Amnesia, un libro come progetto artistico. Intervista all’autore Douglas Anthony Cooper

“Amnesia” è un libro che, come spiega l’abstract, “spinge il lettore a interrogarsi sul significato e sull’importanza della memoria, sul ruolo che essa svolge nell’espiazione dei propri crimini e nella possibilità di mantenere i propri amori. “Amnesia” ci pone davanti a una domanda: puoi amare qualcuno che non riesci a ricordare?”. Ne abbiamo parlato con l’autore Douglas Anthony Cooper, che ci ha spiegato come l’arte e l’architettura abbiano influenzato la sua formazione di scrittore.

Douglas Anthony Cooper
Douglas Anthony Cooper

Michiko Kakutani nel corso degli anni ha stroncato i sogni di scrittori affermati e aspiranti tali. Di Douglas Anthony Cooper invece scrisse della sua “capacità di produrre immagini fantastiche e cinematografiche”. Una capacità sicuramente frutto di un talento naturale, ma anche di un approccio narrativo ‒ pratico e teorico ‒ al simbolismo e a ciò che ne consegue. Cooper quell’approccio l’ha cercato e voluto, immergendo le mani direttamente nella materia, da precursore dei tempi, in modo transmediale e multidisciplinare: arte, narrazione, immagine, nuovi media. Fu innovativo nel 1992, all’epoca della prima pubblicazione di Amnesia. È attuale ora, ripubblicato da D Editore e inserito in un percorso più ampio di recuperi letterari che la casa editrice ha messo in moto. Una rilettura che anticipa l’uscita del suo prossimo romanzo, Aphasia, sempre per D. Il resto, come si dice, è storia, ma qui la storia ha un significato diverso, perché ha a che fare con una memoria labile, traballante, cancellata ma con l’ambizione di resistere al tempo.

La prima pubblicazione di Amnesia risale al 1992. Come è cambiato il tuo rapporto con il libro da allora? Come è cambiato il tuo modo di pensare alle tematiche che hai trattato? Lo scriveresti ancora nella stessa maniera?
Ho riletto Amnesia un paio di mesi fa per la prima volta dopo anni, perché mi ero convinto che mi stessi auto-plagiando, senza rendermene conto, nel romanzo che ho da poco concluso. Ho scoperto che sì, ho trafugato delle cose da me stesso, ma credo che nonostante tutto ciò che ne è uscito mi piaccia abbastanza. Sto ancora scrivendo sul tema della memoria, ma ciò che era analogico è ora digitale: la memoria come è intesa nella metafora del Palazzo dell’Antica Grecia è stata sostituita da Internet. Non posso dire se avrei riscritto Amnesia proprio nello stesso modo, ma un lettore attento riconoscerebbe anche bendato ciò che avrei scritto.

Douglas Anthony Cooper ‒ Amnesia (D Editore, Ladispoli 2018) _cover
Douglas Anthony Cooper ‒ Amnesia (D Editore, Ladispoli 2018) _cover

Mi ha colpito la descrizione che Serino fa nell’introduzione, quando parla di Amnesia non come di estetica, ma di materia viva. Ti ritrovi in questa descrizione? Il tuo è un lessico che rimanda molto all’arte: quanto ha influito, in questo senso, la tua esperienza artistica nella scrittura del libro e la tua formazione, la tua vicinanza con l’architettura?
Non c’è dubbio che io sia stato influenzato più da architetti, artisti e performer sperimentali che da altri scrittori. Quando scrissi Amnesia, ero nel pieno di una collaborazione con un regista di teatro e di danza particolarmente radicale, a Montréal. Questo mi ha aiutato a pensare più in termini di sequenze di immagini esplosive che di elaborazioni psicologiche o narrative tradizionali. Inoltre, ero uno studente di gran lunga migliore di quanto non lo fossi di letteratura, e ho il sospetto che più che raccontare una storia per me sarebbe stato più facile disegnarne una su un foglio lucido con pennino e squadre (faccio parte dell’ultima generazione di studenti di architettura che lavorava senza computer).

L’arte talvolta nasce con l’ambizione di resistere al tempo. Come si può conciliare l’aspetto della perdita di memoria ‒ che è tema di Amnesia ‒ con l’arte che resiste, o prova a resistere, alla memoria e al tempo?
L’arte è in un certo senso un obolo per l’immortalità che viene pagato nella grande guerra contro l’oblio, qualcosa di diverso dalla morte. Gli artisti sanno che moriranno, ma per una qualche ragione, una ragione che forse sfiora l’assurdo, sono impegnati in una disperata lotta per non essere dimenticati. Sospetto che questo sia vero anche per i media più effimeri: le installazioni artistiche spesso sono concepite per poter esistere solo per un arco di tempo limitato, eppure gli artisti desiderano che la fama di tali opere persista nel tempo, possibilmente per sempre. Amnesia è un progetto artistico davvero assurdo in questo senso, dato che spero sinceramente che la mia cancellazione della memoria possa essere ricordata per secoli.

