Salone del Libro di Torino. Le stupide polemiche che hanno messo in difficoltà la manifestazione

Davvero assurde, pretestuose e pure preoccupanti le polemiche che in questi giorni hanno rischiato di mettere in cattiva luce il Salone del Libro. Una delle più importanti manifestazioni culturali d’Europa sotto scacco a causa dei capricci di alcuni ragazzini viziati.

Salone del Libro di Torino
Salone del Libro di Torino

La polemica sul Salone del Libro (previsto per la sua 32esima edizione dal 9 al 13 maggio al Lingotto di Torino) tiene banco da qualche giorno e purtroppo non accenna a scemare. Ma come è iniziata? È iniziata grazie alla consueta genialità di Christian Raimo, fino a qualche giorno fa consulente del Salone stesso e membro del relativo comitato editoriale. Senza Christian Raimo e le sue uscite, insomma, oggi non saremo al punto che siamo, con una delle manifestazioni culturali più importanti del Paese messa ingiustamente sotto scacco.

IL SEMPRE PIÙ GENIALE CHRISTIAN RAIMO

Veniamo ai fatti. Raimo consulente del Salone, dicevamo. Beh, qual è la cosa migliore che puoi fare quando sei consulente di una manifestazione? Ovviamente sputtanarla pubblicamente a pochi giorni dall’inaugurazione! Esattamente così Raimo ha ben pensato di fare. Scrivendo, sostanzialmente, che il Salone stava dando troppo spazio a personalità sovraniste e neofasciste e snocciolando – a proposito di fascismo per l’appunto! – una autentica lista di proscrizione di giornalisti a cui dare meno spazio e da epurare: Alessandro Giuli, Francesco Borgonovo, Pietrangelo Buttafuoco, Francesco Giubilei e così via. Una roba a dir poco imbarazzante.
Il geniale Raimo ha dopo qualche ora cancellato il post. Ma questo non è ovviamente bastato ed è stato costretto a dimettersi da consulente della manifestazione (anche se secondo alcuni in realtà era semplicemente finito il suo contratto). Nicola Lagioia, il direttore del Salone che, dopo aver svolto per mesi un eccellente lavoro preparatorio, vedeva pregiudicata la manifestazione, invece di chiedere i danni d’immagine a Raimo (auspichiamo lo si faccia successivamente) ha puntato a gettare acqua sul fuoco e lo ha ringraziato, si è rammaricato delle dimissioni e ha chiesto di guardare avanti.

LE DEFEZIONI DI ZEROCALCARE E WU MING

Il tutto poteva finire qui, se non fosse che c’è solo una cosa peggiore di Raimo nel piccolo mondo dei sedicenti intellettuali fondamentalisti italiani: i seguaci di Raimo stesso. Personaggi che, pur in gamba a fare il loro lavoro, quando devono prendere una posizione civica o politica si muovono come ippopotami in una cristalleria accecati da un’ideologia da seconda liceo che impedisce loro di vedere di là dal proprio naso.
Non contenti della inutile messa alla berlina nazionale di una delle poche manifestazioni culturali di rilievo rimaste in Italia ad opera di Raimo, i suoi seguaci si son messi di buzzo buono a piazzarci il carico col chiaro intento di boicottare, mentre Raimo stesso, sulla sua pagina Facebook (cancellerà anche questo?), condivideva post di altri pseudo-intellettuali intenti a strappare in mille pezzi l’invito per il Salone.

Se arrivano dei fascisti e fanno un picchetto nel mio quartiere non è che me ne vado lasciandogli il territorio, semmai faccio un picchetto di protesta a mia volta e difendo casa mia” (Michela Murgia)

Ad esempio Wu Ming e Zerocalcare hanno trovato anche stavolta l’ennesima scusa di facile presa per farsi agevole pubblicità. Quale scusa? Tra i mille espositori del Salone (si tratta di una fiera: compri uno spazio, paghi i tuoi metri quadri, esponi le tue pubblicazioni) c’è una insignificante casa editrice che edita una rivista vicina a Casa Pound e che ha appena dato alle stampe un libro-intervista dedicato a Matteo Salvini. Apriti cielo. Poco importa che editori estremisti, fascistoidi o similia ci siano sempre stati nella quota ipermarginale che definiremo fisiologica: stavolta bisognava far cagnara e allora ogni pretesto era buono.
Non stiamo fianco a fianco coi fascisti”, dicono da Wu Ming; “non me la sento di stare tre giorni al Salone perché poi mi scappa la pipì e andando al bagno posso incontrare un fascista”, aggiunge il sempre esilarante Zerocalcare. Naturalmente Michela Murgia ha gioco facile a raccontare il ridicolo per quel che è: “Se arrivano dei fascisti e fanno un picchetto nel mio quartiere non è che me ne vado lasciandogli il territorio, semmai faccio un picchetto di protesta a mia volta e difendo casa mia“. Ma ci vuole tanto a capirlo? Evidentemente sì. Ma in questa circostanza non si pretendeva addirittura di far comprendere ciò che è ovvio a personaggi come Wu Ming e Michele Rech (in arte Zerocalcare), si chiedeva semplicemente rispetto per una manifestazione, per una città, per una storia, per un appuntamento culturale e commerciale cruciale. Cruciale, sì, cruciale per le economie di decine e decine di piccole e medie case editrici per le quali il Salone è il luogo dove giocarsi il conto economico di tutto l’anno. (Il discorso non vale per la casa editrice di Raimo e Wu Ming, Einaudi, proprietà Berlusconi, quello che ha governato decenni con Salvini e i post fascisti, vabbè…).

