I dimenticati dell’arte. La storia della scrittrice molisana Lina Pietravalle  

Con la sua attività di scrittrice ha riportato il Molise nella geografia della letteratura italiana del Ventesimo Secolo. Per la rubrica “I dimenticati dell’arte”, Ludovico Pratesi racconta la storia di Lina Pietravalle

“Il Molise cammina con un piccolo secolo indietro, dolce e testardo come il fanciullo pacioso che non vuole il dolce quando gli si offre, per paura che preceda la medicina cattiva”. Così aveva descritto il suo Molise, che ha fatto entrare dalla porta principale nella geografia della letteratura italiana del Ventesimo Secolo, accanto alla Sardegna di Grazia Deledda e alla Napoli di Anna Maria Ortese.

Lina Pietravalle (1887-1914) era nata a Fasano di Brindisi da una famiglia originaria di Salcito, un piccolo paese in provincia di Campobasso, dove i Pietravalle erano feudatari. Suo padre Michele, medico condotto, era costretto a spostarsi frequentemente con la famiglia, causando grandi sofferenze alla piccola Lina, come a sua moglie Maria e agli altri cinque figli.

La giovinezza torinese della scrittrice Lina Pietravalle

Alla fine approdarono a Torino, e qui Lina venne mandata al collegio per fanciulle Villa Regina, dove si sente “deportata”. “Avevo otto anni; ero sola, triste, tradita. I miei poveri genitori, persuasi d’avermi fatto un regalo, mi tenevano lì a diventare una signorina del gran mondo, secondo loro, dimenticando che il mondo a quell’età ha il giro della tepida gonnella materna. Di più ci separavano tre quarti dello stivale d’Italia” ricordava Lina, che era felice solo quando ritornava a Salcito, dove la famiglia, assai rispettata, aveva diverse proprietà. La sua preferita era il casino di campagna detto La Cipressina, immerso nella natura, come ricorda Rita Fratolillo. Da La Cipressina la strada per tornare a Salcito “era bellissima, lenta come il ritmo del tempo di allora, strada calma e patriarcale che rispettava ogni lembo di terra e ogni diritto di pastura”.

L’incontro tra Pasquale Nonno e Lina Pietravalle

A vent’anni la Pietravalle conobbe il giornalista Pasquale Nonno, e nel 1907 lo sposò: a causa delle condizioni economiche difficili Lina viveva con i suoceri a Chiauci, un borgo di pastori nella provincia di Isernia, mentre Pasquale lavorava a Roma. La distanza non aiutò la coppia, allietata solo dalla nascita del figlio Lionello: dopo pochi anni si giunse alla separazione, e Lina si trasferì a Roma con il figlio.

Il trasferimento a Roma e il premio Bemporad

Nella capitale cominciò a collaborare con quotidiani e periodici, oltre a scrivere racconti ambientati in Molise. Nel 1923 vinse il premio Bemporad con la novella Custodia, che aveva segnato il suo esordio sulle pagine de Il Mattino: in quello stesso anno il padre, eletto deputato nella lista dei radicali, venne assassinato sulla porta di casa. Lina, orfana e disperata, continuò a scrivere e nel 1924 pubblicò la raccolta di novelle I racconti della terra, dedicata al genitore scomparso.

Il matrimonio con Giorgio Bacchelli e il premio Viareggio

L’anno seguente sposò l’architetto Giorgio Bacchelli, fratello dello scrittore Riccardo: la casa della coppia divenne presto uno dei salotti culturali più animati della città, e sulla attività di Lina cominciarono ad arrivare i primi riconoscimenti, tra i quali l’articolo di Emilio Cecchi pubblicato il 21 novembre 1927 su Il Secolo, il quale scriveva: “Le sue notazioni più vivaci, se hanno nel tratto una selvatica veemenza, poi, quanto alla qualità della materia sensitiva e della scrittura, si è detto che sono estremamente scaltre ed affinate”. Nel 1930 Pietravalle pubblicò il romanzo Le Catene, interamente ambientato a Salcito, e un anno dopo Lina venne premiata con una medaglia al premio Viareggio per la raccolta di novelle Storie di paese. In quella occasione Adriano Tilgher commentò la scelta con queste parole: “Il Molise è la provincia ch’ella ha annesso alla letteratura italiana, come Grazia Deledda ha annesso la Sardegna e Matilde Serao Napoli. Ma la originalità della Pietravalle è di avere versato un vino del tutto nuovo nel vecchio otre della novella regionale e paesana italiana”.

Durante il secondo conflitto mondiale la Pietravalle perde sia il marito Giorgio, caduto nel corso della campagna di Russia nel 1942, che il figlio Lionello, scomparso due anni dopo nel nord Italia. Sconvolta, la scrittrice continuò a collaborare solo con riviste fino al 1952: morì a Napoli nel 1965, quasi del tutto dimenticata.

Ludovico Pratesi

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Ludovico Pratesi

Ludovico Pratesi

Curatore e critico d'arte. Dal 2001 al 2017 è stato Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Direttore della Fondazione Guastalla per l'arte contemporanea. Direttore artistico dell’associazione Giovani Collezionisti. Professore di Didattica dell’arte all’Università IULM di Milano Direttore…

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