Obsoleto. Il non-romanzo di Vincenzo Agnetti

A cinquant’anni di distanza dalla sua pubblicazione, “Obsoleto” di Vincenzo Agnetti conosce una nuova visibilità. Alzando il sipario su una storia affascinante.

Obsoleto di Vincenzo Agnetti nelle due edizioni del 1967 e del 2017
Obsoleto di Vincenzo Agnetti nelle due edizioni del 1967 e del 2017

La versione sintetica della storia è: nel 1967 esce il romanzo Obsoleto di Vincenzo Agnetti (Milano, 1926-1981) per i tipi di Vanni Scheiwiller; nel 2017 esce una nuova edizione per Cinquemarzo di Viareggio.
Solo che è molto più complicato. Per cominciare, questo non è un romanzo. Almeno non lo è nel senso classico, lineare del termine. D’altronde Agnetti è un artista concettuale che ha fatto del linguaggio la sua im-materia d’indagine: come avrebbe potuto scrivere una storia o una storiella, così, senza colpo ferire? Introducendo il celebre Tesi del 1972 (edito da Prearo, che lo ha ristampato nel 2008), Achille Bonito Oliva scrive: “Il linguaggio in Agnetti diventa un gesto oppositivo e alternativo ad una realtà anchilosata e circoscritta, risposta articolata e sistematica alla disarticolazione della realtà”. Parla delle sue opere, dei suoi saggi o dei suoi romanzi? Ecco, nel caso di Agnetti (ma il discorso vale per diversi autori di quegli anni e di quegli interessi) la domanda non ha senso, perché non c’è distinzione, o perlomeno non c’è distinzione netta fra le tre categorie. Ancora ABO – e notate dove sta la virgola: “Qui Agnetti teorizza e pratica il conflitto, armato di una lucida creatività che lo porta a lottare felicemente contro il caos calmo di ogni convenzione”.

Vincenzo Agnetti ‒ Obsoleto (Edizioni Cinquemarzo, Viareggio 2017)
Vincenzo Agnetti ‒ Obsoleto (Edizioni Cinquemarzo, Viareggio 2017)

CON MANZONI E CASTELLANI

Tesi esce nel 1972, ma la prima versione è del 1968. E la prima parte, in particolare, dialoga strettamente con Obsoleto. In entrambe si “inscena più volte la messa a morte del significato” (Giorgio Verzotti). Tanto che le ultime pagine del “romanzo” sono via via meno leggibili: Agnetti sta letteralmente – anzi: fisicamente – limando le lettere di piombo con cui l’amico-editore sta stampando. Amico che risponde al nome di Vanni Scheiwiller: con lui e per Piero Manzoni aveva scritto un intervento nel 1958, anno delle Tavole di Accertamento. Dieci anni dopo, Obsoleto inaugura la collana dei Denarratori, e la copertina è di Enrico Castellani. Il filo rosso si chiama, naturalmente, Azimuth: rivista, sodalizio, movimento. I testi di Obsoleto risalgono fino al 1963, quando Agnetti viveva in Sudamerica, ma è da qui che diventa realmente impossibile e dannoso “distinguere tra un Agnetti scrittore, un Agnetti pittore, un Agnetti scultore, un Agnetti critico”, come ribadisce Germana Agnetti.

Vincenzo Agnetti, Progetto per un Amleto politico, 1973 (Mart). Courtesy Archivio Vincenzo Agnetti. Foto di Salvatore Licitra
Vincenzo Agnetti, Progetto per un Amleto politico, 1973 (Mart). Courtesy Archivio Vincenzo Agnetti. Foto di Salvatore Licitra

ALTRE POSSIBILITÀ

Affascinano, quelle ultime pagine progressivamente sgretolate, nella lingua e nel significato. Però spesso non si nota che questa invisibilità tendenziale cancella altresì le soluzioni grafiche, visive, artistiche: la crisi è generale. Questo vuol dire che Agnetti è un narciso autoreferenziale sociopatico? Oppure che sta criticando praticamente un codice di comunicazione? Si badi: l’articolo è indeterminato. Ecco, forse questo è uno fra gli insegnamenti più preziosi che Agnetti ci ha lasciato: lo stimolo a considerare l’esistenza di altre possibilità. E chi ha perso la splendida mostra di Palazzo Reale a Milano degli scorsi mesi, può solo sperare che presto se ne organizzi un’altra. Perché c’è da imparare, e tanto, da Agnetti. Nel frattempo, ci si provi, a leggere Obsoleto.

Marco Enrico Giacomelli

Vincenzo Agnetti ‒ Obsoleto
Edizioni Cinquemarzo, Viareggio 2017
Pagg. 186, € 20
http://cinquemarzolibri.net

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #40

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AutoreVincenzo Agnetti
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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, la Libera Università di Bolzano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.