Quattro anni di guerra in Ucraina. Alla conta delle vittime si aggiunge quella dei danni al patrimonio culturale

Sono 1.685 i siti culturali danneggiati dall’inizio del conflitto con la Russia, e quasi 2.500 le infrastrutture culturali colpite nel Paese, di cui molte distrutte. Moltissime anche le opere trafugate dai russi in questi anni. E ora il governo corre ai ripari per mettere in salvo ciò che resta, mentre si attiva un nuovo Fondo internazionale

All’altissima conta delle perdite umane causate dal conflitto in Ucraina, che registra oggi il quarto anniversario dal primo attacco sferrato dalla Russia con oltre 10,8 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria e più di 4 milioni di loro rimaste senza casa, si deve aggiungere il tragico bilancio delle devastazioni sul territorio, dovute a una guerra di logoramento che non sembra conoscere fine.

I danni al patrimonio culturale in Ucraina: il bilancio dopo quattro anni

E anche il patrimonio culturale del Paese – che possiede sette siti Unesco – continua a essere sotto scacco: secondo il Ministero della Cultura dell’Ucraina, dall’inizio dell’invasione sono stati danneggiati 1685 siti e 2483 infrastrutture culturali – di cui oltre 500 totalmente distrutte – e il computo è in costante aggiornamento. “La guerra ha causato, inoltre, la morte di 346 artisti”, spiega il Ministro della Cultura Tetyana Berezhna. E il bilancio si estende anche alle considerazioni economiche: finora, le perdite dirette per il settore culturale ucraino ammontano a 4,2 miliardi di dollari, che aumentano fino a superare i 31 miliardi se si considerano anche le conseguenze sul mancato fatturato. I danni più ingenti al patrimonio culturale si registrano a Kharkiv, seguita da Kherson, Odessa, il Donetsk e Kiev. Numeri che riguardano 1.193 centri comunitari e culturali, 854 biblioteche, 188 istituti di educazione artistica, 136 musei e gallerie, 50 teatri, cinema e filarmoniche, nonché parchi, zoo, riserve naturali, circhi e uno studio cinematografico a Kiev. Intanto, a Kharkiv, Kyiv e Lviv, per necessità, diversi spazi d’arte si sono trasformati in rifugi antiaerei.

Il salvataggio delle opere in un museo di Leopoli
Il salvataggio delle opere in un museo di Leopoli

Le opere a rischio nei territori occupati: nuove misure per evitare i furti della Russia

Se non bastasse, la Russia ha finora trafugato oltre 35mila reperti museali, mentre più di 1,7 milioni di manufatti di valore storico e artistico rimangono in aree temporaneamente occupate, con il rischio di essere distrutti. Proprio per questo, il governo ucraino ha recentemente approvato una risoluzione per semplificare l’evacuazione di oltre 3 milioni di beni culturali dalle zone di frontiera (soggette a rischio più elevato di essere trafugate): “La risoluzione crea un modello sistematico e sicuro per la protezione dei beni museali durante la guerra” sottolinea il Ministro “combinando regole chiare, responsabilità governativa e flessibilità in situazioni di crisi“. Secondo il nuovo protocollo, i beni a rischio dovranno essere spostati in luoghi sicuri ad almeno 75 chilometri di distanza dal fronte di guerra. E in caso di minaccia evidente, i responsabili delle singole istituzioni culturali – nei territori occupati si contano attualmente 90 musei – potranno procedere autonomamente senza attendere l’autorizzazione degli organi centrali, seguendo un sistema di movimentazione delle opere in tre fasi, in corso di perfezionamento. Negli ultimi quattro anni, sono stati trasferiti 670mila manufatti culturali, di cui 170mila solo nel 2025; ma molto più numerose sono le opere in attesa di essere messe in salvo.

L’aiuto del nuovo Ukrainian Cultural Heritage Fund

Nel frattempo, a Bruxelles ha avuto luogo negli ultimi giorni il primo incontro dell’Ukrainian Cultural Heritage Fund, strumento approntato per aiutare i musei e le istituzioni culturali dell’Ucraina a tutelare il proprio patrimonio, anche attraverso la movimentazione delle opere, usufruendo di depositi attrezzati allo scopo. L’organismo internazionale – guidato dal francese Pierre Heilbronn e dall’ucraina Olena Kovalska – favorirà, inoltre, la digitalizzazione del patrimonio culturale ucraino, e avrà un ruolo nella messa in sicurezza dei monumenti danneggiati dal conflitto. La sua azione si associa, dunque, al lavoro di monitoraggio e assistenza già messo in atto, a partire dall’inizio del conflitto, da Unesco, Aliph, ICCROM, World Monuments Fund (l’Italia è particolarmente attiva nell’area di Odessa, a supporto dell’Unesco). A sostenere il Fondo sono, al momento, Paesi come la Danimarca, il Regno Unito, i Paesi Bassi, l’Estonia, la Polonia, la Spagna, e per ora sono stati raccolti 3,5 milioni di euro, che serviranno a finanziare i primi 13 interventi individuati come urgenti, a cominciare dal restauro del rosone gotico della Cattedrale di San Nicola a Kiev.

Livia Montagnoli

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