Lahar. Ecco la storia di una rivista nata a Cittadella

Arriva da Cittadella, ma di strada ne ha fatta, la rivista-poster Lahar. E ora, per festeggiare i suoi cinque anni di vita, ha pure aperto un’edizione in inglese, con sede a Berlino. Ne abbiamo parlato con il presidente Riccardo Alessandro Didoné.

Lahar Magazine
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Descrivere LAHAR Magazine unicamente come un progetto editoriale (per quanto speciale già di per sé questo possa essere) risulterebbe riduttivo. Citando i fondatori, “LAHAR Magazine, tecnicamente, è una posterzine indipendente, monotematica, con uscita a cadenza bimestrale. LAHAR Magazine, concretamente, è una rivista che si apre e diventa poster”.
Un oggetto reale, quindi, da scoprire, sfogliare, leggere, collezionare, appendere. Con più di 230mila copie stampate, 200 punti di distribuzione e oltre 40 eventi in tutta Italia, LAHAR è ormai una realtà matura, ben radicata nel territorio, sinonimo di “qualità, passione e determinazione”.
LAHAR è gratuita e sempre lo sarà”, ci riferisce il presidente Riccardo Alessandro Didoné, al quale abbiamo posto alcune domande per comprendere come sia possibile, nonostante le ovvie difficoltà riscontrate in un progetto non profit, rimanere così attivi, innovatori e propulsori. Cosa voglia dire far cultura in un territorio che non è Venezia né Milano, ma quello compreso tra le province sperdute della cosiddetta città diffusa del Pa-Tre-Ve. Dalla provincia LAHAR è giunta fino a Berlino, dove ha inaugurato in giugno il primo progetto pilota in terra tedesca.

Lahar Magazine
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Partiamo dal nome, Lahar, e dalla prima pubblicazione, Supereroi. Cosa significa, come nasce e su cosa si fonda? 
Tutto nasce da una presa di posizione: la volontà di dare alla luce una nuova pubblicazione, sincera e diretta, che prendesse le distanze dalla sonnacchiosa e standardizzata vita di provincia nella quale eravamo e siamo immersi fino al collo. È un progetto gratuito che si fonda, citando Antonio Gramsci, sulla “democratizzazione culturale”. Promuovere e diffondere l’espressione di contenuti, sostanza, idee fruibili gratuitamente per tutto il territorio nazionale.

Lahar nasce in Veneto, tra Bassano e Vicenza. Cosa dire di questo retroterra noto per la sua creatività?
Il nostro centro principale è sempre stata Cittadella, tra Vicenza, Padova e Treviso, diciamo nel bel mezzo della piana, ai piedi delle Alpi. Non abbiamo mai voluto essere come alcune realtà-meteore che nascono e muoiono a intervalli regolari. Fin dal primo giorno abbiamo puntato alla costanza e a un pubblico nazionale. Volevamo sopravvivere alle mode e alle ispirazioni che affievoliscono col tempo. La provincia ci ha sfamati, la provincia ci ha formati. Fu complesso abbandonare alcune dinamiche ma siamo riusciti, infine, ad alzare la voce e a essere quello che pretendevamo diventare. Supereroi? Ci proviamo ogni giorno.

Seppur ormai diffusi in tutta la Penisola, quanto è importante per voi mantenervi local?
Siamo molto legati al territorio e alle persone che lo abitano. Questo maggio abbiamo festeggiato l’anniversario dei cinque anni e presentato la nostra prima antologia proprio a Cittadella: da lì veniamo. Quando giungerà il tempo di decidere l’ultima pubblicazione di Lahar, sarebbe bello dedicarlo alla provincia o alla cinta muraria che circonda Cittadella. La protegge ma allo stesso tempo la limita.

Lahar Magazine
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In questi anni vi sono state alcune collaborazioni che avete piacere di ricordare?
Abbiamo raccolto migliaia di contributi e ognuno, non per fare della retorica stucchevole, è stato fondamentale. Tra tutte le persone che hanno incrociato la nostra via, molte sono state determinanti. Voglio ricordare Nicola e tutto il team di Trash-Dance (forse il primo vero ispiratore di Lahar) per il coraggio di oltrepassare limiti geografici. E grazie a Streets on fire Skateshop, amici dal primo minuto e per sempre.

Lahar è ormai onnipresente. Dopo anni di di festival (solo per citarne alcuni: Gelati Genova, Fahreneit, Ratatà, Treviso Comic Book Festival) quale panoramica editoriale si disegna a tuo parere in Italia?
Adoro i festival più piccolini e meno milanesizzati. Dove riesci a parlare con le persone e capire perché e come un progetto editoriale nasce e quali sono le logiche sottostanti. Tra gli editori indipendenti purtroppo alcune realtà, di partenza interessanti, sono spesso come un serpente che si mangia la coda. Non riescono a resistere a lungo termine, soffocate da scelte volte all’estetica e all’autocelebrazione fine a se stessa. Un consiglio: più sostanza, più significato, più ciccia. Più Pop, insomma.

