Esiste un’architettura abitativa tipica del Mediterraneo? Un nuovo libro risponde

Sulle coste bagnate dal Mare Nostrum, emergono peculiari culture abitative e costruttive a cui attingere per lavorare a futuri habitat. Curato dall’architetta e professoressa Milena Farina, il libro “Laboratorio Mediterraneo. Luoghi, miti e forme dell’abitare” esplora l’archetipo della casa a partire dal Mar Mediterraneo

Da tempo immemore, non solo i viaggiatori hanno lasciato tracce delle loro impressioni sull’architettura che si specchia nelle acque del Mare Nostrum. Si sono aggiunti i letterati e gli artisti, non ultimi i progettisti che già negli Anni Trenta del secolo breve hanno approfondito la conoscenza dell’abitare lungo le sponde del mare. Claudio Magris, nella premessa al volume di Pedrag Matvejevic’ Breviario mediterraneo lo chiama “amnios originario dell’umanità e culla della civiltà, la forma greca che nasce perfetta dal mare come Afrodite, la grande prova dell’anima di cui parla Musil, l’incontro col simbolo dell’eterno e della persuasione ossia della vita che riluce nel suo puro presente incorruttibile, nella sua pienezza di significato”.

Milena Farina (a cura di) ‒ Laboratorio Mediterraneo. Luoghi, miti e forme dell’abitare. Image courtesy l’editore
Milena Farina (a cura di) ‒ Laboratorio Mediterraneo. Luoghi, miti e forme dell’abitare. Image courtesy l’editore

Forme dell’abitare nel Mediterraneo: il libro curato dall’architetta Milena Farina

Laboratorio Mediterraneo. Luoghi, miti e forme dell’abitare è stato curato dall’architetta, PhD e Professoressa Associata in Composizione Architettonica e Urbana presso il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre Milena Farina, senza dubbio consapevole delle numerose pubblicazioni che hanno già affrontato l’argomento; non ultima quella nel 2022 di Giorgia De Pasquale, dal titolo Viaggio nel Mediterraneo. La costruzione di un paesaggio attraverso l’iconografia dello spazio architettonico ha coinvolto numerosi studiosi invitati a misurarsi con la questione dell’abitazione: in particolare con la villa. Anzi, ciò che viene chiamato con una certa enfasi “le culture abitative e costruttive mediterranee”. Queste costruzioni materializzano “un fertile immaginario comune, capace di conferire significati sempre nuovi ai temi fondativi dell’architettura e di suggerire strategie adattive e informali che possono ancora ispirarci per costruire l’habitat del futuro”. In realtà quale sia l’immaginario comune è stato un argomento già più volte approfondito, fino a giungere alla sua essenza, e per molti casi rischia di essere – penso non solo a Casa Malaparte o ai capolavori di Luigi Moretti o di Aries Mateus – l’ennesima ripetizione di argomenti noti e affrontati, già pubblicati più che a sufficienza. Sarebbe stato ben più stimolante e produttiva la scoperta di nuove meraviglie che certamente esistono ma vanno studiate come meritano. A ciò si aggiunge un particolare.

