Icons. A Varsavia una mostra racconta simboli e rituali del mondo digitale

Fino all’11 maggio 2021 il Museo Nazionale Etnografico di Varsavia ospita un singolare progetto espositivo dedicato al mondo digitale. Il collettivo Pangenerator ha realizzato una serie di installazioni ispirati a icone, gesti e simboli della nostra vita davanti allo schermo.

Pangenerator, Icons - Our Daily Digital Rituals - National Ethnographic Museum in Warsaw, 2020-21 - photos by Maciej Jędrzejewski
Pangenerator, Icons - Our Daily Digital Rituals - National Ethnographic Museum in Warsaw, 2020-21 - photos by Maciej Jędrzejewski

Nel 2014, in un tweet diventato virale, lo scrittore Damien Owens scriveva: “Siamo nell’anno 2246. Le malattie e la fame sono state sconfitte. La terraformazione di Marte è completata. Il simbolo per salvare è ancora un floppy disk”. La battuta faceva riferimento alla persistenza dei simboli nel mondo digitale, portando l’esempio di una delle icone più longeve, quella che identifica l’azione di salvataggio di un file con la sua scrittura su un supporto di memoria esterno. Anche se i floppy disk non vengono più utilizzati da vent’anni, il disegnino che li evoca resta una presenza imprescindibile in tutti i software più diffusi, ormai svincolato dall’oggetto reale, un artefatto che le generazioni più giovani spesso non riescono nemmeno più a riconoscere (in un altro tweet molto famoso del 2019 un utente giapponese si chiedeva se si trattasse di un distributore automatico di bibite).

Pangenerator, Icons - Our Daily Digital Rituals - National Ethnographic Museum in Warsaw, 2020-21 - photos by Maciej Jędrzejewski
Pangenerator, Icons – Our Daily Digital Rituals – National Ethnographic Museum in Warsaw, 2020-21 – photos by Maciej Jędrzejewski

LA NASCITA DELL’INTERFACCIA GRAFICA

Le icone sono un elemento onnipresente nel nostro mondo digitale da molto più tempo di quanto si pensi; la nascita delle prime interfacce grafiche, che avrebbe facilitato la trasformazione del computer da complessa macchina di calcolo usabile solo da specialisti a medium multimediale alla portata di tutti, risale infatti agli anni Sessanta del Novecento, grazie al lavoro pionieristico di ricercatori come Ivan Sutherland e Douglas Engelbart. Queste piccole immagini ci aiutano ad orientarci nel complesso mondo del software senza dover entrare in contatto con il codice, facendo leva sulla familiarità che abbiamo con segni e simboli.

I NOSTRI RITUALI DIGITALI. LA MOSTRA DEI PANGENERATOR

Proprio al mondo dei simboli digitali è ispirata una piccola interessante mostra in corso al Museo Nazionale Etnografico di Varsavia. Icons – Our Daily Digital Rituals è un progetto composto da una serie di installazioni a cura del collettivo polacco Pangenerator. “Le icone”, scrivono, “sono un gruppo di simboli che traducono l’impenetrabile complessità dei processi digitali in un territorio accessibile alle nostre menti, ancora piuttosto Neolitiche. Trascinando un file di testo nel cestino, soccombiamo a un’illusione utile. Ma in realtà niente si muove: il cestino non esiste; persino il file di testo non costituisce nessuna entità fisica coesa all’interno dell’hardware. Tuttavia, praticando questa danza codificata e rituale di click, tap e swipe, evochiamo, come in un incantesimo, dei processi digitali”.

DALLA ROTELLA DEL LOADING AI SELFIE

La nostra quotidianità davanti allo schermo viene così raccontata in installazioni che evocano tanti elementi grafici familiari, come la rotella del loading, la barra di caricamento, la freccia del puntatore e la clessidra che gira. Ma anche alcuni gesti distintivi, come lo swipe, lo scroll e il tap sullo schermo. E infine la pratica del selfie, così onnipresente nella comunicazione online contemporanea. “Siamo un collettivo artistico composto da Millennials e Generazione Y, dunque abbiamo vissuto in prima persona la crescita dinamica della cultura digitale: dai confortanti suoni dei modem dial-up alle videoconferenze su Zoom. Questa mostra non è diversa: tocca sia ciò che oggi viene considerato vintage, come ad esempio la prima console Pegasus-compatibile (un clone del Nintendo Entertainment System), che i tool più trendy in questo momento, soprattutto l’impatto degli onnipresenti social media. Speriamo che nella nostra mostra il pubblico trovi un riflesso della propria esperienza digitale. Anche se il nostro specchio è leggermente deformante”.

– Valentina Tanni

https://pangenerator.com/projects/icons

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.