UN FASCISTA, SE VUOI, LO TROVI SEMPRE

Non vado perché c’è un fascista” è patetico ma può funzionare sempre. Può funzionare alla Mostra del Cinema, può funzionare al Salone del Mobile, può funzionare alla Settimana della Moda e può funzionare anche alla Biennale d’arte di Venezia, che quest’anno snocciola la sua inaugurazione in concomitanza col Salone: anche a Venezia è pieno di Stati fascistoidi (fascisti veri, non sfigati con una casa editrice a Cernusco sul Naviglio) che hanno il loro padiglione in bella mostra. E allora? Annulliamo tutto? A differenza però delle altre grandi manifestazioni culturali del Paese, il Salone del Libro si rivolge a piccole realtà, non a mega aziende di design, non a Stati nazionali, non a major del cinema ma per la gran parte piccole e medie case editrici che se va storta una edizione del Salone devono chiudere la saracinesca.

I RISULTATI DELLA POLEMICA

Il risultato di tutta questa mobilitazione qual è stato? Il Salone ne esce indebolito, c’è il rischio che davvero qualche potenziale visitatore dia retta a Raimo e ai suoi sodali, c’è il rischio davvero che il pubblico decresca, c’è il rischio davvero che qualcuno, senza approfondire l’inconsistenza siderale della polemica, dica “no, quest’anno non ci vado, hai sentito che è pieno di fascisti?“. E questo, importante ribadirlo, è un danno di immagine certo che dovrebbe essere quanto meno quantificato e risarcito. Ancora ieri, su Twitter, il Salone era costretto a pubblicare messaggi, come a giustificarsi, a umiliarsi. Allo stesso modo altre case editrici, forzate a spiegare il motivo per il quale comunque decidevano di andare. Come se il “non andare” fosse diventato automaticamente una opzione maggioritaria, quasi obbligatoria.

È del tutto evidente che da un po’ di tempo a questa parte piccole o grandi recrudescenze violente, fasciste, sovraniste siano un problema da tenere d’occhio nella maniera più assoluta

Ma il risultato più clamoroso conseguito dai nostri geniali amici è stato dare una visibilità insperata a una insignificante casa editrice fascistella. Si chiama Altaforte e fino alla settimana scorsa nessuno ne aveva sentito parlare, oggi la conosce tutto il Paese. Proprio un bel modo di combattere i fascisti: renderli celebri, elevarne la popolarità laddove non se li filava nessuno, trasformarli in un’opzione. “Noi non siamo fascisti, solo sovranisti“, ha dichiarato ieri in radio Francesco Polacchi, responsabile di Altaforte, “però devo ringraziare per le polemiche sul libro che tutti dicono essere di Salvini, ma che è solo un’intervista. È schizzato a 5mila ordinazioni ancor prima di uscire, sarà un best seller, i server del nostro sito non riescono a star dietro al traffico e ho deciso di aprire due librerie. Ma poi“, conclude Polacchi, “mica a noi ci aveva invitato il Salone, avevamo semplicemente comprato uno spazio: è una fiera!“. Bingo per la casa editrice neofascista grazie ai nostri amici geniali che, oltretutto, sono riusciti a alzare talmente tanto il caos da far letteralmente cacciare la casa editrice dalla manifestazione. Fascistelli da strapazzo che faranno le vittime per anni; fascistelli da strapazzo che si radicalizzeranno sempre di più aggregando consenso e disagio e strumentalizzandolo; fascistelli da strapazzo che non esistevano e che adesso esistono creati dal nulla da chi ha bisogno di mostri per dire che combatte contro ai mostri.
Intendiamoci, è del tutto evidente che da un po’ di tempo a questa parte piccole o grandi recrudescenze violente, fasciste, sovraniste siano un problema da tenere d’occhio nella maniera più attenta e assoluta. Tanto per fare un esempio, nel silenzio di Wu Ming e di Zerocalcare, ieri la spazzatura di Casa Pound a Roma è arrivata a minacciare di stupro una mamma coi figli al seguito. La colpa? Aver accettato una casa popolare regolarmente assegnata pur essendo di origini rom bosniache. Mentre i sedicenti intellettuali fondamentalisti si divertono a tirare freccette su una fiera di editori, sotto casa di quella poveraccia ci sono ancora i fascisti a intimidire e minacciare.
È altrettanto evidente però che tra le tante ricette per contrastare questa deriva, quella proposta dai nostri geniali amici è la classica cura peggiore della malattia. Utile solo alla loro visibilità e a soddisfare sciocchi onanismi.

NON DATE RETTA A FASCISTI E SFASCISTI

Contro i fascisti non fate gli sfascisti come i nostri amici geniali. Piuttosto partecipate, dibattete, fatevi un’idea, approfondite, domandate, osteggiate, controbattete. Andate al Salone del Libro e, proprio quest’anno, convincete un amico in più a venire con voi. Comprate libri a tutto spiano perché l’industria editoriale ha bisogno dei vostri soldi ben investiti in conoscenza, e in realtà voi avete bisogno dell’industria editoriale.
Ma soprattutto, se vedete in giro un vero fascista, ricordatevi che il fascismo è reato e che chi compie reati va denunciato. Ma denunciato in Procura (come infatti hanno fatto con Altaforte Comune di Torino e Regione Piemonte) e non con un post sui social. Altrimenti oltre che geniali si è anche conniventi e complici.

– Massimiliano Tonelli

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune e del Gambero Rosso.