Vedono vernici accanto a un dipinto e pensano sia un’opera partecipativa. Coppia arrestata a Seoul

È successo all’interno di un centro commerciale, dove è in corso una mostra che vede impegnato l’artista JonOne. Una coppia ha interpretato la presenza di vernici e pennelli facenti parte dell’installazione come un invito a intervenire sull’opera, che è stata quindi – seppur in buona fede – vandalizzata. Tutta la vicenda

Seoul
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Ricordate Le vacanze intelligenti, uno degli episodi del film Dove vai in vacanza? in cui Alberto Sordi (regista dell’episodio) va a visitare la Biennale di Venezia insieme alla moglie Anna Longhi? Una scena di questo film è passata alla storia, diventando quasi epica: scambiandola per una comune seggiola, l’ignara Anna Longhi si accomoda su una sedia che in realtà fa parte di un’installazione in mostra; la donna viene così scambiata dai critici in visita alla Biennale per un’opera d’arte dal valore di svariati milioni di lire. Una ironica  riflessione su ciò che sembra arte e ciò che non lo sembra, e a quanto pare questo dilemma non è solo invenzione cinematografica. Qualcosa di molto simile, infatti, è accaduto a Seoul, dove all’interno di un centro commerciale una coppia ha creduto che le vernici e i pennelli facenti parte di un’installazione artistica fossero una sorta di “invito” a intervenire sull’opera esposta. Quello che loro hanno creduto un’opera d’arte partecipata era in realtà un’opera fatta e finita, e la coppia è stata arrestata dai poliziotti del centro commerciale.

L’OPERA D’ARTE IMBRATTATA (PER SBAGLIO) A SEOUL. LA STORIA 

L’opera “imbrattata” è dell’artista statunitense JonOne – noto per i suoi graffiti astratti – e ha (forse adesso sarebbe più opportuno dire “aveva”) un valore di 500 mila dollari. L’opera si trova esposta al P/O/S/T, una galleria del Lotte Street Mall di Seoul, nell’ambito della mostra Street Noise, e consiste in una tela astratta e in una serie di barattoli di vernice e pennelli lasciati nelle sue vicinanze, come simbolo del processo creativo dell’artista. Ed è stata la presenza degli attrezzi del mestiere ad aver tratto in inganno la coppia che, presa dall’entusiasmo e avendo interpretato la presenza di colori e pennelli come un invito a intervenire sull’opera, ha dipinto sulla tela tre grandi macchie scure. Le telecamere hanno immortalato la scena, e la polizia del centro commerciale ha provveduto all’arresto della coppia. La galleria d’arte però ha deciso di non sporgere denuncia contro la coppia, perché “pensavano di poterlo fare come arte partecipativa e hanno commesso un errore”, ha dichiarato Reuters Kang Wook, CEO di Contents Creator of Culture, co-organizzatore della mostra. “Al momento stiamo discutendo con l’artista sull’opportunità di ripristinare l’opera”. La galleria ha dichiarato al Korea Times che la coppia probabilmente dovrà coprire i costi di “restauro” dell’opera. Il dipinto, per il momento, è protetto da una barriera metallica, e un cartello invita il pubblico a “non toccare”. Forse sarebbe stato sufficiente accompagnare l’opera con una esaustiva didascalia per evitare fraintendimenti? 

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.