L’architettura e il vuoto. Il nuovo libro di Beniamino Servino

In questa conversazione con Marco Petroni, il progettista presenta il suo nuovo libro. Un’opera in cui aforismi e collage conducono all’interno del suo originale universo.

Beniamino Servino, Vacua Forma (Verbus Editrice 2017)
Beniamino Servino, Vacua Forma (Verbus Editrice 2017)

È in libreria, edita da Verbus Editrice, la nuova raccolta delle ricerche dell’architetto casertano Beniamino Servino. S’intitola Vacua Forma. Architettura forma vuota ed è un importante strumento d’indagine per comprendere i processi di riflessione e formazione di una tra le voci più profonde della cultura del progetto contemporaneo. Nel libro Servino mette in atto un dispositivo di svelamento dell’architettura attraverso l’utilizzo di aforismi e collage che restituiscono l’essenza di una visione dello spazio e delle sue potenzialità.
L’aforisma infatti, come il disegno o il collage, è parte di una strategia sintetica ma che s’innerva di “un pensiero lungo e profondo arrivato in superficie in forma breve”, come lui stesso afferma. Durante l’incontro, sono stati approfonditi i contenuti di questo “saggio sull’uso della forma non sulla sua genesi”, come così recita il sottotitolo del volume.

Beniamino Servino, Vacua Forma (Verbus Editrice 2017). Copertina
Beniamino Servino, Vacua Forma (Verbus Editrice 2017). Copertina

L’INTERVISTA

Vacua Forma. Architettura Forma Vuota. [Architecture is] Empty Shape. Perché questo titolo? Quale valore attribuisci a questa poderosa raccolta delle tue più recenti ricerche?
La traduzione inglese di forma è, tra le tante possibili, Shape. Scatola, involucro, guscio. Scatola vuota, involucro vuoto, guscio vuoto. La Forma vuota supera il bisogno che l’ha generata e si mostra come simbolo.

Hai spesso affermato che per te il disegno e il collage rappresentano strumenti di conoscenza. Sono, forse, un modello per costruire un significato, un senso che spesso sfugge nelle pratiche architettoniche del nostro tempo?
Il disegno, il montaggio digitale, il collage sono strumenti per la messa a punto del pensiero di architettura. Come le parole per la frase. Non illustrazioni, quindi, ma fasi di avvicinamento al progetto. La forma non nasce netta nella mente e poi si illustra. Il disegno, il montaggio digitale, il collage aiutano l’idea a diventare forma.

Il pittoresco mi inorridisce. Io porto l’archetipo alla dimensione ipertrofica. Da Massive Attack”. Puoi definire questa condizione dell’eccesso?
La bellezza della città e la convivenza democratica della stessa sono fondate sull’equilibrio. Il disequilibrio fisico della città è specchio dello sbilanciamento economico e sociale di chi ci vive. L’estetica del dis-equilibrio è estetica del disagio, della compressione. E produce la crisi. Necessità monumentale nella città sbilanciata. Per essere condiviso e sostenuto, il monumento deve essere riconosciuto come proprio. Deve essere rappresentato in una forma generata dal proprio repertorio linguistico. Deve mostrare fiero la sua genesi, ma assumere anche una dimensione dilatata ipertrofica ciclopica smisurata. Ma ancora riconoscibile. Una anamorfosi liberatoria, immaginifica. Solo allora il monumento genera stupore. Uno stupore da controriforma. Uno stupore che prepara un nuovo equilibrio, uno stupore legittimante.

Beniamino Servino, Vacua Forma (Verbus Editrice 2017)
Beniamino Servino, Vacua Forma (Verbus Editrice 2017)

L’architettura è sempre un atto politico”. Qual è il senso di questa affermazione? Perché credi sia importante sottolineare la dimensione politica del fare architettura?
L’architettura parla sempre del suo autore che a sua volta parla di sé. Intervenire su un testo attraverso la sua riscrittura e adattamento ha come presupposto temporale la sua selezione tra tanti possibili. Scegliere è già un atto determinato di volontà.

