“Stanze”. Una nuova collana di libri d’architettura dedicata allo spazio domestico

Lanciata da Plectica Editrice, la nuova collana indaga il concetto di stanza dal punto di vista architettonico e concettuale. Il primo volume è a firma del designer e artista italiano Ugo La Pietra, “Domestic city/Città Domestica”

Ugo La Pietra, Domestic City/Città Domestica - foto Alfredo Perrotti
Ugo La Pietra, Domestic City/Città Domestica - foto Alfredo Perrotti

Modulo architettonico, ambiente, spazio, dimensione reale e anche concettuale: è un mondo complesso quello che ruota attorno alla stanza, intesa come “unità di misura dell’architettura per eccellenza”, “contenitore di vita, l’estensione materiale, immateriale o addirittura immaginaria dell’uomo”, tutte riflessioni che hanno portato alla nascita di una collana di libri incentrati interamente sull’indagare significato, valore e funzione della stanza. Diretta dall’architetta, docente, ricercatrice Francesca Romana Forlini, la collana “Stanze” è il nuovo progetto lanciato da Plectica Editrice (specializzata in architettura, ricerca e beni culturali) che ci compone di piccoli volumi di natura teorica e storica pubblicati in italiano o in inglese. Rispetto alla lingua di pubblicazione, fa eccezione il primo volume della collana, bilingue, Domestic city/Città Domestica di Ugo La Pietra (Bussi sul Tirino, 1938): qui l’architetto e designer italiano indaga le questioni di carattere sociale, teorico e metodologico che permettono di analizzare il tema della stanza, “soffermandosi sugli aspetti comuni della società e della cultura materiale troppo spesso sottovalutati, portando invece all’attenzione dei lettori la rilevanza della quotidianità in relazione a rituali domestici, decorazioni, oggetti di uso comune, mobili in stile, arredi urbani, tipologie vernacolari e nuove tecnologie”. Del volume di Ugo La Pietra e delle riflessioni che hanno portato alla nascita di “Stanze” abbiamo parlato, in questa lunga intervista, con Francesca Romana Forlini.

Ugo La Pietra, Domestic City/Città Domestica - foto Alfredo Perrotti
Ugo La Pietra, Domestic City/Città Domestica – foto Alfredo Perrotti

Come nasce l’idea di dare vita alla collana “Stanze”?

La collana nasce dall’incontro tra me ed il direttore della Plectica Editrice Mariano Cuofano, dal nostro interesse condiviso nei confronti dell’editoria e dell’architettura della stanza. La differenza tra le nostre interpretazioni di questo tema ha delineato le basi di questo progetto editoriale, concepito come spazio di dibattito critico e teorico, di divulgazione e dialogo internazionali. Come ho avuto modo di scrivere nel manifesto della collana, che delinea i contorni essenziali del progetto ed è consultabile sul nostro sito web, era necessario aprire ad una definizione ambigua ed evocativa di stanza che varcasse i confini disciplinari dell’architettura e si focalizzasse sull’uomo, esso stesso generatore di spazio o “stanza primaria”. 

Quali obiettivi si pone questa nuova collana?

Stiamo pianificando attività educative e installazioni temporanee che ci permetteranno di esplorare in maniera completa il tema della collana, iniziando ad ottobre con L’Open House di Roma. Un altro elemento essenziale di questo progetto editoriale, presente sin dalle prime fasi del suo concepimento, è la scelta del bilinguismo. “Stanze” è infatti una collana di architettura italiana con una forte vocazione internazionale. È un punto che mi sta particolarmente a cuore dato che da Fulbrighter ad Harvard ho potuto apprezzare il valore del dialogo fra gli studiosi italiani ed internazionali. La collana non fa altro che rispecchiare questa esperienza, e credo si tratti di una scelta originale nel panorama editoriale italiano. Questo implica che indipendentemente dalla loro origine, gli autori di questa collana saranno liberi di scegliere se pubblicare il loro libro in italiano o in inglese e questo permetterà di dare visibilità ad autori italiani all’estero e, viceversa, di far conoscere al pubblico italiano il lavoro di autori internazionali.

Ugo La Pietra, Domestic City/Città Domestica - foto Alfredo Perrotti
Ugo La Pietra, Domestic City/Città Domestica – foto Alfredo Perrotti

Dal punto di vista architettonico e concettuale, quale significato, ruolo e funzione assume la stanza?

