Il curatore italiano Francesco Bonami diventa direttore artistico di un importante centro culturale di Mosca (polemiche)
Il curatore italiano assume la direzione artistica GES-2 House of Culture promossa dalla VAC Foundation. Una collaborazione avviata nel 2021 che si consolida in una fase molto delicata per le relazioni culturali tra Russia e Occidente
Francesco Bonami è il nuovo direttore artistico di GES-2 House of Culture, l’istituzione culturale aperta a Mosca nel dicembre 2021su iniziativa della V-A-C Foundation. L’annuncio, arrivato lo scorso 13 ottobre 2026, formalizza un rapporto professionale avviato cinque anni fa, quando il curatore italiano ha iniziato a collaborare con la struttura alla definizione delle sue strategie. Nel nuovo ruolo sarà coinvolto nell’orientamento della programmazione e nello sviluppo dei progetti artistici, lavorando insieme al gruppo curatoriale.
La nomina coincide con una fase di transizione interna: Alisa Prudnikova, responsabile della programmazione dal 2022, concluderà il proprio incarico il prossimo 6 dicembre, per continuare dal 2027 a collaborare con l’istituzione su iniziative specifiche. Ma la notizia si inserisce anche in un quadro più ampio, nel quale la possibilità di mantenere aperti i canali di scambio culturale tra Russia e Occidente è diventata una questione controversa. Il percorso di Bonami, costruito attraverso alcune delle principali istituzioniinternazionali dell’arte contemporanea, incontra così una realtà che ha fatto del dialogo con le scene artistiche straniere uno dei propri obiettivi dichiarati.
La nomina si colloca, tuttavia, in un contesto che non può essere separato dalla storia recente della fondazione e dalle conseguenze dell’invasione russa dell’Ucraina. Nel febbraio 2022, dopo l’inizio dell’invasione su larga scala, Francesco Manacorda, allora direttore artistico della V-A-C Foundation, si dimise dall’incarico. Nello stesso periodo furono sospese le attività della sede veneziana di Palazzo Zattere, mentre GES-2 a Mosca proseguì il proprio percorso. Una vicenda che rende inevitabile interrogarsi sulle relazioni tra istituzioni culturali, finanziamenti privati e responsabilità pubblica nel contesto della guerra.
Francesco Bonami: una carriera tra critica e istituzioni internazionali
Nato a Firenze nel 1955, Francesco Bonami ha costruito la propria carriera attraversando la critica, l’editoria e la curatela, fino adiventare una delle figure italiane più riconoscibili nel sistema internazionale dell’arte contemporanea. Dopo gli studi in scenografia earchitettura all’Accademia di Belle Arti di Firenze e una prima esperienza come artista, ha intrapreso un percorso nella critica,entrando nella redazione di Flash Art. Tra gli incarichi più significativi figurano la direzione artistica della Fondazione Sandretto ReRebaudengo di Torino, mantenuta dal 1995 al 2018, e il ruolo di senior curator al Museum of Contemporary Art di Chicago, ricoperto dal 1999 al 2008. Nel 2003 ha diretto la 50ª Biennale di Venezia, mentre nel 2000 ha partecipato alla curatela di Manifesta 3 a Lubiana e nel 2010 a quella della Whitney Biennial di New York.
Il rapporto con la scena artistica russa precede di molto l’attuale incarico. Nel 2010/2011 ha curato con Irene Calderoni Modernikon.Arte contemporanea dalla Russia, progetto espositivo presentato a Venezia e Torino; nel 2017 V-A-C Press ha pubblicato in russo ilsuo libro Lo potevo fare anch’io! Perché l’arte contemporanea è ancora arte. Nel 2024 Bonami ha inoltre curato con ZelfiraTregulova la mostra Quadrato e spazio. Da Malevič a GES-2. La nomina rappresenta dunque l’evoluzione di una collaborazione già consolidata e porta il curatore a un ruolo di responsabilità diretta nella definizione dell’identità artistica dell’istituzione moscovita.
La nascita di V-A-C Foundation a Mosca
Fondata a Mosca nel 2009 da Leonid Mikhelson, imprenditore attivo nel settore energetico, la V-A-C Foundation ha sviluppato la propria attività attorno alla sperimentazione di nuovi modelli di produzione e diffusione della cultura contemporanea. Mikhelson non è tuttavia semplicemente un imprenditore interessato all’arte: è un magnate russo del gas, capo di Novatek, uno dei maggiori produttori di gas naturale della Russia. Figura di primo piano dell’oligarchia economica russa, è considerato vicino al presidente Vladimir Putin. La fondazione culturale, pur essendo totalmente privata, si è quindi sviluppata grazie alle risorse di un imprenditore la cui attività economica è strettamente legata a uno dei settori strategici dell’economia russa.
Il suo profilo impone una riflessione sul rapporto tra finanziamenti privati, potere economico e produzione culturale. La questione non consiste nell’attribuire automaticamente responsabilità politiche a ogni artista o curatore che collabori con le istituzioni sostenute da Mikhelson, ma nel riconoscere che le condizioni economiche e politiche che rendono possibile un programma culturale fanno parte del contesto in cui quel programma viene realizzato.