Hai individuato una postazione privilegiata per le tue ricerche, un “paesaggio dell’abbandono”; le “pennate” sono un modello architettonico, quasi un paradigma esplorativo. Quali le ragioni di questa scelta? Qual è la tua idea di periferia o meglio di sguardo periferico?
L’equilibrio della città ne prepara (è condizione necessaria a) la bellezza. Ne recupera la bellezza. La città-nuova (ai margini del centro, marginale, o in enclaves all’interno della città densa, occupata) non è contro la città-vecchia. Non è anticittà. È una non-città. (Non è anticittà ma un aborto, un feto ipocalcificato. Una non-ancora-città. A not-yet-city).

“Città al plurale. Una teoria”. Spostiamo lo sguardo sullo spazio urbano. Potresti chiarire la tua visione di città?
C’è assonanza tra la rappresentazione del bisogno e il luogo della sua rappresentazione. Tra il testo e la scena. Tra lingua e linguaggio. Chiudo gli occhi, sento parlare, riconosco un idioma, una inflessione, un accento. Posso figurarmi (dalla lingua) il linguaggio della sua rappresentazione. Posso figurarmi la forma delle case, la forma della città. La città nuova è una città che parla la lingua di chi la abita, di chi l’ha costruita. Una lingua non semplificata ma povera, che racconta non il degrado ma l’arroganza di chi non ha storie da raccontare. Lingua parlata e linguaggio architettonico sono sovrapponibili. Se percorri la città nuova (questa specie di città) a occhi chiusi e fai attenzione ai suoni (rumori) sgraziati delle voci, puoi ricostruire – tenendo gli occhi chiusi – le sagome delle case. È la città del futuro. È la città di tutti contro tutti.

Beniamino Servino, Vacua Forma (Verbus Editrice 2017)
Beniamino Servino, Vacua Forma (Verbus Editrice 2017)

Lina Bo Bardi e Ludwig Hilberseimer sono gli unici architetti citati nelle circa 400 pagine del volume. Perché proprio loro? Come li metti in relazione con le tue ricerche?
Io non cito nessuno. Sono semplicemente riferite le fonti iconografiche su cui sono intervenuto.

Darai un seguito al tuo manifesto dell’architettura e del paesaggio del XXI secolo? Quale sarà il prossimo “Me ne frego”?
Fin quando ci saranno luoghi comuni rassicuranti ci sarà un “Me ne frego”!

Marco Petroni

Beniamino Servino – Vacua Forma. Architettura Forma Vuota. [Architecture is] Empty Shape
Verbus Editrice, Limbiate 2017
Pagg. 384, € 30
ISBN 9788890284717
http://www.verbus.it

 

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AutoreBeniamino Servino
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Marco Petroni
Marco Petroni, teorico e critico del design. Ha collaborato con La Repubblica Bari, ha diretto le riviste Design Plaza, Casamiadecor, ha curato la rubrica Sud su Abitare.it, è stato redattore di FlashArt. Collabora con l'edizione online di Domus. Curatore senior presso il centro di ricerca museale Plart di Napoli. Sviluppa progetti curatoriali innovativi ed eventi legati ai temi della cultura del progetto con un approccio transdisciplinare come Botanica di Studio Formafantasma, Naturally combined di Mischer'Traxler, The future of Plastic di Officina Corpuscoli e altri. Ha pubblicato vari saggi tra cui Mondi Possibili, appunti di teoria del design (Edizioni Temporale), Going real, il valore del progetto nell'epoca del postcapitalismo (Planar Books). Ha tenuto lezioni presso Naba Milano, Design Academy Eindhoven, London Design Museum. Attualmente insegna Storia del design presso l'Accademia Belle Arti di Napoli e Communication for fashion al Politecnico di Milano.