La monumentale mostra allestita Guggenheim Museum di Bilbao, con 400 lavori esposti, vuole ribaltare la percezione del secolo scorso con un amplissimo bacino di artiste. Spaziando dall’arte tessile ai video, dalla pittura alla danza.

Chiedendo a cento persone diverse che forma darebbero a un’idea, si riceveranno cento risposte altrettanto diverse. Lo stesso vale per ognuna delle 110 donne in mostra al Guggenheim Museum di Bilbao, molte delle quali è probabile che non abbiate mai sentito nominare: l’astrazione è una cosa diversa. Alcune rispondono con arte pittorica, altre tessile – troppo a lungo annoverata tra gli “hobby” artigianali –, c’è chi risponderebbe con un video e chi non riuscirebbe a condensare le sue emozioni in nient’altro che in una danza.

Monir Shahroudy Farmanfarmaian in her studio, working on Heptagon Star, Tehran, 1975. Estate of Monir Shahroudy Farmanfarmaian
Monir Shahroudy Farmanfarmaian in her studio, working on Heptagon Star, Tehran, 1975. Estate of Monir Shahroudy Farmanfarmaian

LE ARTISTE E L’ASTRAZIONE

Il compito della mastodontica collettiva Women in Abstraction, in mostra fino alla primavera 2022, è duplice. Da un lato, vuole riportare alla luce le opere e i volti di quelle personalità considerate visionarie: “In apertura ci sono i ritratti di tutte e 110 le artiste della mostra, è uno statement”, racconta la curatrice del Centre Pompidou Christine Macel a cui dobbiamo la mostra insieme alla curatrice del Guggenheim Lekha Hileman Waitoller.Se conosciamo alcune delle opere in mostra, o persino i loro nomi, quanti di noi possono dire di riconoscerne i volti, come faremmo con Picasso o Giacometti?”.
Il secondo scopo è quello – ancora più arduo – di trasmettere la complessità della percezione artistica, della manifestazione emotiva e stilistica di teorie e modelli che dialogano molto con il proprio tempo, pur offrendo qualcosa di assolutamente inedito: lo sguardo delle donne.
Gli oltre 400 lavori in mostra compongono un’enciclopedia del Novecento mai vista prima, una mastodontica rivisitazione di ciò che molti pensano di sapere sui più grandi movimenti artistici del secolo scorso e dei loro protagonisti. L’esposizione, ideata dal Centre Pompidou dopo due anni di ricerca, ordina quasi cronologicamente una quantità impressionante di lavori, che rinnovano la nostra visione del secolo scorso.

Hilma Af Klint, The Swan, No. 16, Group IX/SUW, 1915. Oil on canvas, 154.5 x 151 cm. Courtesy of The Hilma af Klint Foundation © Hilma Af Kint, VEGAP, Bilbao, 2021. Photo Moderna Museet, Stockholm
Hilma Af Klint, The Swan, No. 16, Group IX/SUW, 1915. Oil on canvas, 154.5 x 151 cm. Courtesy of The Hilma af Klint Foundation © Hilma Af Kint, VEGAP, Bilbao, 2021. Photo Moderna Museet, Stockholm

LA MOSTRA AL GUGGENHEIM DI BILBAO

Osservando le linee bianche delle opere di Georgiana Houghton, si assiste a una forma di astrattismo che è comunicazione spirituale e divina attraverso le simbologie – non troppo diverso dal fare arte “filosofico” di Hilma Af Klint, a cui troppo spesso viene attribuita l’anticipazione dell’opera di Kandinskij: “Fanno due cose completamente diverse”, dice Macel. Se le prime forme di astrattismo sono pittoriche, non passa molto perché artiste come Loie Fuller o Gret Palucca concretizzino l’astrazione nella danza, o nell’arte tessile come Gertrud Arndt, che come tutte le donne del Bauhaus permettevano il mantenimento del gruppo di artisti uomini vendendo tappeti e arazzi. Arrabbiarsi, passeggiando per la mostra, è inevitabile se si è femministi. Spicca con forza il volto di Hedda Sterne, nel ritratto collettivo degli irascibili americani, unica donna in un mare di uomini, e lo stesso vale per le sfortunate “mogli”, occultate dal successo dei mariti: Lee Krasner sopra tutte, la moglie di Jackson Pollock – le cui opere in olio e smalto su cartone e lino sono talmente precise e stratificate da parere ricami fatti all’uncinetto –, che insisteva su come lei fosse semplicemente un’artista, non una “donna artista”. La mostra, aspetto a cui Macel teneva molto, non è eurocentrica: fortissimo il “vestito” di luci di Wook-kyung Choi, che mutua dall’astrazione coreana e dal pop newyorchese una critica della cultura patriarcale, e immaginifica l’astrazione modulare della libanese Saloua Raouda Choucair, che, ispirata dalla poesia rap, ricrea il modo in cui si combinano le lettere nel flow. L’astrazione è in queste voci di donna eccentrica e umoristica: due esempi sono la scultura-danza di Marta Pan – che acquisisce senso solamente quando la si guarda insieme a un video di forsennata danza di coppia – e l’opera di Rosemarie Castoro, che nei Seventies dedica una scultura ai peli delle ascelle. L’impressione che nasce da tutte queste opere è quella di avere molto da imparare, e una nuova grande occasione per farlo.

Giulia Giaume

Bilbao // fino al 27 febbraio 2022
Women in Abstraction
GUGGENHEIM MUSEUM
Avenida Abandoibarra 2
www.guggenheim-bilbao.eus

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.