Gli architetti e il Mediterraneo: maestri e autori da conoscere

Certamente la cultura abitativa espressa attorno a questo mare si può manifestare anche altrove. Sono convinto che sia Louis I. Kahn che Alvar Aalto hanno compiuto l’ultimo gradino della loro formazione immergendosi in quelle acque e non è difficile cogliere lievi allusioni alla suggestione prodotte da quel mare. Ben altre però sono le opere che portano le stigmate della sua cultura, purtroppo completamente ignorate. Percorrendo le pagine del volume e leggendo i testi, spesso inappuntabili, si avverte la sensazione che le varie testimonianze attestano una sorta di sottomissione alla cultura dominante che ignora e opta per la dimenticanza di tutto ciò che è avvenuto e continua a succedere nella parte non europea della sponda. Ad iniziare dalla Turchia per passare al Libano, dal Marocco all’Egitto che fin dagli Anni Quaranta ha espresso personaggi importanti, come Hassan Fathy. Costui ha scritto pagine di sicuro interesse sulla cultura abitativa araba che però non vengono neppure sfiorate nel presente laboratorio. A ciò si aggiunge un interrogativo: perché sono del tutto assenti espressioni architettoniche che attestano l’impiego di altri linguaggi espressivi? È mai possibile che non sono degni di essere inseriti nel volume i maestri dell’High Tech, come Rogers e Foster, o personaggi vicino a loro linguaggio come Fuksas in Sardegna o Nouvel? Quest’ultimo in un sito archeologico in Arabia Saudita (Hegra, Mada’in Saleh, dichiarata Patrimonio dell’UNESCO per le tombe nabatee scolpite nella roccia), ha progettato un resort e un centro di ricerca nel paesaggio roccioso di AlUla, ispirandosi proprio a quelle strutture.

Un libro per conoscere le culture abitative e costruttive mediterranee

In realtà sembra si sia preferito ignorare i loro messaggi, come quelli dei protagonisti del postmoderno come Bofill o Portoghesi. Proprio quest’ultimo ha colto tutte le potenzialità mediterranee lasciando tracce indelebili in villa Bevilacqua o in casa Corrias, appena ampliamente ripubblicata sulle pagine di Domus. Si sono privilegiate altre espressioni linguistiche in sintonia col post-razionalismo e il regionalismo critico, mentre proprio la cultura prodotta dai nostri dipartimenti, senza sguardi partigiani, dovrebbe andare oltre i particolari per affrontare ed esprimere l’insieme del sapere. Perché il privilegiare un solo linguaggio espressivo ha prodotto l’attuale catastrofe che attesta l’insignificanza dell’architettura, ridotta a mera testimonianza dell’opera dei maestri e non più senso comune degli abitanti, espressione tangibile del nostro tempo. Vanno comunque segnalati alcuni interventi di sicuro interesse come, tra gli altri, quello di Laura Marino: L’architettura “vera” di Aris Konstantinidis tra costruzione e natura. Per Kenneth Frampton questo progettista rappresenta “l’unico greco della sua generazione, a parte Dimitris Pikionis, ad essere stato straordinariamente sensibile al paesaggio ellenico e. di conseguenza, massimamente coinvolto nella creazione di una architettura moderna critica, che si sarebbe dimostrata adeguata al tempo e al luogo in cui viene costruita”. Sergio Martín Blas ragiona su Casa Huarte a Maiorca affrontando Il Mediterraneo cangiante di Francisco Javier Sàenz de Oízo.

Luoghi, miti e architetture d’autore legate al Mediterraneo

L’opera raggiunge il vertice della poesia quando alcuni punti della copertura vengono perforati per permettere il passaggio dei tronchi degli alberi, anche negli spazi interni. Di sincera suggestione, Il rifugio mediterraneo di Jørn Utzon, ovvero Can Lis a Maiorca affrontata con sensibilità e rigore da Riccardo Petrella, anche con la messa in discussione dei paradigmi del Movimento Moderno e l’attenzione dimostrata nei riguardi del sapere costruttivo dei luoghi nei quali si insedia l’opera. Notevole anche Casa Victoria a Pantelleria analizzata con sensibilità da Giorgia De Pasquale in Il “tempio pre-classico” di Oscar Tusquets e Lluís Clotet dove vivere a piedi scalzi. Questa architettura attesta la possibilità di riconquistare il rapporto con il suolo, con la nostra madre terra.

Mario Pisani 

Libri consigliati:
(Grazie all'affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)


Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Mario Pisani

Mario Pisani

Mario Pisani (Roma, 1947) laureato a La Sapienza in Architettura con 110 e lode e pubblicazione della tesi, ha insegnato Storia dell'Architettura Contemporanea, Storia del Design e Storia del Giardino e del Paesaggio all'Università della Campania Luigi Vanvitelli dal 1990…

Scopri di più