Sebbene la stanza abbia delle ovvie connotazioni architettoniche e spaziali, in realtà può trascendere i confini tangibili e misurabili dell’architettura per aprirsi verso lo spazio esterno oppure verso la realtà interna e più intima delle persone. Il primo caso è esemplificato dal celebre motto del nostro primo autore, Ugo La Pietra, che recita “abitare è essere ovunque a casa propria” e sposta la domesticità nello spazio urbano. Nel secondo caso, invece, mi piace fare riferimento alla serie Mobili nella Valle di Giorgio de Chirico, in cui dipinge intime stanze della memoria. Questa semplice riflessione esemplifica da una parte la centralità che ho voluto dare all’architettura in questo progetto, in quanto “Stanze” è effettivamente una collana di architettura, ma anche la necessità di divincolarsi da confini fisici e disciplinari, spesso limitanti. All’apertura verso una interpretazione vasta, quasi geografica della stanza, ho voluto poi affiancare una dimensione più viscerale e corporea.

Da chi è composto il team editoriale di “Stanze”?

Sono molto felice di parlarne perché sin dal momento della sua fondazione ho insistito affinché il team editoriale fosse costituito interamente da giovani creativi under 30, e così è stato – fatta eccezione di un nostro lettore internazionale, Stefan Popa, che aveva qualche anno in più. Siamo un gruppo molto affiatato, abbiamo avuto tutti modo di studiare e lavorare all’estero e questa collana è l’occasione per noi di restituire qualcosa al nostro paese. Oltre al direttore della casa editrice ed il lettore internazionale, il gruppo è composto da Jacopo Anthony Colarossi, architetto, lettore ed assistente alle attività editoriali e da Giulia Cenciarelli, una architetta che si è appena aggiunta al gruppo per aiutarci nelle attività di comunicazione. La nostra graphic designer Magda Tritto è inoltre un elemento essenziale del team, è stata infatti una dei primi a credere in questo progetto editoriale. La sua partecipazione è stata poi molto importante perché il progetto grafico completa e rinforza il messaggio di “Stanze”.

Ugo La Pietra, Domestic City/Città Domestica - foto Alfredo Perrotti
Ugo La Pietra, Domestic City/Città Domestica – foto Alfredo Perrotti

A livello grafico, come si caratterizza la collana “Stanze”?

Il sito web e la grafica del primo volume rispecchiano infatti l’apertura dei confini spaziali della stanza suggeriti prima, e lo fa tramite un gioco di luci ed ombre che riflettono l’indefinitezza dei confini spaziali ma anche disciplinari della collana. All’interno dei libri ogni pagina è vista come una stanza a sé stante nella quale immagini ed aree di inchiostro abitano lo spazio limitato solo dai confini della carta. Sono parte integrante dell’attività editoriale anche i prestigiosi membri del comitato scientifico internazionale, che valutano ogni proposta selezionata e garantiscono, dunque, la qualità delle nostre pubblicazioni. Hanno infatti acconsentito a far parte del comitato, in ordine di adesione, Antoine Picon, Harriet Harris, Catherine Ince, Mark Pimlott, Claudia Conforti, Antonino Saggio e Mario Lupano.

Il primo libro della collana è Domestic city/Città Domestica di Ugo La Pietra. Come viene analizzata, in questo volume, la dimensione della stanza?

Ugo La Pietra è un ricercatore e creativo eccezionale, non dico nulla di nuovo. Pochissimi come lui hanno avuto il tempo, la costanza e la sensibilità di sondare gli aspetti più intimi dell’abitare stanze sia private che pubbliche, sia reali che immaginarie, sia tradizionali che tecnologiche. La Pietra le stanze le ha dunque studiate, le ha collezionate, le ha scomposte e ricomposte generando ogni volta contenuti e significati nuovi. Alla base di questa pratica vi è il suo “sistema disequilibrante”, che dà vita ai progetti menzionati nel primo volume della collana. In questo libro Ugo La Pietra riunisce i suoi contributi più importanti sul tema della stanza, aggiungendo testi nuovi e riflessioni contemporanee su quanto fatto nelle ultime cinque decadi. Il volume stesso riflette in un certo modo l’intero progetto editoriale: è infatti un caleidoscopio di ricerche, riflessioni, provocazioni e progetti incentrati sugli spazi dell’abitare quotidiano. 

– Desirée Maida

La Pietra, Ugo. Domestic City/Città Domestica
Plectica Editrice
ISBN: 9788888813448
Lingua: Italiano e Inglese
Pubblicazione: Maggio 2021
www.plecticaeditrice.com           

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.