Per quanto riguarda le sanzioni, è opportuno distinguere tra le diverse giurisdizioni: Leonid Mikhelson non risulta soggetto a sanzioni personali da parte dell’Unione europea, mentre è sottoposto a misure restrittive nel Regno Unito. La distinzione è rilevante per inquadrare correttamente la sua posizione, senza confondere il regime sanzionatorio europeo con quello britannico.
Il programma della fondazione ha coinvolto artisti e curatori in progetti che attraversano discipline differenti, portando l’arte fuori dagli spazi espositivi convenzionali e mettendola in relazione con musei storici e scientifici, luoghi della memoria e contesti urbani. Più che limitarsi alla presentazione di opere, la fondazione ha cercato di interrogare le modalità attraverso cui si costruisce e si condivide la conoscenza, riducendo la distanza tra istituzione, professionisti e pubblico. Da questa ricerca è maturata l’attenzione per il modello russo della casa della cultura, ripensato come uno spazio capace diaccogliere pratiche artistiche eterogenee e favorire forme di partecipazione che superano la tradizionale distinzione tra chi producecultura e chi ne fruisce. GES-2 è l’espressione di questo percorso in Russia.
Da V-A-C a Scuola Piccola Zattere: la storia veneziana della fondazione dopo l’invasione dell’Ucraina
La dimensione internazionale della fondazione si è manifestata anche a Venezia, dove dal 2017 V-A-C ha sviluppato le proprie attività a Palazzo Zattere, ospitando mostre e progetti espositivi. Questa presenza si è però interrotta nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina. La sede veneziana ha sospeso le attività e Francesco Manacorda, allora direttore artistico della fondazione, ha rassegnato le dimissioni.
Negli anni successivi, negli spazi già utilizzati da V-A-C ha preso forma Scuola Piccola Zattere, una nuova realtà culturale associata a Viktoria Mikhelson, che è proprio la figlia di Leonid. Si tratta di un’iniziativa da distinguere dalla precedente fondazione: la continuità del luogo e i legami familiari rendono tuttavia rilevante ricostruirne con precisione la storia, la struttura e la provenienza delle risorse economiche. Il passaggio da V-A-C a una nuova esperienza culturale veneziana riporta così al centro una questione più ampia: come valutare l’autonomia di un progetto artistico quando il suo contesto, i suoi finanziatori e le sue relazioni istituzionali sono parte della discussione pubblica?
GES-2, una casa della cultura nel cuore di Mosca
Inaugurata il 4 dicembre 2021, GES-2 occupa una ex centrale elettrica sull’argine di Bolotnaya, nel centro di Mosca, trasformata dalcelebre architetto Renzo Piano. L’intervento architettonico ha restituito alla città un edificio industriale riconvertendolo in un centromultidisciplinare. Il progetto si contraddistingue per l’idea di azzerare la separazione tra le diverse pratiche artistiche, affiancandoall’esposizione attività di ricerca, laboratoriali ed eventi. È su questa identità che si innesta ora il lavoro di Bonami, chiamato acontribuire alla selezione e allo sviluppo dei progetti e a dare continuità alla pluralità dei linguaggi che caratterizza GES-2. Tra i primi appuntamenti annunciati figura per dicembre 2026 Cose, idoli, banane, progetto che il curatore realizzerà insieme a Dmitrij Belkin.
Parola a Francesco Bonami
“L’arte è come uno sport: tutti possono farlo, ma solo pochi raggiungono abilità”, così si esprime Francesco Bonami, ripreso da Interior.ru. “E questo è vero non solo per gli artisti russi, ma anche per qualsiasi altro paese. Tuttavia, vedo come sia i giovani artistiche i giovani curatori in Russia sviluppino un punto di vista molto speciale che va oltre il contesto locale o nazionale, pur mantenendoun’identità molto forte. Nuovi modi di interagire tra loro, con tutte le loro carenze e fallimenti, allo stesso tempo hanno contribuito aformare un approccio più sofisticato e internazionale allo sviluppo e all’attuazione delle idee. Ho incontrato giovani artisti a Moscache usano le tecnologie moderne molto profondamente e allo stesso tempo molto fresche, creando opere con forti radici culturali”.
GES-2: tra arte, diplomazia culturale e tensioni internazionali
La nuova direzione si confronta tuttavia con una contraddizione che riguarda l’intero sistema culturale russo. Dopo l’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022, numerosi scambi museali tra Russia e istituzioni europee e britanniche sono stati sospesi, mentre la partecipazione russa agli appuntamenti internazionali è diventata oggetto di contestazioni politiche e istituzionali. Nel 2026 la controversia sul ritorno della Russia alla Biennale di Venezia ha portato la Commissione europea a sospendere due milioni di euro di finanziamenti destinati alla Fondazione Biennale. La vicenda ha riportato al centro il confronto tra autonomia delle istituzioni culturali, responsabilità politica e possibilità di mantenere aperti spazi di dialogo.
GES-2 ha ribadito che la propria vocazione internazionale non dipende da una singola nomina e che il confronto con artisti eoperatori culturali di diversi Paesi resta parte della sua identità. In questo scenario, l’arrivo di Bonami non risolve le tensioni che attraversano il sistema artistico globale, ma rende più evidente una domanda: quale forma può assumere oggi l’internazionalità di un’istituzione culturale che opera in Russia?
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