Galleristi che aprono musei. Helga de Alvear: intervista e immagini

A Cáceres, in Estremadura, si è aperto il Museo d’arte contemporanea di Helga de Alvear. Un regalo per la Spagna e una speranza per il futuro.

Helga de Alvear. Foto Luis Asín
Helga de Alvear. Foto Luis Asín

Helga de Alvear (classe 1936) è una simpatica signora di origini tedesche che vive da oltre cinquant’anni a Madrid ed è molto nota tra gli appassionati d’arte contemporanea. Gallerista e mecenate, non è soltanto una delle persone più influenti in quest’ambito, ma possiede anche una delle più significative collezioni d’arte in Europa, per qualità, ampiezza e diversità. Tra le fondatrici della fiera ArcoMadrid, nel 1982, è profondamente legata alla Spagna dove, a soli 21 anni, si è trasferita a vivere inseguendo un sogno d’amore. E alla Spagna, la signora de Alvear (cognome del marito, architetto scomparso una decina d’anni fa) ha voluto donare una parte considerevole delle opere acquistate in anni e anni di fiere e di viaggi all’estero. È un catalogo esemplare del meglio dell’arte del nostro tempo, dalla seconda metà del Novecento ai giorni nostri. Unica eccezione, una delle prime edizioni dei Capricci di Goya, artista che con la sua modernità ha anticipato i tempi.

Faux Rocks 2006, Katharina Grosse
Faux Rocks 2006, Katharina Grosse

L’ARTE È UN DIRITTO E UNA NECESSITA`

Il motto di Helga de Alvear non potrebbe essere di più stretta attualità: “L’arte è un diritto e una necessità”. Con questo spirito, nel pieno della pandemia, la gallerista tedesca ha inaugurato il museo che porta il suo nome, nel centro storico di Cáceres, cittadina medievale spagnola patrimonio dell’Unesco. È il frutto di un accordo pubblico-privato fra le amministrazioni locali e la Fondazione Helga de Alvear, istituzione senza animo di lucro che ha donato parte del suo legato alla città spagnola. Chi conosce Helga, sa che intende il collezionismo come attività privata con una forte vocazione pubblica e partecipativa: promuovere il lavoro degli artisti, renderlo visibile attraverso prestiti e mostre, ma soprattutto democratizzare l’accesso alla cultura. Dal 1995, anno in cui ha creato la galleria con il suo nome a Madrid, a pochi metri dal museo Reina Sofia, la signora de Alvear ha promosso tantissimi artisti, provenienti dai cinque continenti, un’autentica talent scout di nomi emergenti come l’allora giovane cinese chiamato Ai WeiWei.

Descending Light 2007 Ai Weiwei
Descending Light 2007 Ai Weiwei

CONTEMPORANEI TRA VESTIGIA MEDIEVALI

Ma perché proprio a Cáceres, antica città dell’Estremadura a trecento chilometri dalla capitale verso il confine con il Portogallo? “Girai un po’ ovunque, per la Spagna – ha raccontato la signora de Alvear il giorno dell’inaugurazione – offrendo la possibilità di esporre al pubblico le mie opere. Fui a Vigo, a San Sebastian e persino a Granada…. E sono felicissima che finalmente oggi Caceres abbia questo mio museo”. È successo già in altre occasioni, per esempio con la collezione del Barone Thyssen o il Guggenheim di Bilbao. Non è facile trovare una città, una amministrazione pubblica lungimirante e disposta ad accogliere una collezione privata. Ma quando il sogno si avvera, spesso l’arte compie il miracolo e si converte nel motore principale di attrattiva turistica e di sviluppo economico indotto. Forse è ciò che si augurano anche gli amministratori di Cáceres, autentico gioiello monumentale al di fuori dei grandi circuiti turistici spagnoli. “L’arte è il motore imprescindibile per guardare al futuro”, dichiara la gallerista tedesca. “Mi interessa l’arte contemporanea perché parla del nostro tempo e di noi stessi, perché crea e sviluppa linguaggi che possono spiegarci in maniera nuova il mondo che ci è toccato vivere, e che conosciamo spesso solo in superficie”

Vista del exterior del edificio. Foto. Amores Pictures
Vista del exterior del edificio. Foto. Amores Pictures

UN INVOLUCRO BIANCO PER L’ARTE DEL NOSTRO TEMPO

Per primo a Cáceres sorge nel 2011 il Centro d’arti visive Helga de Alvear, in un’antica palazzina ai margini della città vecchia (la denominata Casa Grande), oggi sede amministrativa della fondazione. Poi, l’esigenza di espandersi e soprattutto di trovare lo spazio adeguato (in altezze, metricubi e luminosità) per esporre circa duecento opere della collezione, la maggior parte di grande formato, porta alla progettazione di un nuovo edificio, firmato dall’architetto spagnolo Emilio Tuñon (Madrid, 1959) e già vincitore di prestigiosi premi. Per il suo Museo d’arte contemporanea Helga voleva solo un involucro, un’architettura che dialogasse con le meravigliose antichità di Caceres e nel contempo permettesse alla luminosità del cielo di Estremadura di penetrare facilmente tra le sue pareti. Lo studio Tuñon ha progettato una costruzione lineare, bianco calce abbagliante, caratterizzata da un alto e leggero colonnato che produce un effetto plastico di trasparenza; tremila metri quadrati di spazio espositivo, ordinato su quattro livelli con una struttura flessibile e che si affaccia su di un giardino, prossimamente aperto alla città. Il criterio museografico è dinamico e semi-permanente: a Cáceres resteranno esposte per circa un anno le duecento opere selezionate per l’inaugurazione, tutti pezzi inediti per il pubblico spagnolo. Tra i nomi degli artisti ci sono Picasso, Kandinskij, Joseph Beuys, Dan Flavin; fotografie di Candida Hofer Axel Hutte; anche lavori di grandi referenti dell’arte spagnola del Novecento, come Gordillo, Tápies o Carmen Laffón, e dei più recenti Santiago Sierra, Ignasi Aballì e Cristina Iglesias. Tra gli italiani, opere di Michelangelo Pistoletto, Mario Merz, Francesco Vezzoli ed Ettore Spalletti. Le installazioni più imponenti, come la lampada di Ai WeiWei che accoglie il visitatore nel vestibolo, rimarranno fisse. In futuro, però, il museo si arricchirà sicuramente di pezzi nuovi e di nuove acquisizioni, sull’onda emotiva dell’evolversi del linguaggio plastico e visivo della contemporaneità.

– Federica Lonati

Museo d’arte contemporanea Helga de Alvear. A Cáceres, calle Pizarro 10. Ingresso libero. Chiuso lunedì e domenica pomeriggio. www.fundacionhelgadealver.es

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.