Sfogliando l’intera collezione Lahar ci si trova davanti a uno spaccato espressivo della nuova generazione. In un poster si delineano pensieri, speranze, impressioni dei giovani d’oggi.
Rileggo le varie pubblicazioni a fasi alterne. Ogni volta, senza volerlo, recupero delle sfumature che non avevo compreso e mi meraviglio di quanto splendide siano le persone che collaborano con noi. Dobbiamo veramente essere grati a chi ci ha dato e a chi ci continua a dare fiducia. Chi si è esposto e chi, mettendo in fila i propri pensieri, li ha condivisi.

Lahar Magazine
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Cosa accomuna le diverse proposte?
Il coraggio. Abbiamo creato un contenitore, fruibile, veloce, pop, accattivante. L’autorevolezza è arrivata grazie al coraggio delle persone. Bisogna solo prendere coraggio, siamo la miglior generazione che abbia mai messo piede sulla terra, basta solo volerlo dimostrare.

Che sentimenti sembrano prevalere tra le proposte?
Una buona dose di cinismo divorato dalla speranza di un futuro migliore e nel cercare consapevolezza del proprio valore. È una generazione che vuole essere ottimista, nonostante non gli venga permesso.

Che dire di Sedimenti, la raccolta storica Lahar? Come sono evoluti gli anni editoriali?
Che colpo al cuore. Rendersi conto in così poco tempo di quanta strada sia stata fatta. Cinque anni intensi, che Tobia Munari e Nicola Russo hanno allineato in una pubblicazione, Sedimenti appunto, che vuole essere un ponte trasversale tra le persone e le idee. Un vero spaccato della nostra società. Nel tempo, a seconda della direzione editoriale e della crescita del nostro bacino di collaboratori, il contenuto è nettamente migliorato, si è affinato e infine si è attestato su degli standard di alta qualità.

In redazione come funziona la scelta della tematica e il processo di selezione dei testi e delle immagini?
La tematica viene scelta attraverso un dibattito interno alla redazione, prettamente gestito dal nostro direttore editoriale eletto democraticamente ogni anno. Ogni uscita ha una tema specifico. Giunto il materiale, lo selezioniamo secondo l’attinenza alla tematica. L’attinenza è infatti l’unica conditio sine qua non. I testi, editati se necessario assieme agli autori, vengono compilati per il cartaceo a creare un booklet completo di informazioni e narrazioni che partono dai lati più opposti per convergere infine nella tematica presentata. A livello visuale si aggiungono scelte tecniche e stilistiche. Ciò che non è inserito nel cartaceo, viene, se selezionato, pubblicato sul sito e sui social.

Lahar Magazine
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Quanto conta la potenzialità dei social? Quanto le relazioni concrete?
A oggi LAHAR Magazine deve molto della propria fortuna e del proprio bacino di utenti (sia creatori che fruitori di contenuti) alla comunicazione digitale riferita al web, ma essendo alla fin fine un prodotto tangibile (un poster da leggere e toccare) l’intera rete che abbiamo innescato deve tutto alle connessioni umane. Alle persone che ci hanno preso in mano.

Oltre al sudore e alla buona volontà, un consiglio per chi intende avviare un progetto editoriale dal basso.
Creare qualcosa per farlo durare. Il termine “lahar” indica una colata di fango composta di materiale piroclastico e acqua che scorre lungo le pendici di un vulcano. I Lahar hanno il comportamento, la consistenza e la viscosità del calcestruzzo fluido: fluidi quando sono nella fase di movimento, mentre solidificano rapidamente quando si fermano. Credeteci.

Quest’anno anche a Berlino.
Abbiamo presentato da poco Lahar Berlino, un progetto dalle stesse dinamiche in lingua inglese guidato e sviluppato dalla redazione di Eleonora Toniolo. Persone che vogliono mettersi in gioco, dal basso, ed essenzialmente produrre contenuti di qualità al di fuori di schemi prestabiliti. Questa riproducibilità del sistema è la speranza della possibile democratizzazione culturale di cui parlavamo poco prima. Dove le persone diano, ricevano e condividano in un continuo flusso di sostanza.

Ci suggeriresti tre riviste di cui hai particolarmente stima?
Illustratore Italiano, Loik Zine, Toast Zine.

Il prossimo evento?
Presenteremo lahar #36 FORESTO il 29 Luglio (ore 12-21) al Macondo agli Alberoni, all’estrema punta del Lido di Venezia. FORESTO è il numero dedicato alla Laguna e alla città di Venezia.

Se dovessi sintetizzare Lahar in una parola?
Birracalda può valere come una parola? Lahar Magazine, infine, è: Leggere, Pensare, Scrivere, Parlare, Disegnare, Fotografare, Filmare, Condividere e Partecipare, nulla di più, nulla di meno.

– Eleonora Milner

www.laharmagazine.com

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Eleonora Milner
Eleonora Milner è nata e vive a Venezia. Laureata al DAMS Arte di Bologna e in Fotografia dei Beni Culturali all'ISIA di Urbino, si occupa di fotografia e arte contemporanea, con particolare interesse all'arte partecipativa. Scrittrice e fotografa, si occupa di progetti fotografici sul paesaggio contemporaneo. Ha esposto in mostre collettive a Venezia, Padova, Savignano sul Rubicone (SI fest #22), Pesaro, Treviso, Bologna.