Tra i protagonisti del tuo libro c’è lo spazio, inteso come il luogo tra un punto e un altro, in cui si muovono i personaggi del romanzo. Mi ha fatto venire in mente Perec. È a partire da quel vuoto che hai costruito i personaggi della tua storia, o viceversa sono loro ad aver riempito il vuoto di una città, i luoghi che senza memoria perdono di significato e vanno alimentati di altre storie, persone, cose?
È un modo interessante di osservare il mio lavoro. È dialogico: gli spazi che sono delineati in Amnesia sono colmi di riferimenti ad altri romanzi, ma allo stesso tempo questi luoghi invadono i miei personaggi. È come se ci fosse una relazione tra la mappa di una città e la biografia di un cittadino. Credo che, nel mio lavoro, il gruppo Oulipo sia sempre stato cruciale proprio per questa ragione: loro lavorano vincolando la loro narrativa – disegnano un diagramma, e poi lo popolano. Credo di essere stato influenzato più da Calvino che da Perec, ma entrambi sono sempre stati interessati a sperimentazioni di questo tipo: storie costruite attorno a dei limiti autoimposti. Non erano dei matematici come Roubaud, ma lavoravano in modo esplicito con delle strutture matematiche. Certo, anche gli architetti lavorano con costrizioni di varia natura: basti pensare che possono creare le loro opere solo all’interno di un dominio rigorosamente definito da dimensioni misurabili e leggi fisiche. Ammiro e cerco di emulare questo modo straziante di fare le cose. (Ho dedotto fin dall’inizio che si trattava di una sorta di schiavitù, sia negli aspetti sessuali che in quelli politici del termine. Successivamente trovai divertente scoprire che anche gli Oulipiani erano giunti alle stesse, perverse, conclusioni).

Douglas Anthony Cooper
Douglas Anthony Cooper

Il tuo è stato il primo libro nella storia dell’editoria per cui sia stato realizzato un booktrailer. Come è nata l’idea e come l’avete realizzato?
A dire il vero, l’idea non è stata mia; il mio addetto stampa ha avuto l’idea e ha prodotto il video. Ma quest’idea viaggia parallelamente al mio modo di fare: sono sempre stato interessato agli esperimenti editoriali, e cerco di sperimentare anche nelle cose che pubblico. Il mio secondo romanzo, Delirium, per esempio, è stata la prima storia a essere serializzata su internet: è stato un tentativo di colonizzare questo nuovo medium con una narrativa di largo respiro – per definire un nuovo modo di distribuzione della letteratura. Attualmente sto cercando di capire come gli editori indipendenti potrebbero competere con i giganti commerciali: sento che deve esserci un modo, qualcosa di analogo alle produzioni cinematografiche e musicali indipendenti che sono riuscite a combattere con successo una guerra contro i grandi studi cinematografici e le grandi etichette discografiche.

Di cosa parlerà il tuo prossimo lavoro? Parallelamente alla prossima uscita del tuo nuovo libro, stai lavorando anche a nuovi progetti artistici?
Il nuovo libro, Aphasia, approfondisce i temi della pornografia e della disperazione. È in parte ispirato al Don Giovanni, ma qui il protagonista è una giovane donna: una pornografa digitale che crea delle immagini terrificanti, e così facendo distrugge le persone che posano per lei. È quasi finito e verrà pubblicato l’anno prossimo, sempre per D Editore. Il romanzo successivo sarà molto meno serio: ho cercato di competere con Oscar Wilde nel dominio della pura vanità estetica. È ambientato a Roma e Firenze. Sembra che io sia sulla strada giusta per diventare completamente italiano.

Eugenio Giannetta

Douglas Anthony Cooper ‒ Amnesia
D Editore, Ladispoli 2018
Pagg. 338, € 14,90
ISBN 9788894830330
http://deditore.com/

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Eugenio Giannetta
Eugenio Giannetta vive a Torino. Giornalista, classe 1986. Si è Laureato alla Facoltà di Lettere di Torino e ha frequentato la Scuola di Giornalismo e Relazioni Pubbliche Carlo Chiavazza. Ha un Master in Comunicazione Sociale presso la Facoltà teologica di Torino. Ha partecipato a workshop di scrittura presso la Scuola Holden e con Davide Calì, aggiornandosi come addetto stampa presso il collettivo di giornalisti Lettera Ventitrè. Collabora con diverse testate giornalistiche per le quali si occupa di cultura, attualità e temi sociali.