colorita campagna, nutrendomi di sapori, aromi, immagini: la morte non era un elemento innaturale in quel quadro; era come un pesco fiorito, un falco sulla gallina, una lucertola che guizza attraverso la viottola” raccontò anni dopo. Nel 1947 aveva tentato di trasferirsi a Milano – dove risiedette in maniera definitiva dal 1956 – lavorando nell’ambito della pubblicità, prima alla Motta e poi alla Pirelli, che abbandonò poco dopo. Nel frattempo, Bartolo frequentava scrittori come Sergio Solmi e Vittorio Sereni, e collaborava con testate letterarie come Pagine Nuove, dove nel 1949 pubblicò 7 poesie.
Bartolo Cattafi a Milano
Tre anni dopo uscì, per merito dell’amico Sereni, Nel centro della mano, la raccolta uscita nelle Edizioni della Meridiana, che segna il «battesimo» poetico di Cattafi. A seguito di una lunga stagione di viaggi in Europa e in Africa, nel 1955 uscì la seconda raccolta, Partenza da Greenwich, accompagnata da articoli e reportage giornalistici per L’Ora di Palermo e le riviste Pirelli, L’Italia illustrata e L’Indicatore librario. Nel 1958 Mondadori pubblicò Le mosche del meriggio, che raccoglieva la produzione poetica del decennio 1945-1955: il libro, vincitore del Premio Cittadella, fu seguito, nel 1964, da L’osso, l’anima, considerato il suo capolavoro.
In quel periodo la vendita all’Enel di alcuni terreni nel messinese riuscì a garantire a Cattafi una rendita dignitosa: per quasi dieci anni Bartolo smise di scrivere poesie per dedicarsi alla pittura e alla fotografia. Nel 1967 ristrutturò con la moglie Ada de Alessandri una casa colonica vicino al suo paese natale ed è lì che, nel marzo 1971, avvenne il ritorno alla scrittura, così raccontato da Cattafi: “Alle quattro del mattino di un giorno del marzo 1971, come morso dalla tarantola, dovetti alzarmi dal letto e cercare carta e penna. Da quel momento si aprirono le cateratte: dopo sette anni di silenzio, durante i quali non ero riuscito a mettere insieme due versi, scrissi in dieci mesi circa quattrocento poesie”.
Cattafi, il ritorno alla scrittura
Da allora la sua vena creativa sembrò inarrestabile fino al 1978, l’anno precedente alla sua scomparsa, quando gli fu diagnosticato un tumore al polmone. “Rarefatta ma, allo stesso tempo, concretissima, che scandaglia gli eventi in maniera scrupolosa, come un microscopio farebbe con freddi campioni biologici”: per Diego Conticello questa è la potenza della poesia di Cattafi, ripubblicata di recente nel volume L’osso, l’anima, a cura di Diego Bertelli, uscito per Le Lettere nel 2022.
Ludovico Pratesi
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