Guggenheim di Bilbao: Puppy di Jeff Koons indossa la mascherina. Un messaggio per la collettività

Il cagnolino floreale del quotatissimo artista americano diventa portatore di un messaggio di prevenzione rivolto a tutti. La sua “mascherina” diventerà visibile i prossimi mesi, allo sbocciare dei fiori che la compongono.

Jeff Koons, Puppy (con la mascherina), Guggenheim museum, Bilbao

Nell’era della pandemia, il compito di veicolare messaggi può essere affidato anche alle opere pop della nostra contemporaneità. È il caso di Puppy, l’enorme scultura realizzata dall’artistar americano Jeff Koons (York, 1955) che dal 1997 troneggia davanti al Guggenheim di Bilbao. L’opera alta 12,4 metri, che raffigura un cagnolino di razza West Highland Terrier, sfoggia ora una nuovissima mascherina realizzata con dei fiori come segno di buon auspicio, ma anche per ricordare alla collettività l’importanza dei piccoli e quotidiani gesti di prevenzione – come proteggere naso e bocca fuori dalle mura di casa – nella lotta contro la pandemia mondiale di Covid-19.

Jeff Koons, Puppy, Guggenheim museum, Bilbao
Jeff Koons, Puppy, Guggenheim museum, Bilbao

LA MASCHERINA DI PUPPY AL GUGGENHEIM DI BILBAO. PARLA JEFF KOONS

È un onore poter far esprimere a Puppy l’importanza di indossare una mascherina durante questo periodo di pandemia di COVID-19”, spiega Jeff Koons, entusiasta per l’iniziativa e per il ruolo sociale di cui la sua opera si fa carico. “Un abitante di Bilbao mi ha inviato una lettera in cui mi chiedeva se Puppy potesse indossare una mascherina e mi è sembrata un’idea meravigliosa. Mi ha entusiasmato il fatto che il Museo abbia accettato poiché ora Puppy, adornato con una mascherina fatta di fiori bianchi e blu, può comunicare l’importanza di indossare una protezione individuale per limitare la diffusione del COVID-19. Uno degli atti più importanti che possiamo compiere verso l’altro durante questa pandemia è quello di condividere informazioni su come possiamo proteggerci a vicenda. Posso immaginare che Puppy abbia apprezzato tutto l’amore dimostrato nei suoi confronti ed è così felice di comunicare sicurezza e benessere ai cittadini di Bilbao e del mondo“. Il nuovo accessorio è stato “disegnato” su Puppy in occasione del consueto cambio di fiori che avviene ogni primavera (dove viene adornato da begonie, balsamine, calendule e petunie di colore diverso) e ogni autunno, quando il suo manto si ricopre di fiori adatti a resistere alla stagione più fredda. La “mascherina” si farà più visibile nelle prossime settimane, quando i fiori da poco inseriti inizieranno a sbocciare.

Jeff Koons, Puppy (con la mascherina), Guggenheim museum, Bilbao
Jeff Koons, Puppy (con la mascherina), Guggenheim museum, Bilbao

LA STORIA DEL PUPPY DI JEFF KOONS AL GUGGENHEIM DI BILBAO

Nato nel 1992 e installato la prima volta vicino castello di Arolsen in Germania, il cucciolo in scala gigante di Jeff Koons è stato esposto anche al Museo di arte contemporanea sul porto di Sydney quattro anni più tardi per un breve periodo, prima di essere acquistato nel 1997 dalla Fondazione Solomon R. Guggenheim ed essere posto sulla terrazza esterna dell’omonimo museo di Bilbao. Si tratta di un’opera che celebra la dolcezza e il sentimentalismo in pieno stile Koons: mentre ha riscontrato fin dagli inizi il beneplacito del pubblico, non è riuscita però a schivare i colpi della critica.

Jeff Koons, Puppy (con la mascherina), Guggenheim museum, Bilbao
Jeff Koons, Puppy (con la mascherina), Guggenheim museum, Bilbao

LA CRITICA CONTRO IL PUPPY DI JEFF KOONS

Puppy rende felici. Circondato da un campo di forza metafisico che dribbla i giudizi e piega qualsiasi tentativo di criticarlo, è fatto così, come il suo creatore. Koons è una specie di Ronald Reagan dell’arte, sempre sorridente, educato e piacevole, che parla alle masse”, scriveva il critico d’arte americano Jerry Saltz nel 2000, in un testo raccolto assieme ad altri nel suo libro Vedere ad alta voce(edito in Italia da postmedia books) “Ma è anche un monumento dedicato a noi. L’emozione principale trasmessa da Puppy è gioia, un’emozione che noi americani sfoggiamo quando siamo insicuri. […] Gli estranei scambiano la nostra gioia per socievolezza, invece noi non vogliamo conoscere nessuno. Vogliamo solo piacere alla gente, proprio come i cani”. L’importante, in questo caso, è che il messaggio diventi mainstream tanto quanto il suo portatore. E che funzioni. E così magari quando i fiori sbocceranno l’aggressività della pandemia sarà assai mitigata rispetto a questo autunno complicatissimo.

-Giulia Ronchi 

www.guggenheim-bilbao.eus

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.