Eighties forever. Il libro di Tommaso Ariemma

Tommaso Ariemma declina un’interessante fenomenologia degli Anni Ottanta e conduce il lettore oltre la retromania e il vintage.

Tommaso Ariemma ‒ Filosofia degli anni ’80 (Il Nuovo Melangolo, Genova 2019)
Tommaso Ariemma ‒ Filosofia degli anni ’80 (Il Nuovo Melangolo, Genova 2019)

Nella recente letteratura anglosassone, Simon Reynolds, il noto critico musicale ha provato a dimostrare come il nostro tempo viva nell’impossibilità di produrre nuovi immaginari. Viviamo un tempo in cui i nuovi artisti sono nient’altro che la somma di fenomeni già vissuti. Basti pensare alla pop star Lady Gaga, che mescola decadenza glam Anni Settanta, outfit camp Anni Ottanta tra Grace JonesMadonna e Divine. L’icona pop della nostra epoca conferma il lento e passivo tramonto dell’imperativo benjaminiano dell’originalità, sostituito dalla creazione di qualcosa di assolutamente già sentito. Si tratta di una congiura tesa a impedire che il nuovo torni a essere il suono delle nuove generazioni. Anche Mark Fisher, con la declinazione del concetto di hauntology, un mix di ossessione e conoscenza ripreso da Jacques Derrida, definisce una scena culturale che ha smarrito il futuro. Che cosa c’è dietro l’ossessione contemporanea per le forme e gli stili del passato? Anche Fisher, come Tommaso Ariemma nel suo Filosofia degli anni anni ’80, parte da una serie tv, Sapphire and Steel nel caso dell’autore inglese, Stranger Things, invece, per il filosofo napoletano. La tesi di entrambi è che la cultura del XXI secolo sia caratterizzata dall’impossibilità del nuovo e che gli Anni Ottanta rappresentino lo snodo ultimo per la produzione di immaginario.

VIVERE ALLA FINE DEL MONDO

Tutto sarà avvolto in un inquietante loop. Un cortocircuito temporale che nessuno riesce a vedere”, afferma Ariemma. Il montaggio di qualcosa di già visto e vissuto è l’evidenza del nostro tempo, così limpida da passare inosservata. Nel suo agile libretto Tommaso Ariemma ci introduce in questo continuo slabbrarsi del tempo che definisce come la condizione del vivere alla fine del mondo, opportuno sottotitolo del saggio. Per introdurci in questa condizione viene richiamata la canzone collettiva di superstar pop del 1985, We are the world.
Ariemma sottolinea come: “Noi non siamo mai stati il mondo, se non nelle nostre illusioni, e non lo saremo mai. Soprattutto dopo gli Anni Ottanta”. Un tempo “out of joint”, fuori asse. L’Amleto è uno dei punti di riferimento cruciali di Derrida nel suo testo seminale Spettri di Marx.
C’è un senso prevalente che la cultura abbia perso slancio e che siamo tutti bloccati negli Anni Ottanta. A conferma di questo Ariemma dialoga con i suoi studenti del liceo, tutti presi da Stranger Things e dalle ossessioni eighties che vi circolano. Nel frattempo, le nuove tecnologie hanno contribuito a creare uno smarrimento nel senso più tradizionale delle nozioni di tempo e luogo.

Stranger Things. Season 3
Stranger Things. Season 3

RETROMANIA

Gli smartphone ci incoraggiano a non impegnarci mai completamente nel qui e ora, favorendo una presenza spettrale-assenza. Siamo fantasmi con le nostre ossessioni. A questo contribuisce anche la moda, con il suo ritorno agli Ottanta con marchi come Ellesse, Fila, Levi’s, Wrangler etc. Il tempo del web è un non orario o un fuoriorario per dirla col programma cult di Ghezzi, fantasmatico, notturno e ovviamente eighties. Nulla muore più, tutto “torna su YouTube o come una scatola retrospettiva” come un loop, un tempo ripetitivo. La retromania ha raggiunto il suo apice negli ultimi anni, come dimostrano le ultime tendenze hipster e vaporwave. Ariemma prova un superamento di questa visione vintage della cultura contemporanea, proponendo un congelamento di un’epoca non compresa nel suo svolgersi, operando una dissezione metodica della dipendenza ossessiva dagli Anni Ottanta.

Marco Petroni

Tommaso Ariemma ‒ Filosofia degli anni ’80
Il Nuovo Melangolo, Genova 2019
Pagg. 64, € 5
ISBN 9788869832000
https://ilmelangolo.com

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Marco Petroni
Marco Petroni, teorico e critico del design. Ha collaborato con La Repubblica Bari, ha diretto le riviste Design Plaza, Casamiadecor, ha curato la rubrica Sud su Abitare.it, è stato redattore di FlashArt. Collabora con l'edizione online di Domus. Curatore senior presso il centro di ricerca museale Plart di Napoli. Sviluppa progetti curatoriali innovativi ed eventi legati ai temi della cultura del progetto con un approccio transdisciplinare come Botanica di Studio Formafantasma, Naturally combined di Mischer'Traxler, The future of Plastic di Officina Corpuscoli e altri. Ha pubblicato vari saggi tra cui Mondi Possibili, appunti di teoria del design (Edizioni Temporale), Going real, il valore del progetto nell'epoca del postcapitalismo (Planar Books). Ha tenuto lezioni presso Naba Milano, Design Academy Eindhoven, London Design Museum. Attualmente insegna Storia del design presso l'Accademia Belle Arti di Napoli e Communication for fashion al Politecnico di Milano.